– DI ALESSANDRA MINCONE
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Siamo qui riuniti, oggi, per celebrare i funerali delle concettualistiche ideologie classiche; dei patriottici sentimenti dei padri di famiglia e delle lotte operaie tramutatesi in petizioni collettive. Siamo qui riuniti, oggi, nelle nostre stanze, davanti ai nostri pc, per celebrare l’avvento di una nuova era – un nuovo show – che si pone l’obiettivo di mostrare non il valore o l’atto determinante in sé come Hegel definirebbe una tesi; né la sconfitta di un mondo cessato tra le pagine ingiallite di libri mai letti; siamo qui per citare il mondo odierno, il mondo in procinto di domani, il mondo che si mostra e che ha fine se stesso, il ritorno all’estetismo sfrenato dannunziano che niente accetta se non il compromesso della contraddizione.

Siamo qui riuniti, oggi, per leggere della morte di una società calata nelle parti di personaggi da serie tv; una serie tv che ha il nome di “È l’apparenza che conta”.

Ovunque: in famiglie, nelle scuole, nelle aziende, l’eticità del voler fare sciama in un’immane criticismo silente. L’unico atto che compete l’uomo medio è quello di possedere: acquistare, trarre, rubare. Cercare un rimedio – come un’iniziativa a doppio fine – escogitare una soluzione dall’apparente sembianza di una fiera, che ha il senso di mostrare prodotti. Ma nella vita vera le persone non godono più del sistematico essere cittadino, e non ne avvertono neanche il bisogno – di questo stato dell’essere antico e storicamente irraggiungibile.

Per esempio, domenica 22 Giugno, l’AICAST – che si occuperebbe di rappresentare imprese e commercianti autonomi sul territorio – ha organizzato a Sant’Antimo (NA) una giornata dalla profonda vicinanza per la desolazione dei cassaintegrati o meglio, oramai, disoccupati e la manifestazione avrebbe dovuto avere il senso di avvicinamento alla solidarietà dei lavoratori – oh, tipica di un comunismo dell’oltretomba – riscuotendo successo anche nei paesi limitrofi. Ma analizziamo bene i fatti:

nella genialità delle pubbliche imprese che operano per la collettività, ringraziando il patrocinio morale del Comune di S. Antimo, l’iniziativa che prende il nome “I LOVE BEAUTY” è stata onorevolmente sponsorizzata dalla presenza di Francesca Cioffi, ex concorrente del Grande Fratello – che, visivamente, ha aperto il dibattito circa il futuro delle beauty-aziende e delle beauty-scuole professionali.

Così, nascosta da una mistica presentazione di estetismo e futilità, la giornata si è conclusa con l’intento di mostrare prodotti e servizi al fine di liberarsene; e mentre i responsabili dell’iniziativa si complimentavano a vicenda circa il loro modo di “promuovere le remote passeggiate per le vetrine dei negozi favorendo gli acquisti sul territorio”, questi si distaccano totalmente in maniera capitalistica e grottesca dalle reali situazioni d’urgenza in cui versa S.Antimo, sia nel settore lavorativo che nell’ambito comunicativo. Ma c’è di buono che la presenza della giovane è stata veramente un’affare, secondo Giuseppe Verdi che si occupa di comunicazione pubblicitaria: “solo 300 EURO a fronte degli 800 che solitamente si versano per ospitare TRONISTI E VELINE.” 300 EURO che avrebbero potuto risparmiare qualche settimana dalle file della CARITAS a padri di famiglia stremati ed economicamente abbandonati.

Così, possiamo affermare che domenica 22 Giugno, nel Convento del paese, luogo di solidarietà verso i poveri e contraddizioni vittoriane, si è consumato il reato di gossip aggravato dal favoreggiamento etico del Comune di Sant’Antimo. E gli antichi ricordi che vedono i contadini di Sant’Antimo protagonisti della vecchia vita rustica, e che vedono gli operai di Sant’Antimo come grandi lavoratori della lana e che nelle strade più tipiche, nei famosi “bassi”, sentono ancora l’odore dolce e casareccio della storia di noci, adesso sprofondano in una morte nera e, all’apparenza, mai esistita.