– DI AGNESE CAVALLO
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Continuano le iniziative per reintegrare in società, attraverso un percorso psico-pedagogico,i detenuti delle carceri. Iniziative che hanno anche il pregio di alleviare i giorni che si palesano monotoni e ripetitivi, spesso improduttivi. I detenuti, grazie ad associazioni di volontariato, riescono a dare un senso, se si può, ad una detenzione che è ben spesso lontana dal progetto educativo che dovrebbe svolgere.

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Tra esse c’è Il Centro Ricerche Mammut , nato a Napoli nel 2007 dall’esperienza del Centro Territoriale a Scampia e dell’Associazione di promozione sociale CompareIl Mammut è un luogo di aggregazione cittadina ma anche un centro di sperimentazione e ricerca pedagogica. Le loro attività sono volte alla sensibilizzazione delle realtà più difficili: bambini, ragazzi, adulti italiani, stranieri, rom, detenuti. Molti sono stati i riconoscimenti alla ricerca metodologica di Mammut,che, il 27 giugno alle 11 nel carcere di Secondigliano, presenterà il suo nuovo progetto “La porta eterna”, spettacolo teatrale per la regia di Maurizio Braucci conPino Carbone e Linda Martinell. Il centro territoriale Mammut, nell’ambito dell’iniziativa Mito del Mammut giunta alla VII edizione, ha tenuto per sei mesi un laboratorio pedagogico, teatrale e video nelle scuole e nel carcere, sulla problematica dei bambini con genitori sotto restrizione carceraria. Dopo una lunga riflessione, assieme agli alunni della scuola media Virgilio IV di Scampia e un laboratorio teatrale con i detenuti del carcere di sicurezza di Secondigliano, il Mammut presenta ora lo spettacolo teatrale conclusivo che ha per tema il frutto dell’attività laboratoriale, la relazione tra il dentro e il fuori nell’esperienza dei coinvolti, soprattutto tra detenuti e mondo esterno, «al fine di sollecitare, negli attori e quindi nel pubblico, una riflessione sul coinvolgimento nella pena detentiva dei figli dei carcerati, che pur vivendo in libertà, si trovano a dover fare i conti con gli effetti, anche solo psicologici, della condizione restrittiva dei loro genitori», come ha così spiegato il regista. La porta eternasi impegna a dare voce a delle difficoltà reali che investono famiglie intere che vivono il dramma della detenzione, che troppo spesso sono poco recepite dalle istituzioni e dalla cittadinanza.

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Mammut non è l’unica associazione impegnata nel sociale e in particolar modo interessata ai problemi legati alla pena detentiva, altre iniziative svolgono attività molto simili. Nella giornata del 25 giugno nel teatro della casa circondariale hanno sfilato sedici ospiti del carcere femminile di Pozzuoli in qualità di modelle per una casa di moda napoletana, Impero Napoli. Con le detenute hanno sfilato anche modelle dell’Accademia della Moda «P&P » per appoggiare l’iniziativa e creare un’eco tra le aziende napoletane per sollecitare partecipazioni venture. L’evento è stato organizzato dalla commissione Pari Opportunità, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Pozzuoli. Le detenute-modelle sono state appositamente selezionate. Hanno seguito all’interno del carcere per alcune settimane un corso di portamento e di «bon ton». Alla manifestazione hanno presenziato la direttrice della casa circondariale, Stella Scialpi, l’assessore provinciale alle Pari Opportunità, Giovanna del Giudice e l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Pozzuoli, Teresa Stellato. La sfilata, che ha esclusivamente finalità sociali, si proponeva di offrire alle detenute un momento di svago e di aggregazione, avvicinandole al mondo della moda». Dietro qualsiasi detenuto, c’è un uomo, una donna e, ahinoi, un ragazzino. Il volto umano non deve essere dimenticato; significherebbe arrogarsi il diritto di togliere dignità a chi sta scontando la sua pena, a chi sta pagando il suo debito con la società. Tante le Onlus che si preoccupano di insegnare un lavoro, spesso artigianali, per preparare i detenuti ad una vita volta alla legalità. Come l’associazione “Il meglio di te” nata per occupare in attività manuali i ragazzi e le ragazze dell’Istituto penale di Nisida.  In seguito a quest’iniziativa nasce il marchio ‘nciarmato a Nisida, manufatti di ceramica che vengono venduti su prenotazione e i cui proventi sono destinati alla Onlus e all’Istituto. Peccato che queste iniziative siano poco pubblicizzate, o confinate alla loro realtà difficile e isolata. È, in ogni caso, doveroso ricordare che questi detenuti sono innanzitutto persone, che molti di loro, scontata la pena detentiva, hanno saputo rialzarsi abbandonando la strada dell’illegalità. Molti ringraziano soprattutto chi non li ha dimenticati e abbandonati durante la loro detenzione, in cui le speranze sembravano vane. C’è stato qualcuno che ha creduto in loro, nonostante tutto, salvandoli dall’alienazione. “Ciascuno cresce solo se sognato” (D. Dolci).