– DI ETTORE BARRA
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Qui in Italia tutto bene. Anche in Europa si va alla grande. Avanzano i populismi euroscettici (e quindi antisemiti) con un Parlamento europeo completamente rinnovato. Così tutto può restare come prima. Intanto in casa grillina hanno già da subito elaborato la sconfitta e dalle ceneri delle urne si è sviluppata una coerente interpretazione politica.

VINCIAMO NOI, ANZI NO

“Facciamo che vinciamo poi. Però in fondo – a dirla tutta – abbiamo vinto noi. Anzi no, ci hanno sconfitto coi brogli”. Questa l’organica interpretazione del voto di Grillo & Co. che hanno dovuto rinunciare alla marcia su Roma (gettando nello sconforto i nostalgici di mezzo mondo già in visibilio). Anche l’impassibile Di Battista ha dato segni di cedimento dichiarandosi distrutto per la sconfitta, con tanto di lectio sul fatto che non si può spacciare la sconfitta come una vittoria ricorrendo ad astrusi ragionamenti da politicanti. Salvo, subito dopo, esultare per l’incredibile e meritatissimo “trionfo”. Ad ogni modo,  il primo a sostenere l’ipotesi di irregolarità era stato il senatore Giarrusso che aveva parlato di un voto di scambio dalle dimensioni nazionali (ma – stranamente – non mondiali). Sul blog si può invece mirare una dimostrazione logico-matematica del perché il M5S non possa perdere le elezioni, infatti anche volendolo non potrebbe essendo destinato alla “vittoria finale”. Basta crederci. Se poi l’esito elettorale è “sconcertante” e “difforme da qualsiasi razionale previsione e sondaggio”, ecco che il broglio è dimostrato. Quindi urge un processo sommario per gli scrutatori di tutta Italia e una severa vigilanza su parenti e amici degli imputati. A proposito di voto di scambio, militanti grillini hanno sostenuto che il paese terremotato di Mirandola si sia meritato il sisma visto che la generosa donazione di Grillo non è stata seguita da una risposta di voti. Intanto anche la

STAMPA FILO-GRILLINA

sta analizzando con serenità l’esito delle elezioni. Andrea Scanzi ha paragonato l’appeal politico della Picierno (Pd) a quella di un facocero e ha accusato le ottuse casalinghe di Voghera di non capire l’umorismo di Grillo. Infatti è normale che degli ignoranti disinformati siano spaventati da cosucce come i processi in rete ai giornalisti (che quindi vanno celebrati con un pochino di discrezione in più). L’analisi migliore è però quella di Luisella Costamagna che vede come unico responsabile il mondo dell’informazione, colpevole di un complotto (lo avreste mai detto?) teso alla demonizzazione di Grillo presentato come un tirannico insultatore. Lui che, miserino, è stato piuttosto dileggiato da tutti. La blogger del Fatto, dal basso della sua superiorità morale, può quindi concludere che dall’onestà grillina “c’è molto da imparare (sempre, ovviamente, che non si abbia nulla da nascondere)”. Come, ad esempio, entità e destinazione dei proventi pubblicitari del blog di Beppe Grillo. Ma se certa stampa è più grillina di Grillo,  non la pensano così molti

GRILLINI DISSIDENTI

che stanno approfittando della sconfitta elettorale per tentare di disarcionare la diarchia Grillo-Casaleggio. Motivo di dissenso è anche l’alleanza con Nigel Farage, il leader inglese dell’UKIP uscito vincitore dalla tornata elettorale, al posto dei Verdi. Il sempre amabile Di Maio ha ricordato ai parlamentari grillini che non hanno titolo nella discussione e resta quindi aperto il problema su cosa abbiano voce in capitolo (un sospetto noi – per dire la verità – ce l’abbiamo). Ad ogni modo ci ha pensato Aldo Giannulli, dal blog di Grillo, a spiegare ai dissidenti in nonsense della loro protesta. Infatti Grillo “non ha cariche formali nel M5S” e quindi non può dimettersi da nulla. Il suo ruolo di leader è reso inattaccabile dalla sua informalità, l’unico modo sarebbe obbligarlo alla chiusura del blog: ma come fare? Quindi zitti e buoni. L’unica soluzione del problema è stata già ventilata dalla portavoce Lombardi. Fonti attendibili testimoniano che, reduce da un incontro, abbia aggredito un gruppo di turisti cinesi che le chiedeva informazioni urlando ripetutamente ESPULSIONI! ESPULSIONI! Anche in FI c’è grande confusione ma i moderati hanno appreso con soddisfazione che

SE BERLUSCONI PIANGE ALMENO DUDU’ SE LA SPASSA

Infatti secondo un’importante rivelazione de Il Giornale – con tanto di articolo in prima pagina – Berlusconi ha deciso di dotare il suo cane di una compagna che pare si chiamerà Dudina. La notizia è importante perché la coppia reale ha combinato il matrimonio barboncinico con Michela Brambilla e quindi il tutto assume una valenza politica. Lo scettro forse non passerà ai figli ma rimarrà lo stesso in famiglia. Pare che tutta FI guardi con speranza a questa nuova unione che potrebbe produrre il futuro candidato premier. Sallusti lo sa e intanto cerca di salvare il salvabile presentando quella di Berlusconi – mentre l’Esercito di Silvio andava in rotta – come una vittoria semplicemente non esaltante. Anche il semisconosciuto Toti ha dato una pessima prova nel nord-est, e questo sarà oggetto di dibattito tra gli studiosi vista la trascinante e simpatica vivacità che il pupillo spruzza da tutti i berlusconiani pori. Però c’è da segnalare il tentativo di

RIEDIFICAZIONE DEL CENTRO-DESTRA

col riavvicinamento di FI alla Lega di Salvini grazie alla firma di due referendum verdi. Il vero contenuto politico dell’incontro però è stato un altro. Sulla bocca di tutti c’era il dilemma: “Dov’è Berlusconi?”; “Perché non è presente?”. Uno stizzito Brunetta ha espresso la teoria più fantasiosa secondo cui c’è un Silvio in ogni forzista. Logica vuole che al tavolo con Salvini ci fossero, allora, ben tre Berlusconi (Toti, Romani e Brunetta). Quindi Renzi è avvertito: Berlusconi adesso ha un’arma segreta e può replicarsi dentro chiunque. Registriamo infine lo

SCONCERTO DEGLI ANALISTI

per l’inspiegabile disfatta del britannico Cameron e del francioso Hollande. A quanto pare, a inglesi e francesi importa più della crisi economica che del diritto fondamentale di sposarsi con la propria piantina preferita o qualsiasi altra cosa capiti a tiro. Ad ogni modo, Hollande ha pensato bene di reagire con una riforma delle regioni caratterizzata dal raro pregio di essere sputacchiata trasversalmente da destra a sinistra per la sua inutilità.