– DI CLAUDIA POLO
claudia.polo@liberopensiero.eu

 

Con il progetto di Europa 2020 – strategia decennale per la crescita sviluppata dall’Unione Europea, prosecuzione del ciclo della strategia di Lisbona che si è conclusa nel 2010 – non si mira soltanto a uscire dalla crisi che continua ad affliggere l’economia di molti Paesi, ma si vuole anche colmare le lacune del nostro modello di crescita e creare le condizioni per un diverso tipo di sviluppo economico, più intelligente, sostenibile e solidale.
La strategia UE 2020 si fonda sulle realizzazioni conseguite fino ad oggi sotto forma di partenariato per la crescita e l’occupazione, e si differenzia dalla strategia concordata a Lisbona nel 2000, perché affronta nuove sfide. La Commissione ritiene, infatti, che la strategia UE 2020 debba concentrarsi su quegli ambiti di intervento chiave che possano migliorare la collaborazione tra l’Unione e gli Stati membri e mirare più in alto grazie ad un uso migliore degli strumenti disponibili.
Il nuovo programma è un programma comune, appartiene a tutti gli Stati membri, grandi e piccoli, vecchi e nuovi, più o meno sviluppati.
L’Unione allargata è caratterizzata, infatti, da diversi livelli di sviluppo e quindi da esigenze diverse, per questo motivo la strategia UE 2020, può essere modulata in funzione di punti di partenza e di specificità nazionali diversi, al fine di promuovere la crescita per tutti.
Per dare maggiore concretezza a questo discorso, l’UE si è data cinque obiettivi da realizzare entro la fine del decennio; essi sono:
Occupazione, in quanto è proposto un innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni).
R&S, innovazione, ossia un aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo ed innovazione al 3% del PIL dell’UE (pubblico e privato insieme).
Cambiamenti climatici/energia, con una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990; 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili; aumento del 20% dell’efficienza energetica.
Istruzione, con riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%, aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria.
Povertà/emarginazione, almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno.
La strategia comporta anche sette iniziative prioritarie che tracciano un quadro entro il quale l’UE e i governi nazionali sostengono reciprocamente i loro sforzi per realizzare le priorità di Europa 2020, che comprende:
– Una crescita intelligente: agenda digitale europea; unione dell’innovazione; gioventù in movimento.
– Una crescita sostenibile: un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, una politica industriale per l’era della globalizzazione.
– Una crescita solidale: agenda per nuove competenze e nuovi lavori, piattaforma europea contro la povertà.

Bene, se questi sono i presupposti comuni europei adesso facciamo un zoom arrivando alla nostra regione Campania: cosa accadrà nel prossimo biennio 2014-2015?
Secondo il Centro Studi dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) di Salerno, nel periodo 2014-2020 la Campania avrà in dotazione complessivamente 21,1 miliardi di euro, circa 5 miliardi in più rispetto alla programmazione 2007-2013. Sulla base di uno studio elaborato da Ance nazionale, per la Campania gli analisti salernitani prevedono 12,7 miliardi di Fondi Strutturali (Fesr-Fse di competenza per il 50% dell’Unione Europea, per il 35% dello Stato e per il 15% della Regione) e 8,4 miliardi di Fondi per lo Sviluppo e la Coesione.
Le risorse assegnate dall’Unione Europea (fondi strutturali Ue) nel periodo 2014-2020 alle Regioni Obiettivo Convergenza – comprensive del cofinanziamento statale del 50% – ammontano a 44 miliardi e 418 milioni di euro (71,3% del totale Italia, pari a 62 miliardi e 258 milioni di euro).
Sotto il profilo degli ambiti strategici individuati per incanalare gli interventi, l’Accordo di Partenariato fra Italia e Unione Europea prevede la ripartizione dei 62 miliardi destinati all’Italia in Programmi Nazionali e Multi/Regionali e Programmi Regionali.
I primi comprendono undici programmi nazionali – di cui due per il Mezzogiorno (Ricerca e innovazione; Imprese e competitività) e tre per le regioni meno sviluppate (Infrastrutture e reti, Beni culturali, Legalità).
I Programmi Regionali si dividono in 21 Por del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) e 21 Por del Fondo Sociale Europeo (Fse).
Il Centro Studi Ance Salerno ricorda la spesa da effettuare in Campania nel biennio 2014-2015 a valere sui fondi Por-Fesr della precedente programmazione, che rappresenta il 68% della dotazione finanziaria complessiva, pari a 3,23 miliardi su 4,76 miliardi di euro disponibili. La programmazione europea 2014-2020 prevede finanziamenti complessivi in Italia, tra Fondi Strutturali e Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), per 117 miliardi di euro: circa il 75% di risorse sono destinate al Sud, ma crescono le risorse per le Regioni del Centro-Nord.
fondi

1 COMMENTO

Comments are closed.