– DI GENNARO DEZIO
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Può una squadra reduce dall’esordio più brillante che si ricordi ai Mondiali, perdere con il Costarica, annunciata e non confermata squadra materasso del girone della morte? Sì, può. Specialmente se si chiama Italia.

E’ tratto caratterizzante della storia della nostra nazionale il soffrire terribilmente durante le fasi a gironi, sia europee che mondiali, raccattando qualificazioni per il rotto della cuffia, il più delle volte all’ultima giornata. Il “caso” più famoso è probabilmente quello del 1982, dove un Italia, stanca e senza idee riuscì a qualificarsi con tre pareggi con squadre non eccezionali, tra gli sberleffi, il gossip della stampa nazionale scatenata più che mai. La nostra Nazionale, poi, vinse i Mondiali. E’ successo ancora, facendo addirittura peggio rispetto ai Mondiali spagnoli, nel ’94 e nel 2002. Nel primo caso abbiamo perso in finale, solo ai rigori, col Brasile. Nel secondo caso, agli ottavi, siamo stati eliminati dalla Corea del Sud, padrona di casa, in una delle partite più fasulle e discusse di cui si possa aver memoria. Quella che probabilmente è stata la nostra Nazionale tecnicamente più forte, fu in pratica buttata fuori dal pessimo arbitraggio pro-Corea dell’arbitro Moreno, poi successivamente arrestato per traffico di droga. Non sempre arrivare con la qualificazione in bilico ci ha portato bene. Ad esempio agli Europei del 1996 e a quelli del 2004 sono infatti maturate due umiliantissime eliminazioni al primo turno. Certo, dopo il flop di Sudafrica 2010 un’altra eliminazione al primo turno sarebbe, non solo dal punto di vista dell’immagine, un evento disastroso per il nostro movimento calcistico, già in difficoltà a livello internazionale. Ci è già successo, tra gli anni ’50 e ’60, di uscire due volte consecutive al primo turno. Stavolta sarebbe peggio per almeno due motivi. Innanzitutto, fino ad ora non si sono viste, in questa edizione, squadre nettamente più forti in grado di “ammazzare” la competizione. Già fuori la Spagna, poca cosa a livello tecnico, per ora, il Brasile. Bene, molto bene Germania e Francia che dopo il Brasile (che è sempre squadra di casa) stanno già emergendo come favorite. L’Italia, se si riuscisse a qualificare come prima (cosa a questo punto molto difficile), continuerebbe il suo cammino in quella parte di tabellone favorevole, evitando, almeno fino all’ipotetica e ad ora quanto mai lontana semifinale, le nazionali più forti sulla carta.

In secondo luogo, il nostro calcio, considerando i club, vive una crisi ormai imbarazzante. L’Italia che per decenni ha dominato le competizioni internazionali non esiste più. I record in Champions del Milan, la Juventus, prima squadra vincere tutte le competizioni UEFA, l’Inter del “triplete” sono ormai ricordi a cui aggrapparsi, in memoria di una grandezza che ora non ci appartiene più. Certo, si dirà, il mercato è stato drogato da sceicchi e oligarchi ed il FPF è per ora rimasto su carta. Di sicuro, però, gli errori dei vertici del nostro calcio, della politica stessa, sono stati imbarazzanti. Quei progetti di riforma che pur scaturiti da ragioni diverse hanno portato alla crescita esponenziale del calcio inglese, tedesco e spagnolo, nel nostro paese sono da sempre mancati. La gestione della questione stadi, della legge sui diritti televisivi, della vendita del prodotto Serie A all’estero sono temi che avrebbero dovuto essere all’ordine del giorno almeno dieci anni fa. Basti pensare che in serie A solo tre squadre hanno lo stadio di proprietà, l’opposto rispetto a quanto accade all’estero da quando si è capito che la patrimonializzazione è fonte di introiti anche per squadre medio piccole. Pasticciata è stata anche la gestione degli scandali Calciopoli e Scommessopoli, dove forse più che seguire i più elementari principi di diritto sulla base dei quali si sarebbe dovuto modificare l’ordinamento di Giustizia Sportiva, si è agito tenendo in maggior conto l’umore delle piazze. Certo, i club non sono esenti da errori, anche macroscopici. Invece che di investire in strutture, rendere anche più appetibili per eventuali investitori esteri le diverse società, si è preferito vivere alla giornata. Invece di puntare forte sui vivai, lanciando e valorizzando giovani (quelli di qualità) si preferisce tutt’ora puntare su parametri zero o garantire un dorato finale di carriera a campioni oramai attempati.

Ora, il 24 Giugno, il match decisivo sarà con l’Uruguay della premiata ditta Cavani&Suarez. Non sembra irresistibile la squadra di Tabarez, ma in quella che è una partita da dentro/fuori, la garra, il cuore dei sudamericani non dovranno essere sottovalutati. L’Italia di ieri, sembrata davvero stanca, stanchissima e senza idee, dovrà innanzitutto recuperare le energie psicofisiche. Compito del ct sarà capire cosa si è sbagliato, risolvere anche gli equivoci tattici che ci portiamo dietro da inizio anno. Se ottima era stata l’idea del doppio regista contro il compassato centrocampo inglese, appare chiaro almeno a noi tifosi e osservatori, che la sostituzione Verratti-Thiago Motta (mai convincente in Nazionale) non appare sostenuta, apparentemente, da ragionevoli motivazioni, avendo i due poco in comune a livello tecnico-tattico. Non azzeccatissima forse l’idea di schierare Chiellini centrale in una difesa a quattro, oramai abituatosi a giocare a 3 nella Juventus. Le incertezze che in queste due partite la nostra difesa (da sempre punto di forza della nostra Nazionale) ha palesato, richiederebbero, forse, di proporre la collaudata difesa a tre della squadra Campione d’Italia, magari sostituendo Bonucci, con De Rossi arretrato sulla linea difensiva.

C’è poi il caso Immobile. Il Balotelli visto in queste due partite non è apparso brillantissimo. Una staffetta con Immobile o addirittura una convivenza dei due sarebbe forse da provare per garantire più soluzioni offensive per una Nazionale che ha da mesi difficoltà a concretizzare sotto porta.

L’Italia ha vinto quattro Campionati del Mondo, seconda solo al Brasile. E’ una squadra che una volta superato il primo turno si trasforma, che nessun avversario vorrebbe affrontare in partita secca. E’ un dovere vincere o al massimo pareggiare con l’Uruguay per confermare quanto di buono, buonissimo fatto con una Inghilterra che scarsa non è. Nessuna squadra è irresistibile, e noi, passato il turno potremmo davvero ben figurare. Germania 2006 è lì a ricordarcelo.