– DI AGNESE CAVALLO
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Nome non fu più adatto per la Fondazione voluta da Don Luigi Merola, il prete di strada, il prete anti-camorra che a Forcella fece tremare i boss camorristi. Don Luigi, ‘o prievet’ piccirill, continua la battaglia e lo fa attraverso un’iniziativa che coinvolge le forze più pure e fragili della società napoletana: i bambini. La Fondazione è sita nella “Villa di Bambù”, confiscata alla criminalità nel 2007, all’Arenaccia, in cui si tenta, tramite l’aiuto della cittadinanza e di volontari, di togliere manovalanza alla camorra. don-luigi-merola-napoli-webtv-roadtvitalia-300x199 Don Luigi è diventato baluardo della legalità, raccogliendo gli scugnizzi napoletani per dare loro nuove possibilità e speranze. Luigi Merola non è nuovo a queste iniziative. Già qualche anno fa, per togliere i ragazzi dalla strada, che si cimentavano in attività spesso illecite, propose loro di diventare guide turistiche per un giorno. E così, da potenziali scippatori, quei ragazzi ebbero l’opportunità di essere diversi, di fare qualcosa di giusto e buono per la propria città. Attendevano i turisti e si presentavano loro come guide turistiche. L’iniziativa ebbe un gran successo, tanto da richiamare l’attenzione delle Istituzioni, ed essere finanziata dal Comune di Napoli. Ma, come lo stesso Luigi Merola dice, a Napoli ciò che manca non sono le idee, bensì la continuità nel portarle avanti.  Infatti dopo sei mesi finiscono i fondi, quei ragazzini ritornano alle vecchie attività illegali e Don Luigi è costretto ad allontanarsi da Forcella, perché minacciato dalla camorra. Una storia vecchia quanto questa città. Viene così trasferito ad un’altra parrocchia, quella dell’Arenaccia. A Forcella ha infastidito troppo i boss del quartiere. Dà fastidio la sua omelia durante il funerale della piccola Annalisa Durante, uccisa perché si trovò, per sbaglio, nel mezzo di una faida; dà fastidio questo voler “ripulire” il quartiere; danno fastidio le denunce di spaccio di droga fatte presso i carabinieri. Gli viene assegnata la scorta, a lui non piace. Apprezza l’attenzione delle autorità, ma come egli stesso confessa, prova più volte a fuggire dalla scorta per camminare tra la sua gente. Don Luigi  parl’ ‘n facc’ e non si nasconde. Attacca la criminalità organizzata, i preti che non scendono in piazza, i politici e le istituzioni assenti. Questo piace alla gente di Napoli. Lo apprezzano perché ha i loro modi schietti, perché ama Napoli e i napoletani. Ed è completamente ricambiato. Ecco perché l’esigenza di fondare “’A voce d’e’ creature”. Bisogna partire dai bambini per cambiare questa città. È un grande progetto questo, in cui i ragazzi vengono educati alla legalità e a lavoro. Le parole che hanno ispirato quest’iniziativa sono integrazione e fare bene. Durante il campo estivo, organizzato dalla Fondazione, c’è il figlio dello spacciatore, come il figlio del magistrato. A tutti viene data una possibilità, anche ai detenuti della Casa Circondariale di Poggiorealeche intendono rientrare in percorsi formativi attraverso un corso teorico-pratico, grazie all’iniziativa “Arti Bianche”. don-luigi-merole-e-i-suoi-bambiniI ragazzi interagiscono, giocano insieme, ed insieme lavorano per scoprirsi migliori. Grazie a queste attività, agli oratori e a preti giusti, come Don Luigi, la camorra si indebolisce, non riuscendo ad avere margine di influenza sui giovani, perché viene offerta loro un’alternativa. La Fondazione vuole restituire la voce alle creature di questa città. Vuole sentire gridare urla di gioia e non minacce. Fare, questa l’altra parola che è alla base della politica sociale di Don Merola. Napoli deve ritornare ad essere la città delle idee. Ma in una città in cui vige la legge del più forte, non è semplice fare e fare bene. È una città piena di paure, motivo questo che spinge Don Luigi a pensare continuamente ai luoghi più difficili di Napoli, da cui deve partire il rinnovamento. Come si può cambiare un’intera città, la sua mentalità, Scampia, i Quartieri Spagnoli, se non si riesce a cambiare il più piccolo, ma anche uno tra i più problematici quartieri di Napoli: Forcella? Don Luigi Merola è una speranza che aiuta i giovani napoletani a riscattarsi. Non è un eroe, ma un uomo del fare. Non quel “fare renziano”, quel fare politico lontano dalla gente comune, fatto di burocrazie e slogan elettorali. È un fare in cui ci si rimbocca le maniche, si parla in napoletano stretto, per farsi capire anche da chi conosce solo la lingua madre; in cui, a volte, si deve fare la voce grossa contro chi vuole imbavagliarti e spaventarti. Bisogna abbassarsi al livello di una mentalità spesso gretta, trovando il buono che c’è. Se vige la legge del più forte, va bene. Questa sarà la politica da attuare. La legge del più forte Don Luigi l’accetta, ma sceglie la legge della giustizia, dei valori cristiani. Don Lugi Merola è una delle poche perle che ci rimangono, che non ambisce a potere o soldi e che, quindi, possiamo ben sperare di non doverlo vedere andar via, perché Napoli offre poco e niente. Anzi, questa è la condizione sine qua non l’operato di Don Luigi non avrebbe senso. Mentre molti menti eccellenti sono costrette ad andar fuori, o ancora, magistrati, giornalisti e forze dell’ordine, a causa di minacce, sono costretti a fare dei passi indietro, ‘o prievete ‘e Furcell’ dimostra che la paura a poco serve e che, se si è nel giusto, non si deve temere nulla. La semplicità e la vitalità che ispira Don Luigi e, insieme a lui, tutti i volontari della Fondazione ‘A voce d’e’ creature, meritano un plauso, perché ancora ci fanno credere e sperare che questa città non è perduta.