– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

 

BrainchCari lettori, c’è una strana e preoccupante tendenza che invade il mondo dell’informazione e nasconderla dietro la definizione di semplice “fenomeno di costume” è una scusa non più valida, non più accettabile.

Ho pensato di stilare le mie considerazioni dopo aver letto un numero indefinito di “articoli” nel corso degli ultimi giorni, spulciando qua e là sulle principali testate giornalistiche della Campania e d’Italia: parlo di riferimenti di primo piano come il Mattino, l’Huffington Post, il Corriere della Sera, il Giornale, e sono certo tanti altri ancora. Nella fattispecie, questi articoli erano dedicati ad argomenti di assoluto rilievo: il profilo twitter del Papa giunto a quota 14 milioni di followers; un post su facebook del senatore Bartolomeo Pepe (ex Movimento 5 Stelle, ora nel gruppo misto) che provava a spiegare il delitto di Motta Visconti attraverso stravaganti simbolismi esoterici e complottisti; un tweet della celebre pornostar Sasha Grey dedicato al nostro Andrea Pirlo al termine della partita con l’Inghilterra (“Pirlo pallone d’oro!”, vi si leggeva); per finire poi col pianto del povero Serey Die, calciatore della Costa d’Avorio che non ha saputo trattenere le lacrime durante l’esecuzione dell’inno nazionale: pensava al padre appena morto, suggeriva qualcuno, salvo poi scoprire su ammissione dello stesso Die che suo padre era morto da 10 anni e che il pianto era dovuto a semplice commozione.

Questi sono soltanto esempi; potremmo rinvenirne a centinaia, a migliaia, solcare le pagine del web con la stessa frenesia di un’edizione straordinaria appena battuta, con una frequenza via via maggiore e ormai preponderante. Dunque, fatto salvo il lecito diritto di curiosare nel mondo del gossip – con cui in ogni caso il sottoscritto non è per nulla d’accordo – si pongono con evidenza questioni etiche e deontologiche non procrastinabili: ma è davvero questa l’informazione di cui abbiamo bisogno? L’Italia si trova al 49simo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, subito dopo Haiti e Niger, insomma non propriamente culle della democrazia, e tutto ciò di cui le grandi testate sembrano preoccuparsi è di sbandierare modelle in bikini o selfie delle star o peggio ancora, notizie non verificate al solo fine di creare scalpore ed ottenere visibilità. E purtroppo non parliamo dei blog di provincia, ma di veri colossi nel settore quali ho elencato prima. Insomma, da scrittore libero provo davvero una gran pena nel constatare che il meccanismo perverso di domanda e offerta abbia creato un vero e proprio capitalismo giornalistico, spingendo alla ricerca della cretineria ad effetto, più che alla sana e corretta informazione.

Ma cosa dovrebbe fregare a noi delle foto di Barbara D’Urso con la bandiera al contrario in fronte? A quanto pare molto, giacché si tratta proprio del genere di notizie che vengono più commentate e condivise. Si sa, internet è un mezzo “neutrale”, aperto a tutti e senza barriere, per cui vige la logica del “bene o male, purché se ne parli”, e in un Paese di ignoranti ed ottusi divoratori di reality a tirare sono gli articoletti da quattro soldi più che le analisi e gli approfondimenti. Poveri noi, poveri in tutti i sensi: in canna, in spirito, in acume. Colpa delle testate, in primo luogo, che privilegiano la notiziola spicciola dimenticandosi della missione sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione. In questo modo, lo dico a malincuore, si finisce per legittimare chi vorrebbe una stampa plutocratica, privata dei finanziamenti pubblici e di fatto in mano ai grandi gruppi d’interesse privati (insomma, se la vostra televisione è sempre ferma su Canale 5, qui state perdendo tempo).

Io non ci sto; io ho fatto una scelta diversa, e con me una redazione che ad oggi conta 36 elementi e che sono fiero di rappresentare. Sulle nostre pagine non leggerete mai della riconciliazione di Gigi Buffon e Alena Seredova, né dei vincitori di X-Factor o Masterchef. E non perché ci sia arroganza o spocchia nel nostro modo di fare: semplicemente, non riteniamo che sia questa la missione di una testata giornalistica. Il gossip sta benissimo sulle riviste e nei servizi di Studio Aperto; il giornalismo è un’altra cosa, l’informazione (dal latino in-formare, “dare forma alla mente”) è un’altra cosa. Il nostro nome è sempre lì a ricordarcelo: valgono più dieci menti libere che dieci milioni di fans su facebook.

Buona domenica.

2 COMMENTI

  1. Un sistema mediatico che crea informazione inutile, la alimenta e si nutre della piattezza di chi ne usufruisce, in un circolo vizioso. La mediocrità sempre più degradante assurta a modello.
    Nullità come Benedetta Parodi, Barbara D’Urso, Fabio Caressa, Fabio Volo, Massimo Gramellini, Luciana Littizzetto, Gianluigi Paragone, Paolo Ruffini, Federico Moccia, Mario Balotelli, ma potrei alzare il tiro ed includere gli pseudo-intellettuali come Beppe Severgnini, Fabio Fazio, Marco Travaglio, Andrea Scanzi e chissà quanti ancora non ne sto citando; tutto uno sciame di braccia rubate all’agricoltura che diventano icone. Non ce li meritiamo.

    Sono dalla tua parte, Emanuele.

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