Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia”. (Epitafio di Pericle in Tucidide, La Guerra del Peloponneso)

Benvenuti ad un nuovo numero di History in Making dove inizierà una nuova serie di articoli su un argomento nuovo. I seguenti numeri prenderanno spunto da una serie di Lezioni organizzate dall’editore Laterza tenutesi fra il 2008 e il 2009, incentrate su alcuni grandi personaggi rappresentativi del potere. Ci sarà, quindi, una carrellata che andrà da Augusto a Napoleone, da Stalin a Hitler.

Questo primo numero sarà incentrato su Pericle, il più famoso e rappresentativo personaggio della democrazia ateniese d’età classica.

Pericle fu esaltato dai più grandi storici dell’epoca, da Erodoto a Tucidide, con quest’ultimo che ci dona un ritratto estremamente positivo di Pericle: “Per tutto il tempo che fu a capo della città n periodo di pace, governò sempre con moderazione, garantì la sicurezza della città, la quale sotto di lui raggiunse il massimo splendore. [….] Egli era personaggio potente, per prestigio e lucida capacità di giudizio, assolutamente trasparente e incorruttibile, reggeva saldamente il popolo senza però violare la libertà. […] Il suo potere si fondava sulla considerazione di cui godeva.”

Nonostante sia il simbolo della democrazia ateniese, Tucidide conclude il suo ritratto con una nota molto interessante: “Di nome, a parole, era una democrazia, di fatto il potere del primo cittadino”. Quella di Pericle, secondo Tucidide, sarebbe stata quindi una monarchia, come riporta anche Thomas Hobbes.

Diverso è il ritratto che l’aristocratico Platone fa di lui nel Gorgia. Tucidide è elencato fra i quattro grandi corruttori di Atene, insieme a Milziade, Temistocle e Cimone. Platone accusa Pericle di essere un demagogo a causa dei suoi discorsi e dell’introduzione di un salario per le cariche pubbliche, alla base del sistema democratico ateniese. Anche lo storico Plutarco asserì che Pericle decise di schierarsi, presto, per il popolo.

Nel 462 a.C., in effetti, Pericle, insieme ad Efialte, spinse l’assemblea ateniese a ridurre i poteri dell’Areopago, organo allora dal grande potere, per aumentare i poteri dei tribunali popolari, riducendo il dominio del gruppo sociale più elevato dando maggior potere ad un organismo (il tribunale popolare) composto, invece, da migliaia di cittadini. Una riforma quindi nettamente pro-popolo, attuata anche per dare maggior potere a nuovi soggetti politici che avevano acquisito nuova importanza con la trasformazione di Atene in potenza marittima.

Efialte sarà ucciso poco dopo la riforma: Pericle diventa l’unico personaggio di spicco della politica ateniese. Avvia un’imponente opera di lavori pubblici, guidati dal grandissimo architetto Fidia: il Partenone viene costruito durante l’età di Pericle. Una grande massa di lavoratori viene impiegata in tali lavori e il loro salario rappresenta anche un modo, per Pericle, di mantenere alto il consenso.

In Lucania Pericle fonda la colonia di Turii: nel progetto saranno coinvolti Protagora, Ippodamo e il sopraccitato Erodoto, fra le menti più eccezionali del periodo. Al cittadino medio ateniese questa cerchia di intellettuali non era gradita. Quasi 2500 anni dopo rivediamo lo stesso accanimento di movimenti populisti italiani verso i “professoroni”. Eppure per trent’anni di seguito Pericle sarà eletto alla strateghìa, la massima carica elettiva, dimostrazione dell’amore del popolo verso di lui.

Il modo principale di creare consenso, oltre al tenere i salari alti, era ampliare in modo costante la sfera d’influenza ateniese, ossia guerra continua. E questo rappresentò un punto debole per Pericle: tenta di conquistare l’Egitto e ottiene solamente una disfatta; la lunga guerra contro Sparta sancirà la fine dell’egemonia ateniese. Pericle puntò, durante la cosiddetta guerra del Peloponneso contro Sparta, tutto sulla flotta, lasciando che l’entroterra ateniese venisse devastato dagli Spartani, decisamente più abili per quanto riguarda la fanteria. Non riuscirà a vedere la disfatta ateniese: morirà prima della fine della guerra.

Già in vita scoppia la polemica per la sua strategia bellica che sacrificava i contadini. Pericle non sarà rieletto dopo trent’anni di fila e sarà attaccato fortemente da Cleone, figura politica emergente.

Il bilancio della sua gestione ci è dato dall’Epitafio, il discorso attribuito da Tucidide a Pericle e pronunciato in onore dei caduti del primo anno della guerra del Peloponneso. Il Pericle tucidideo ci dice che il sistema politico ateniese è unico. Nessun impedimento è dato a chi vuole intraprendere una carriera politica, è la capacità individuale ad essere premiata, e la ricchezza non vi ha alcun ruolo. Pericle parla di democrazia, nel suo discorso, ma è una democrazia che, nel seguito del discorso, appare come limitata.

Dopo la morte di Pericle, i suoi successori cambieranno strategia, cercando l’attacco frontale. Sarà il disastro. Sparta vincerà e per Atene inizierà una crisi senza fine: mai più, nella sua storia, avrà il ruolo e lo splendore dell’età di Pericle.

Stay tuned!

PS. Questo numero è basato su “La democrazia di Pericle”, saggio di Luciano Canfora, probabilmente il principale studioso italiano dell’età classica.

 

Davide Esposito