Prosegue il nostro cammino fra i volti del potere. In questo numero rimarremo ancora in clima classico: dopo il pezzo dedicato a Pericle, passeremo al primo imperatore della storia, Augusto.

Il regno di Augusto rappresenta una delle più grandi svolte per l’umanità. A cominciare da Roma, il cui volto cambiò radicalmente: i due obelischi egizi presenti nella capitale italiana furono fatti portare da Ottaviano, sia per celebrare la sua vittoria contro Marco Antonio, sia per appagare la moda filo egizia che imperversava allora a Roma. Suo fu il Foro d’Augusto, suo il Mausoleo del Campo Marzio, in suo onore fu eretta l’Ara pacis, uno dei monumenti più simbolici del periodo augusteo.

Augusto decise di mettere al centro della sua propaganda la Pax, dopo che anni di guerre civili avevano martoriato Roma. L’Impero Romano era visto come la casa della pace. Le porte del tempio di Giano a Roma erano sprangate in caso di pace. Prima di Augusto, in secoli e secoli di storia, furono chiuse solamente due volte. Durante il regno di Augusto furono chiuse ben tre volte, record per un popolo dall’animo bellico quale quello romano.

L’imperatore fu celebrato in ogni salsa. La raffigurazione più antica risale al 20 a.C, una statua bronzea per celebrare il trionfo di Augusto sui Parti, avvenuto poco dopo la morte di Cesare. Fu il primo successo politico di Augusto. Da allora le raffigurazioni si moltiplicarono e si diffusero in tutto l’impero. La propaganda di Roma puntava molto sulle immagini visuali: inizialmente era esaltato soprattutto l’aspetto di grande eroe militare di Augusto, ritratto a cavallo e/o in armatura, o nudo come le statue classiche greche. Successivamente ci fu un cambio di immagine: con la pacificazione conquistata da Augusto, si diffusero le rappresentazioni dell’Imperatore togato. Nel 12 a.C. Augusto fu nominato sommo pontefice, ossia la massima carica religiosa romana.

Nonostante Augusto sia stato il primo imperatore, nel ricordo dei posteri dovette costantemente lottare con la concorrenza di Cesare, figura più imponente. Napoleone rifiutò il titolo di Augusto perché lo riteneva un personaggio di caratura minore rispetto al dictator. Giulio Cesare superava Augusto soprattutto per quanto riguarda la gloria militare, mentre Augusto non fu mai un eccellente guerriero. Ma fu Augusto a realizzare ciò che il suo padre adottivo aveva soltanto abbozzato, fu Augusto a fondare l’Impero e a stabilire un governo stabile, imbrigliando il senato.

La potenza e l’estensione territoriale di Roma superò ogni precedente sotto l’impero di Augusto. I confini si allargarono e si consolidarono. I conflitti interni scomparirono. Augusto non ebbe mai la fama di combattente, ma otteneva risultati su risultati grazie alle sue abilità politiche e diplomatiche. Inoltre si circondava di grandi alleati o grandi generali come Agrippa. L’unico neo dal punto di vista bellico, in effetti, fu la grossa sconfitta del 9 d.C. contro i Germani: da allora i Romani si tennero ben lontano da qualsiasi tentativo di espansione nell’attuale Germania.

Nella memoria dei posteri Augusto è sempre risultato, comunque, un personaggio di minore appeal non solo rispetto a Cesare, ma anche raffrontato al duo Marco Antonio-Cleopatra. La sua vita è stata troppo lineare, con troppi successi e nessun elemento tragico su cui basare una trasfigurazione del personaggio come accaduto a Giulio Cesare. Le idi di Marzo, al di là di tutto, sono servite a consacrare ancora di più Cesare.

L’abilità di Augusto fu di costruire pazientemente il suo potere. Il titolo di imperatore, fino al suo avvento, era un attributo dato, in alcune occasioni, a generali vittoriosi. Con lui imperatore iniziò a significare molto di più. Dopo 5 secoli con Augusto Roma si avviava a tornare monarchia e Augusto seppe realizzare questo ritorno, con forme mai viste, in modo graduale, in modo che l’imposizione della monarchia non risultasse sgradita al popolo.

Più che imperatore, il titolo che lo legittimò fu quello di Augusto, datogli dal senato nel 27 a.C., dopo la vittoria su Marco Antonio. Poi acquisì l’onore della corona d’alloro, tradizionalmente concessa ai trionfatori. Il suo compleanno e il giorno della vittoria su Marco Antonio divennero giorni festivi. Augusto evitò accuratamente i titoli di rex e dictator e mise sempre l’accento sulla provenienza del suo potere: popolo e senato. Non parlò mai di impero, ma sempre di repubblica. Il suo potere era legittimato, dal punto di vista giuridico, di cariche e competenze che già esistevano nella repubblica: era l’accumulazione di queste ultime ad essere la novità.

Quando morì, vi era non poca incertezza sul futuro di Roma. Nonostante l’eccezionalità delle cose, nonostante la monarchia fosse una situazione di fatto mai legittimata, il potere rimase nell’alveo della famiglia di Augusto che, così, divenne il primo di una lunga serie di imperatori, dando inizio ad una delle più grandi compagini politiche della storia.

Stay tuned!

PS. Questo numero è basato sul saggio L’impero di Augusto di Andrea Giardina, dell’Istituto Italiano di Scienze Umane.

 

Davide Esposito