– DI LUCIANA TRANCHESE
luciana.tranchese@liberopensiero.eu

 

unastoria-cover“Malevola tanto è la natura, quanto amorevolmente protettiva è la nostra cecità”.
“La natura non c’entra”.
“Sì invece”.
“Ascolta, per una volta”.

 

In queste parole che destano vaghe reminescenze leopardiane, e che fanno da didascalia all’immagine di un uomo intento a guardare il proprio volto allo specchio e a non  riconoscerne il riflesso, è compendiato il fulcro dell’ultimo sorprendente lavoro del fumettista e scrittore toscano Gipi (nome d’arte di Gianni Pacinotti), dal titolo “unastoria”.

Tornato alle matite dopo una pausa di cinque anni in cui è stato preponderante il suo impegno in progetti cinematografici (come la regia del film L’ultimo terrestre), Gipi ha realizzato l’opera che lo ha definitivamente consacrato all’attenzione di un pubblico più ampio e che gli è valsa la candidatura al Premio Strega 2014; primo caso di un fumetto in lizza per ricevere il premio letterario.

 

“Unastoria”(la grafia del titolo è volutamente univerbata)trae la sua forza dalla continua analogia tra l’uomo e la percezione che egli ha della natura nelle sue svariate forme; si alimenta delle scelte cui la vita ci mette di fronte e che segnano un destino individuale e collettivo dal quale si cerca inconsapevolmente di auto proteggersi.

La sensazione di appagamento che si raggiunge una volta terminato il graphic novel di Gipi è soltanto apparente.unastoria10

Persiste, in realtà, un sapore agrodolce, una punta di amarezza alla quale contribuisce la convinzione di aver tralasciato qualche elemento di fondamentale importanza durante la lettura; qualcosa che se taciuto non permette di cogliere il significato nella sua interezza. Eppure Gipi mostra chiaramente la strada da intraprendere, mediante il recupero di un lessico essenziale, articolato attraverso piani temporali distanti e frammentari, il cui unico scopo è di convergere in uno stesso punto, in una sola storia: la storia della fragilità umana, della sua bellezza e della sua tragedia.

 

Un albero inaridito e un’imprecisata stazione di servizio illuminata dalle luci di città sono le immagini che ossessivamente riemergono nei ricordi e nelle elucubrazioni di Silvano Landi,

un ex scrittore di successo che, in uno stato confusionale, finisce in un ospedale psichiatrico, luogo in cui gli si presenta l’occasione per riflettere sul tempo e sull’esistenza.

È proprio l’albero delle sue visioni a costituire un simbolico tramite tra lui e Mauro Landi, il bisnonno, soldato di trincea che visse sulla propria pelle l’orrore della Grande Guerra.

Silvano legge avidamente la corrispondenza epistolare dell’avo indirizzata all’amata che attende il suo ritorno dal fronte, perdendo pian piano il contatto con la realtà in presenza degli istinti più bassi dell’animo umano.

unastoria8Spaventato da una natura ostile che segna il suo volto e il suo spirito, Silvano compie una graduale discesa in un profondo abisso, la stessa che anni prima segnò per sempre l’esistenza del bisnonno, per poi riemergere attraverso un estremo desiderio di vivere.

 
Un racconto complesso che si esprime mediante tavole fitte di pensieri, ma anche di silenzi acquerellati, delicati nel passaggio dai toni più caldi delle scene presenti a quelli più cupi e gelidi dei trascorsi paesaggi di guerra, nel tentativo di riconciliare l’uomo con una natura devastata.