– DI DAVIDE ESPOSITO
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Siamo giunti all’ultimo numero dell’History in Making relativo ai rapporti strettissimi fra religione e politica. Questo numero si discosterà dai precedenti sia per quanto riguarda la cronologia, sia per quanto riguarda la religione, anzi, le religioni di cui si parlerà. In questo numero si parlerà, infatti, soprattutto dell’Islam e dei suoi rapporti bellicosi con gli Ebrei ed i Cristiani.

Il Corano definisce Ebraismo e Cristianesimo “religioni del Libro”, perché entrambe si rifanno alla Bibbia, che ha influenzato, e non poco, l’Islam, come emerge dalla Sura V. Il rapporto con le altre due religioni non è bellicoso, né vi è già presente, nel Corano, il concetto di una guerra santa: jihād, qui, ha un significato diverso, che va dalla lotta non violenta alla difesa armata, ma nulla di offensivo.

Nonostante i racconti che circolavano in Occidente nel Medioevo, la conquista islamica della Terra Santa e, in generale, dei territori cristiani d’Oriente, non fu eccessivamente sanguinosa e la vita sotto l’Islam, per i Cristiani, era pacifica. L’Islam era tollerante verso le altre religioni e i fedeli ebrei e cristiani erano costretti solamente a pagare una tassa che comunque ben tolleravano.

Le Crociate furono un’occasione di incontro-scontro con la civiltà musulmana, come furono anche gli scontri successivi fra Ottomani e Cristiani. I Turchi non erano motivati, comunque, da motivazioni religiose. L’idea di una guerra santa contro le altre religioni emergerà successivamente.

Nel XIX secolo le popolazioni di fede cristiana ortodossa dei Balcani si resero progressivamente indipendenti dall’Impero ottomano, protagonista di un lento disfacimento. A seguito della Prima Guerra Mondiale il Medio Oriente fu affidato, dall’allora Società delle Nazioni, ad Inghilterra e Francia.

Dalle ceneri dell’impero ottomano nacque la Turchia, che visse un processo di laicizzazione che abolì monarchia e califfato. Contemporaneamente emersero teorie totalmente opposte: nel 1920 Abul A’la Mawdudi, pakistano, scrisse “La guerra santa nell’Islam”, dove per la prima volta fu esposta la concezione fondamentalista della jihād ora vista, appunto, come una Guerra Santa.

Nel 1928 Hasan Al-Bannà, ispirato dalla concezione di Mawdudi, fondò in Egitto i Fratelli musulmani, movimento centrale nella Primavera araba. Tale movimento si pose come obiettivo la lotta all’occidentalizzazione dei costumi e l’islamizzazione della società. I Fratelli musulmani ispirarono, a loro volta, la nascita di Hamas in Palestina e di movimenti islamici in Sudan.

A seguito della Seconda Guerra Mondiale ci fu il processo relativamente veloce che portò alla nascita dello stato di Israele il 14 maggio 1948.  L’ONU aveva previsto, l’anno precedente, la divisione della Palestina in due entità politiche, una araba e l’altra ebraica. Ma gli stati della cosiddetta Lega araba (Iraq, Siria, Giordania, Egitto) dichiararono guerra ad Israele e persero. Israele annesse territori teoricamente spettanti agli arabi, dando avvio alla questione palestinese.

I nuovi immigrati sefarditi, vale a dire gli ebrei provenienti dai paesi islamici, diedero pieno appoggio al Likud, partito conservatore espressione dell’antisionismo musulmano.

Nel maggio 1964 nacque l’OLP, Organizzazione per la liberazione della Palestina. Gli ebrei rafforzarono sempre di più i loro rapporti con gli USA, spaventati dai vicini arabi, come l’Egitto dove aveva preso il potere Gamal ‘Abd en-Nasser.

Fu Israele a prendere l’iniziativa: con la guerra dei sei giorni del 1967 e la guerra del Kippur del 1973 gli Ebrei occuparono la Cisgiordania e il Sinai. Nel frattempo, nel 1969, Yasser Arafat giunse alla guerra dell’Olp.

Il fanatismo religioso iniziò a crescere in entrambe le fazioni. La rivoluzione iraniana del 1979 trasformò l’allora Persia in una repubblica islamica con a capo l’ayatollah Khomeini, leader carismatico che tagliò tutti i ponti con l’Occidente egli USA. L’ideologia di Khomeini semplificò il rapporto con l’Occidente cristiano demonizzandolo. In Iraq si era così stabilito un vero e proprio regime teocratico, dove le opposizioni interne furono decimate.

Fu il primo passo all’affermazione del radicalismo islamico, a cui seguì un’escalation: nel dicembre 1987 iniziò l’Intifada palestinese contro gli Ebrei, nel 1996 i Talebani costituirono uno stato islamico in Afghanistan con l’applicazione della Shari’a, restringendo fortemente le libertà personali (vietò la musica, il taglio della barba, le feste non islamiche, alle donne fu vietato l’accesso all’istruzione e al lavoro). Era un’estremizzazione del messaggio islamico che, in origine, non presentava affatto tali elementi di violenza.

Ciò che è successo dal 2000 in poi è ormai storia ben nota: la seconda Intifada in Medio Oriente nel 2000, l’affermazione del terrorismo come arma del fondamentalismo religioso con l’attentato alle Torri Gemelle, la guerra in Afghanistan e in Iraq, le tensioni continue fra l’Iran e gli Stati Uniti.

La storiografia marxista ci insegna che la religione fa parte degli elementi sovrastrutturali ed è nell’economia, quindi, che bisogna ricercare i motivi di conflitto fra stati e classi sociali. Che siano ragioni economiche a muovere l’Occidente è cosa assodata: ma non è il caso di Islam e Israele.

Al di là delle ragioni economiche, non bisogna sottovalutare il ruolo della religione nelle popolazioni asiatiche e nordafricane. La tradizione religiosa e la venerazione di determinate figure religiose costituiscono un collante efficace per mantenere l’unità della popolazione e per mobilitarla in conflitti bellici contro popolazioni che non condividono la medesima ideologia.

La funzione dell’Islam e dell’Ebraismo nello scenario contemporaneo, negli esempi sopra riportati, dimostra ampiamente l’importanza della religione come motore di azioni politiche, come avviene da migliaia di anni.

Max Weber ha parlato di “disincanto del mondo”. Ma il mondo non si è affatto disincantato e la diffusione delle religioni orientali e new age in Occidente dal Sessantotto in poi dimostra che anche il nostro mondo non è alieno alle dinamiche orientali.

L’irrazionalità non è ancora scomparsa nel nostro mondo. La scomparsa del pensiero forte e delle ideologie porta gli uomini ad aggrapparsi a qualsiasi messaggio che possa essere datore di senso e di sicurezza. L’ateismo e l’agnosticismo dilagano ma, in Occidente come in Oriente, la religione è ancora al centro della politica.

Le lotte intorno ai cosiddetti temi etici in Italia sono la prova definitiva che, anche nel nostro nido, nonostante l’avanzare del laicismo, la religione viene utilizzata per battaglie di ogni genere.

Il più delle volte, purtroppo, stravolgendo un messaggio originale basato unicamente sull’amore verso il prossimo e che ha generato, a causa di distorsioni, guerre e conflitti, la cui colpa non è di un qualsivoglia messaggio divino, ma unicamente della stupidità degli uomini.

Stay Tuned!