– DI DAVIDE ESPOSITO
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Secondo la storiografia dominante l’epoca medievale avrebbe avuto la sua fine col 1492, anno della scoperta dell’America; altre date proposte sono state il 1453, caduta di Costantinopoli ad opera dei Turchi, e il 1517, quando ebbe origine la riforma luterana. Per alcuni storici, invece, il Medioevo si dilaterebbe ben oltre i suoi tradizionali confini: è quanto asserito, ad esempio, da Jacques Le Goff, per cui solamente con la rivoluzione industriale il Medioevo troverebbe la sua fine.

 

Ad uno sguardo disattento il Cristianesimo e, più che altro, le istituzioni religiose cristiane avrebbero vissuto una vera e propria rivoluzione nel XVI secolo, con l’inizio dell’età moderna. In realtà vi si può anche scorgere una certa continuità col periodo precedente, nonostante ci siano dei caratteri peculiari (il primo dei quali è, appunto, la sopraccitata riforma luterana).

 

Il dogmatismo che caratterizzava i secoli centrali del Medioevo, in realtà, lo si ritrova anche qualche secolo dopo, con forme non dissimili di repressione del dissenso, per non parlare, addirittura, di una repressione ancora più forte.

 

Nonostante le crociate, la nascita dell’inquisizione, gli scontri con l’Impero, mai nel Medioevo il Papa aveva impugnato la spada e guidato egli stesso una spedizione militare. La situazione cambia radicalmente nel periodo rinascimentale. Il Papato fece e disfece alleanze su alleanze, con continui cambiamenti di fronte, creando coalizioni per punire prima questo e poi quest’altro nemico. Il tutto culminò con il Papato di Giulio II, detto anche “papa guerriero” o “papa terribile”: egli stesso guidò in prima persona spedizioni militari.

 

Il soglio pontificio fu occupato da pontefici che seguivano uno stile di vita decisamente lontano dai dettami cristiani. I papi rinascimentali non celebravano quasi mai messa e anche durante le principali festività cristiane preferivano dedicarsi alla caccia e ad altri svaghi. Simbolica la presenza di giullari durante la liturgia del Corpus Domini. L’apice fu senz’altro il papato di Alessandro VI, Rodrigo Borgia, padre di Cesare, protagonista de Il Principe di Machiavelli: il palazzo pontificio era costantemente abitato da cortigiane.

 

Gli sforzi dei papi erano diretti ad altro, come all’opera di abbellimento della città di Roma. In questo periodo, ad esempio, fu costruita la nuova Basilica di San Pietro, con la stupenda Cappella Sistina (da Papa Sisto). Proprio per finanziare i lavori, Papa Leone X promosse una massiccia vendita di indulgenze: in pratica i fedeli spendevano denaro per avere la possibilità di accedere al Paradiso.

 

Fu questo uno degli aspetti che spinse Martin Lutero a criticare l’establishment papale, dagli aspetti più esteriori ai cardini della teologia cristiana. Lutero sostenne il principio della sola scriptura: i Vangeli erano le uniche fonti utilizzabili per conoscere la Volontà divina, mentre i dogmi imposti dal Papato non avevano ragion d’essere, in quanto espressione dell’imperfetta mente umana. Al contempo Lutero rivendicava il diritto di ogni fedele di accostarsi alla scrittura senza il filtro del Papato, che si considerava l’unica istanza in grado di interpretare correttamente le scritture.

 

Tale idea si inseriva perfettamente nel clima rinascimentale. Con Lorenzo Valla si erano poste le basi della moderna filologia mentre Erasmo da Rotterdam tradusse la Bibbia dall’originale per depurarla dagli errori della traduzione tradizionale di San Girolamo. Operazioni come quella di Erasmo erano destinate a finire.

 

I tentativi di conciliazione fra i Luterani e i Cristiani Romani furono fallimentari e l’Europa occidentale si spaccò in due: fu lo Scisma d’Occidente. Il Luteranesimo, almeno apparentemente, si presentava come la riforma attesa da centinaia di anni e in grado di dare nuovo respiro al Cristianesimo. Entrambe le parti, però, si resero protagoniste di alcune delle pagine più nere della storia del mondo.

 

Nel 1555 fu promulgato il principio “Cuius regio, eius religio”: veniva di fatto eliminata la possibilità di scelta in campo religioso, imponendo la professione di fede del proprio sovrano. I dissidenti erano così automaticamente ostracizzati.

 

La Chiesa romana rispose alla Riforma con la Controriforma o Riforma cattolica. Il Concilio di Trento rese il messaggio cristiano ancora più rigido, definendo nuovi dogmi e regolamentando in maniera minuziosa l’agire dei sacerdoti.

 

Persecuzioni dei dissidenti erano all’ordine del giorno in entrambe le parti. L’azione dell’Inquisizione ebbe in questo periodo il suo apice, soprattutto in Spagna.

 

L’Indice dei Libri proibiti, introdotto nella metà del secolo, impediva il diffondersi di qualsiasi opera ritenuta contraria ai precetti della Chiesa romana, mettendo la parola fine alla libertà di stampa con una censura che colpì anche le opere in essere: Torquato Tasso riscrisse la sua Gerusalemme liberata per venire incontro ai gusti della morale contemporanea.

 

L’odio verso il diverso è esemplificato maggiormente dalla Caccia alle Streghe: un numero abominevole di roghi di cui furono responsabili sia cattolici sia protestanti, con la maggioranza dei secondi. Perché non fu solo la Chiesa romana il “cattivo” della situazione: un altro esempio è la sorte di Michele Serveto, fatto uccidere in Svizzera dai Calvinisti perché accusato di eresia, mentre gli stessi Calvinisti erano perseguitati in Francia per la medesima ragione.

 

Il periodo che andò dalla metà del XVI sec. al 1648 è definito “età confessionale”: ogni Stato aveva la sua confessione ufficiale, nel nome della quale ingaggiava guerre contro Stati di altre confessioni, come nel caso della Guerra dei Trent’anni (1618-1648) o reprimeva il dissenso interno con stragi di indicibile violenza, come nel caso della Notte di San Bartolomeo in Francia del 1572, quando furono uccisi migliaia di Calvinisti parigini.

 

Alcuni delle menti più brillanti del periodo, come Giordano BrunoTommaso Campanella e Galileo Galilei, furono processati per le loro idee e i più sfortunati trovarono la morte.

 

Tutti questi fenomeni sono la prova inconfutabile del dogmatismo e settarismo che continuarono a caratterizzare l’Europa occidentale molto dopo la fine del Medioevo. Solamente nel 1648 ci fu la vera svolta: il principio del “Cuius regio, eius religio” decadde e così finì la storia dell’età confessionale. L’importanza della religione nella politica dei paesi cristiani non cessò all’improvviso, ma ebbe comunque una sua brusca frenata; fu soprattutto il Papato a iniziare a soffrire una lunga crisi che lo porterà, progressivamente, a perdere il suo potere, di fronte alla maggiore secolarizzazione e modernizzazione degli stati occidentali, grazie anche al diffondersi delle idee illuministe.

 

Le guerre religiose continuarono ad essere ben presenti nello scenario politico internazionale, comunque: semplicemente mutarono gli scenari, diventando caratteristiche dei paesi popolati da musulmani, come vedremo nel prossimo numero.

 

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