– DI ALFREDO GABRIELE GALASSI
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Gli anni ’80 non sono stati di certo facili per chi viveva sotto l’egida di sua maestà la regina: il controverso governo conservatore della Tatcher ha caratterizzato un’epoca, accompagnato da numerose e feroci critiche e proteste da parte delle classi più umili, suscitò nell’ intero Paese un sentimento di avversione per la propria patria e di sfiducia nelle istituzioni. L’atmosfera cupa e pessimista che aleggiava nella Londra degli anni ’70/’80, trovava ampia rappresentazione nelle arti, soprattutto nel cinema e nella musica. In questo periodo nacquero diverse sub-culture, che riflettevano proprio attraverso la musica, talvolta in modo romantico e malinconico (Darke New Wave), talvolta con toni aggressivi e provocatori (Punk), il malessere e l’angoscia risedente nei cuori dei giovani britannici.

Ma si sa, non può piovere per sempre, e la ripresa economica del paese nei primi anni ’90 infonde un clima di speranza e positività che, ancora una volta, esercita un considerevole impatto sulla pop culture d’oltremanica. Ricalcando i fasti della Swinging London, l’Inghilterra torna ancora una volta ad assumere consapevolezza della propria influenza a livello mondiale, recuperando brillantemente l’orgoglio perduto. A metà degli anni ’90 essere inglesi diventa di moda, tanto che viene coniata l’espressione, inizialmente parodistica, ma poi ufficialmente utilizzata per indicare il suddetto fenomeno, Cool Britannia.

gSono gli anni del Brit Pop, un’evoluzione dell’alternative rock inglese. Un genere fresco, nuovo,  che rielabora le sonorità del rock anni ’60 o le atmosfere del glam anni ’70 in chiave contemporanea, alla luce dell’eredità lasciata dalla scena musicale Madchester e Shoegaze.

Oasis, Blur, Suede, Verve, Ocean Colour Scene, Ash, Kula Shaker, Pulp, Supergrass, Elastica, sono solo alcuni dei gruppi che in questi anni scalano i vertici delle classifiche di tutta Europa, avendo il merito di raccontare le avversità della vita quotidiana con amara ironia, servendosi di melodie Catchy, pur non rinunciando ad una spiccata componente Rock. Parallelamente locali underground  come Ministry Of Sound e Megatripolis diventano in pochi anni dei veri e propri templi della vita notturna londinese, e punto di riferimento per un’intera generazione di Ravers, contribuendo alla diffusione in ambito mainstream della musica Techno.

La musica non è però l’unico settore in cui l’Inghilterra risorge dalle proprie ceneri: il 1996 è l’anno degli europei di calcio, disputati in casa, che hanno il merito di accendere ed entusiasmare ulteriormente gli animi inglesi, non a caso la canzone-simbolo della manifestazione è Three Lions di Baddiel, Skinner and The Lightning Seeds, il cui testo  è incentrato sulla modestissima frase Football’s coming home.

L’avvenimento che però è considerato dai più l’emblema dell’ autocompiacimento ostentato dalla Cool Britannia Generation è l’esibizione delle Spice Girls ai Brit Awards del 1997, quando durante l’esecuzione di Who Do You Think You Are,  Geri Halliwell sfoggia un abito raffigurante la bandiera inglese, definito per l’appunto dalla stampa scandalistica Union Jack Dress.

Da allora il termine Cool Britannia divenne talmente inflazionato e logoro da risultare, agli albori del terzo millennio, irritante persino agli inglesi stessi, che dopo il definitivo declino del Brit Pop e relativi fenomeni annessi, lo utilizzano in senso chiaramente dispregiativo e derisorio, forse col tentativo di esorcizzare un passato che è più presente di quanto si possa pensare.