La corruzione, che secondo l’autorevole ONG Trasparency International è definita come “l’abuso di pubblici uffici per il guadagno privato’’, è uno dei problemi maggiormente avvertiti in Italia, probabilmente alla pari dell’evasione fiscale, altra gravissima piaga che storicamente colpisce il Belpaese.

Una Rubrica di Fabio FIn
Una Rubrica di Fabio FIn

INDICE DI CORRUZIONE – A tal proposito, dal 1995 la suddetta organizzazione stila annualmente un indice che va a misurare la percezione della corruzione (CPI) tra i cittadini di ogni Stato del mondo, tramite interviste di vario genere e ricerche empiriche. L’istituto adotta un metro di giudizio che attribuisce al valore zero quello di massima percezione e al valore 100 quello di nessuna percezione, e nel 2013 l’Italia ha ottenuto un CPI pari a 43, in crescita rispetto ai valori del 2012 e 2011 (rispettivamente 42 e 39). La ricerca pone lo Stato italiano al terzultimo posto in Europa, alla pari con la Romania e di poco sopra a Bulgaria e Grecia. Ai primi posti di questa particolare classifica stanziano Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia, che hanno ottenuto i punteggi migliori, e sono quindi considerati gli Stati meno corrotti in assoluto. Al contrario, Afghanistan, Corea del Nord e Somalia, giunti ultimi, registrano la più alta percezione della corruzione tra gli Stati analizzati con tutte le conseguenze del caso.

REDAZIONE SONDAGGI LIBERO PENSIERO – Nel nuovo progetto di rilevazioni periodiche adottato dalla redazione di “Libero Pensiero”, che coinvolge i lettori nell’esprimere il proprio parere su determinati temi di politica e attualità, è previsto un endemico controllo della percezione della corruzione, della fiducia nella politica e di tantissime altre tematiche. Nel primo sondaggio, lanciato sabato 7 Giugno, è stato chiesto ai lettori quale fosse la loro percezione della corruzione in Italia, e secondo i dati raccolti, per oltre la metà del campione, la stessa è oltre misura diffusa, mentre solo il 16.5% ritiene che sia bassa o, almeno, non troppo alta.

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* I dati non hanno valenza scientifica

RAFFAELE CANTONE – Dati che fanno riflettere, soprattutto all’indomani degli scandali che hanno coinvolto l’Expo, l’esposizione universale che si terrà a Milano nel 2015 e il Mose, il sistema di difesa delle acque di Venezia. Per tali vicende è stato scoperto un vero e proprio sistema criminale per favorire le solite aziende, già definito da non pochi come la ‘nuova tangentopoli’. Entrambe le vicende hanno riaperto la problematica sulle grandi opere e sul sistema di gestione degli appalti al fine di porre freno a tali spiacevoli vicende. Alla luce di quanto emerso, Libero Pensiero ha chiesto ai propri lettori quanta fiducia riponessero nella politica e nelle autorità demandate al controllo degli appalti al fine di evitare la corruzione. I dati raccolti testimoniano come la fiducia nella classe politica sia poca, o completamente assente per quasi il 60% del campione coinvolto. Una timida fiducia è dimostrata dal 34.1%, mentre solo poco più del 3% si fida ciecamente della classe politica.

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* I dati non hanno valenza scientifica

Nonostante gli scandali, che hanno coinvolto anche molti esponenti del PD, in primis l’ex sindaco di Venezia Orsoni, il governo guidato da Matteo Renzi sembra non aver subito particolari ripercussioni in termini di consenso, con un indice di fiducia superiore al 60%. Probabilmente, la stessa è motivata anche dalla nomina come Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone, magistrato noto per il suo impegno contro la criminalità organizzata. Infatti, il campione coinvolto dimostra una fiducia nel giudice napoletano quasi del 75%, una quota altissima come quella riposta nella magistratura (81.4%).

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* I dati non hanno valenza scientifica

Quanto emerso dai dati è la dimostrazione di come in Italia sussista ancora tra i cittadini la fiducia nella giustizia, che può alimentarsi solo attraverso la cosiddetta “buona politica”, cioè una classe dirigente che sappia interrogarsi sulle implicazioni etiche delle proprie scelte e dei propri comportamenti, perseguendo l’intento di operare esclusivamente per l’interesse comune, senza farsi soggiogare dagli interessi economici dei singoli. Gli italiani reclamano nuove norme per combattere la corruzione, e in tal senso, sembrano chiedere al governo Renzi di affidare i pieni poteri al giudice Cantone, coadiuvato dalla magistratura, nelle indagini relative agli imprenditori corruttori e ai politici corrotti.

Fabio Fin

Fonti: ricerca cawi (non scientifica) di Libero Pensiero

1 COMMENTO

  1. Ma i pieni poteri “una tantum” a Cantone e per esteso alla magistratura – in parte anch’essa purtroppo non immune al fenomeno – saranno sufficienti a risolvere un problema ben più profondo di dove possa agire una lavata di faccia?

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