– DI AGNESE CAVALLO
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LOGO_CITTA_DELLA_SCIENZANon si fermano le ricerche da parte degli inquirenti per rintracciare i colpevoli dell’incendio che distrusse, il 4 marzo 2013, Città della Scienza. Qualche passo avanti è stato fatto, e ancora una volta sembra esserci l’ombra della camorra. Un’ipotesi che si era fatta strada da subito e che trova conferma ancora oggi. Si cerca di fare chiarezza sull’unico nome che occupa la lista degli indagati, quello del custode, P.C., 38 anni, uno dei due addetti alla sorveglianza. Quella notte del 4 marzo, si offrì di eseguire da solo gli ultimi controlli agli accessi e ai locali della struttura, prima della definitiva chiusura. Pochi istanti dopo divampò l’incendio che fu avvistato da alcuni pescatori della zona, i quali, prontamente, chiamarono i soccorsi. Il sospetto che il custode c’entri nella vicenda è dato da un elemento che ha una certa rilevanza: sul registro è annotato un orario diverso dell’ispezione eseguita dal custode, ossia un’ora più tardi rispetto a quella reale. Perché registrare un orario diverso? È questa la domanda che si pongono i due pm Michele del Prete e Ida Teresi, sospettando che sia proprio P.C. ad aver appiccato l’incendio. Le accuse su P.C. sarebbero ricadute in seguito ad un confronto tra il custode e l‘altro suo collega, di turno quella sera. Quest’ultimo, infatti, avrebbe riferito agli inquirenti una serie di particolari che non collimano con le dichiarazioni dell’indagato. I due avrebbero dovuto effettuare l’ultimo controllo alle 22.20, mentre P.C. si offrì di svolgere l’ultima ispezione un’ora prima, alle 21.20 da solo. Nonostante questo cambio di programma, l’indagato segnò sul registro le 22.20 anziché le 21.20. I pm sono alla ricerca di presunti collegamenti tra il custode e la malavita napoletana, che ha da sempre osteggiato il progetto di Città della Scienza, intimandola a cambiare sito. L’indagato è accusato di aver infranto l’art. 7, ovvero di aver agito per il raggiungimento di finalità mafiose.

Queste, però, non sono le uniche ombre che gravano su Città della Scienza. Ce n’è una che colpisce il cuore del progetto, la Fondazione Idis, che fin dall’inizio ha fornito servizi e sovvenzionamenti. I pm vogliono vederci a fondo e per farlo non possono trascurare nulla. Non possono escludere piste interne, ecco perché si mira ad accertare presunte irregolarità dei fondi destinati alla Fondazione Idis. Gli inquirenti credono che il movente sia di matrice economica. La Fondazione non accetta certe insinuazioni, e ciò ha scatenato una serie di tensioni tra le istituzioni e la Fondazione stessa, che non ha accettato di buon grado le parole del Sindaco di Napoli De Magistris, che così ha commentato lo sviluppo delle indagini: «Abbiamo il nominativo di una persona iscritta nel registro degli indagati e una acquisizione di atti fatta presso la Regione. Può essere l’occasione per ribadire con forza come ci sia bisogno di giustizia anche perché si sta ad un passo dal mettere le pietre fondanti della ricostruzione di Città della Scienza, dunque è auspicabile che questo avvenga con qualche notizia in più sul cosa sia accaduto quel tragico 4 marzo 2013», e ancora, «Adesso bisogna far sì che le istituzioni pubbliche garantiscano l’immediata ricostruzione, che deve avvenire in una cornice di totale trasparenza e, a mio parere, anche di gestione pubblica delle risorse, essendo coinvolti flussi di denaro significativi. La mia è una sollecitazione ed una esortazione, essendo il Comune fuori da questa partita che riguarda fondi governativi ed europei, questi ultimi attraverso la Regione». Secondo il sindaco «data la consistenza dell’investimento, visto che non sappiamo cosa sia accaduto quel 4 marzo e il quadro giudiziario non ci lascia tranquilli, allora la garanzia migliore è che le istituzioni pubbliche ai massimi livelli trovino le metodologie migliori perché quel denaro pubblico venga gestito in massima trasparenza possibile. Ma è una questione che ho posto sin dal primo momento sia pubblicamente che in sede istituzionale, al primo incontro presso il ministero della Coesione, pur sapendo che non tutti sono d’accordo sulla gestione pubblica. È importante che in questa fase di ricostruzione ci sia un controllo pubblico fortissimo di tutto ciò che avviene». Silvestrini, presidente della Fondazione Idis, a queste parole del sindaco proprio non ci sta, ricordando che il rogo è stato «un attentato, è bene che nessuno lo dimentichi, di cui la Fondazione è vittima. Lo dico a tutti e lo ricordo al sindaco de Magistris, affinché non accada ancora una volta che le vittime si trasformino in colpevoli […]». E ancora Silvestrini ricorda:  Come doveroso, abbiamo garantito la più ampia collaborazione con la magistratura e le forze dell’ordine, perché abbiamo subìto un attentato criminale che, lo voglio ricordare, aveva l’obiettivo di cacciare Città della Scienza da dove si trovava e di far fallire la Fondazione; un attentato contro Napoli, contro la cultura e contro chi lavora a e per Città della Scienza». Infine, Silvestrini trova offensiva l’indagine della Digos sui registri contabili della Fondazione, che, chiarisce, sono sempre stati trasparenti e limpidi e messi da subito a disposizione per le indagini. C’è da dire che l’incendio a Città della Scienza è stato un colpo duro non solo per la città di Napoli ma per tutti coloro che hanno fatto grande quel polo scientifico che aveva inorgoglito la città partenopea e aveva lanciato una sfida a chi non credeva che il progresso potesse partire dal Sud. Definito come il primo museo scientifico interattivo di seconda generazione “Hands-on” realizzato in Italia, ovvero costruito su percorsi esperienziali, Città Della Scienza continua a vivere e la ricostruzione ripartirà per la fine del 2014.

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