– DI ALESSANDRA MINCONE
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La terra dei fuochi dimenticata – ci circonda come un vortice fumante di miseria. La terra dei fuochi smarrita – in un tornado di inquietudini ci sotterra il sangue. La terra dei fuochi più viva – scaltra – ci accompagna su un letto di morte, dall’odore acre, come solo il vento dei rifiuti può sprigionare nelle tempeste d’estate. Mercoledì 11 Giugno alle ore 22.00, a Sant’Antimo, sulla strada che volta la faccia all’Appia, l’aria è contaminata da una puzza che non si riesce ad identificare e non si capisce da dove provenga: ma basta alzare il volto al cielo – un occhio acuto e ipocondriaco basta – per notare la cappa di fumo nero che circonda il blu notte di un panorama che un tempo era dolce paesaggio d’ispirazione artistica, dove i contadini coltivavano i cibi e non esistevano le parole sversamento illecito.

Oggi campagne e palazzi – in un oceano di bufere mascherate – accolgono stupefatte le creature del male nel conquistare il sopravvento; con gelo improvviso, gli occhi di bambini neonati e giovani adulti si stanziano all’ombra di micce. È una marcia lenta lungo il velo di tristezza che raccoglie le vite e le mischia, tra sangue e veleni, tossine d’aria che capovolgono il normale respirare, i bronchi che s’abituano allo sporco dell’azzurro – un azzurro vestito di nero, pronto per il prossimo funerale e per un’altro immotivato piagnisteo: ma quando, le madri e i padri che guardano immobili i loro figli morire, smetteranno di essere inutili automi e grideranno per le voci perdute?

Li hanno avvertiti – fetore di roghi – li hanno visti, fotografati, respirati con la luce del suicidio negli occhi. Li hanno urlati dentro di loro, pochi cittadini, costretti a sentirsi come deportati senza scampo in un campo di sterminio detto “la mia terra”: Pomigliano D’Arco, Villaricca, Giugliano, Melito, Mugnano, Mondragone, Frignano, Casaluce, Trentola–Ducenta, Acerra; sono alcuni dei comuni da cui partono le testimonianze sul web.

Ma quali statistiche dimostrano lo sconforto di chi ancora si batte nel paese che nulla possiede se non ruba ai gretti? Quali dati diffonderanno la potenza d’ infausto dolore riportandoli ai vertici di Stato – nelle stanze dove inventano decreti spogli di vita e pieni di disumana scelleratezza?

La scorsa domenica, 15 Giugno, alle porte di un’estate che ancora tentenna ad accaldarci, il solito malore dei combattenti finisce con l’essere sopraffatto dal futile gossip – mentre la terra dei fuochi brucia ancora; circa 30 roghi appiccati in meno di una settimana sono stati segnalati senza destare alcun allarme al telegiornale così come in Prefettura; le polizie ambientali ricevono denunce e restano silenziosamente sbalordite; senza guardarti negli occhi cercano di scaricare i barili di menzogne ad altri organi, ad altri enti; recitano decreti senza avere la forza di applicarne la fine, mentre i roghi bruciano: bruciano ancora e le famiglie credono di vivere e le donne cucinano misteriosi agrumi senza odore – bruciano ancora mentre il sangue della gente si trasforma in rarità, in inganno senza fine di un paese sconfitto dal genocidio di passività e di letali profumi vestiti di desiderio di potere. Quanto altro tempo dovrà passare per attingere i delitti dell’uomo commessi all’ambiente? E quale Costituzione giurerà il diritto alla vita per coloro che abitano questo suolo velenoso?

Non c’è più rabbia tra la gente, ma solo sconforto: nessuna rivolta in nome della verità, degli omicidi commessi per mano di accendini e scorie prodotte a ciel sereno, nessuna rivolta che accinga al cambiamento. La terra dei fuochi è nel dizionario Treccani: in giro per il mondo i Napoletani e i Casertani sono simbolo d’indifferenza dello Stato, ed hanno scritto sulla fronte pericolo di cancro – genetica mutata. Un popolo di morti che pesta i loro assassini,  animi infermi pronta a zittirsi per paura di combattere – pronti a fermarsi per timore di sporgersi nell’oltre.

Non c’è più scampo per noi: in Campania le camorre detengono il potere  di avanzare morti senza sporcarsi le mani ma modificando il nostro DNA; riescono a monopolizzare l’interiorità dell’uomo, con veleni che stordiscono i riflessi quando sono rilasciati all’aria; grazie a loro adesso può piovere veleno e il meccanismo dell’ambiente non avverte più il senso naturale dei suoi gesti, quello che la galassia gli aveva consentito. Non c’è più scampo per l’aria che viviamo: le condizioni climatiche favoriscono l’estate come recipiente di diossina. E allora speriamo che l’estate non arrivi mai, nella terra dei fuochi, e che questi forti temporali degli ultimi giorni siano l’unica speranza per far cessare il fuoco contro l’uomo, perché questa guerra subita nell’occulto noi l’abbiamo persa: siamo la terra dei fuochi, non la terra del sole.