– A CURA DELLA DOTT.SSA GIOIA GIORDANO
per il portale Psicodialogando

 

Quando si parla di famiglia, la prima immagine che viene alla mente è quella della famiglia del Mulino Bianco, dove tutti vanno d’accordo e sono felici.

Nella realtà, le relazioni familiari sono molto più articolate dello stereotipo che ci viene proposto: sono luogo di incontro e di scontro, di gioia e dolore, di similitudine e di differenza.

L’individuo nasce e matura in una rete di valori-guida, fornita dalle generazioni precedenti e con cui egli stesso si identifica. Tra le generazioni viene tramandato non solo l’affetto, ma anche i valori ed i miti del sistema familiare che fanno da matrice di senso della vita.

Olson definisce la famiglia come un struttura con confini variabili e semiaperti: mantiene la sua identità permettendo allo stesso tempo gli scambi con l’esterno.

La storia famigliare non riguarda tuttavia le sole influenze dalle generazioni precedenti, ma anche le varie fasi, che si susseguono, del ciclo vitale della famiglia.

Per ciclo vitale si intende le transizioni che nella famiglia vengono vissute. Queste possono essere una nascita, un matrimonio, un divorzio, un lutto ecc., cioè tutti quei passaggi critici che portano cambiamento all’interno della struttura familiare.

Ognuna di queste fasi prevede una fase di adattamento e di crescita evolutiva, mettendo allo scoperto il modo di funzionare della famiglia stessa, con le sue risorse e le sue debolezze.

La generatività è il nucleo delle relazioni familiari, in chiave sia biologica, perché mantiene la sopravvivenza della famiglia, sia simbolico-culturale perché permette il rapporto tra i vivi e i morti.

Il dar alla luce una nuova vita, consente che le persone coinvolte non possano più uscire dalla relazione parentale: non esistono ex genitori od ex nonni.

L’unione di due partner permette che le storie e il patrimonio simbolico delle rispettive famiglie d’origine si incontri. Creare una nuova coppia non è così semplice però: i coniugi hanno il compito di distinguersi dalle coppie dei loro genitori, creando  una propria modalità di stare nel rapporto coniugale a partire dalle modalità relazionali imparate e viste nella loro famiglia.

La coppia perciò costruisce una propria identità, prendendosi cura e valorizzando il proprio partner e superando l’“egoismo” del singolo a favore di un progetto di vita comune.

Anche la coppia, come la famiglia, supera delle transizioni e pertanto viene chiesto ai coniugi nell’arco della vita di riformulare la loro unione. La qualità del rapporto di coppia è congiunta alle capacità personali del singolo della coppia stessa, ma è l’interagire delle proprie risorse e dei propri deficit che formerà la robustezza o meno del legame.

La coppia sposandosi formula un patto, basato sulla fiducia, che ha nel matrimonio il suo atto esplicito. I principali elementi costitutivi sono: il reciproco interesse e la responsabilità nel rispettare il patto nel quale l’uno si dà all’altro e vi si affida. I partner attraverso la loro unione appagano i loro bisogni emotivi, che devono essere riproposti e riformulati man mano che l’individuo all’interno della relazione si evolve.