Benvenuti ad un nuovo numero di History in Making. Dopo il viaggio nell’età classica, fra l’era di Pericle e quella di Augusto, la serie dedicata ai volti del potere approda ora in Oriente, e precisamente in Turchia: oggi si parlerà di Solimano il Magnifico.

Suleyman Khan è stato sovrano dell’Impero ottomano dal 1520 al 1566, in pieno Rinascimento e, soprattutto, è contemporaneo alla spaccatura della Chiesa d’Occidente a seguito della riforma luterana.

L’attributo il Magnifico era stato attribuito, fra gli altri, a Lorenzo de’ Medici. Perché attribuirlo anche ad un nemico della Cristianità? La grandezza del regno di Solimano è data da diversi fattori. Ampliò di molto il suo impero, occupando gran parte del Mediterraneo e dell’Europa Orientale, giungendo ad assediare Vienna, e abbatte la Persia. Prende sotto il suo controllo i pirati barbareschi, terrorizzando il Mediterraneo.

Ma, soprattutto, Solimano fu un mecenate e protettore delle arti. Istanbul cambiò il suo volto grazie ai lavori edilizi ordinati da Solimano, fra cui la Suleymaniye, la moschea che da lui prende il nome. A Gerusalemme, invece, fa restaurare la Moschea della Roccia. I turchi lo chiamavano e lo chiamano in altro modo: Kanuni, ossia il legislatore, idealmente successore di Giustiniano, che, come Solimano, regnò a Costantinopoli. Scrive poesie d’amore, da giovane, e religiose, in vecchiaia.

L’Impero ottomano affascinava e spaventava l’Occidente. La possibilità di una conquista totale dell’Europa da parte degli Ottomani era ritenuta molto concreta. Le discussioni sui Turchi e le Crociate erano sulla bocca di chiunque, il cittadino medio oggi parla di calcio, ieri di Solimano.

Solimano, al contempo, rappresenta anche un modello con cui confrontarsi, per vedere i difetti interni. Guicciardini, ad esempio, apprezza la rapidità della giustizia ottomana. Gli Ottomani rappresentano uno strumento per migliorare le proprie esistenze. Non vi era servitù nell’Impero ottomano (e non vi era neanche nobiltà).

Quindi la conquista turca poteva esser vista, contemporaneamente, come una catastrofe o una rinascita.

Solimano è un sovrano dai molteplici titoli: è sultano (detentore dell’autorità politica), califfo (successore di Maometto), khan (sovrano dei turchi), scià (sovrano dei Persiani). Rivendica anche, e questo è da sottolineare, il titolo di Cesare e d’imperatore, dopo la presa di Costantinopoli, fino ad allora sede imperiale. Il papa protesta, per lui un tiranno non può essere imperatore.

Non per tutti, però, Solimano era un tiranno. I veneziani conservano buoni rapporti con i Turchi, per via dei commerci nel mediterraneo. Gli ambasciatori veneziani a Costantinopoli riveriscono Solimano. Una società commerciale veneziana fabbrica, per Solimano, un set di gioielli.

L’impero ottomano diventa, in quell’epoca, il rifugio per i cosiddetti rinnegati, che abbandonavano il mondo cristiano e sceglievano di vivere sotto l’impero di Solimano. Mai i Turchi si convertivano e si integravano nella società cristiana. Diverse volte, invece, accadeva l’inverso. Dopo la conversione i rinnegati ex cristiani riescono ad assumere posti di rilievo nella macchina organizzativa ottomana, diventando addirittura pascià o ammiragli.

L’Impero aveva bisogno di accogliere personale specializzato, a causa della sua arretratezza tecnologica. I musulmani davano grandi opportunità ai cristiani portatori di conoscenze e tecnologie. Inoltre l’assenza di una nobiltà per nascita faceva in modo che la scalata sociale fosse maggiormente praticabile rispetto alla società europea. Tutti i funzionari erano nominati per merito e solo dopo Solimano la situazione inizia a fossilizzarsi con l’ereditarietà del titolo.

Bisogna però considerare la funzione della nobiltà in Occidente: essa temperava il potere del sovrano, mentre nell’Impero ottomano vigeva l’assolutismo.

Periodicamente i turchi strappavano alle famiglie cristiane giovani da far crescere per trasformarli in giannizzeri, i membri del corpo scelto dell’esercito. Sono un corpo d’èlite, favoritissimi dal sultano. Il nucleo più importante delle truppe ottomane, quindi, era formato da ex cristiani, che parlavano il serbo piuttosto che il turco.

Una nutrita minoranza di questi ex cristiani diventava cavalieri della guardia imperiale, pascià, visir, ammiragli, il gruppo dirigente dell’impero è composto da ex cristiani. Tale meccanismo era dovuto, probabilmente, dalla volontà del sovrano di affidarsi a uomini modellati nella sua corte, schiavi più che semplici funzionari, senza legami se non con il sovrano, a cui devono tutto.

Altro paradosso è che tutti questi ex cristiani erano reclutati fra la povera gente. Gli europei erano sorpresi dal fatto che i grandi funzionari non avessero alti natali, ma fossero, perlopiù, figli di pastori.

Sotto l’Impero ottomano vivevano non pochi cristiani ed ebrei, il governo garantiva il culto, sebbene i fedeli non musulmani dovessero pagare delle sovrattasse. Altra differenza rispetto all’Occidente, dove era proibito costruire moschee e i musulmani erano periodicamente espulsi (ad es. in Spagna).

Alla lunga, però, l’Impero ottomano divenne immobile. L’economia era stagnante, il potere del sovrano divenne dispotico. Il divario tecnologico con l’Occidente aumenta sempre di più. L’Impero ottomano ignora totalmente la stampa, mentre in Europa i libri si moltiplicavano. Gli scontri per la successione al trono erano sanguinosi, il sovrano che emergeva spendeva senza preoccuparsi del dissesto finanziario, e viveva in un lusso straordinariamente opposto alla povertà dei suoi abitanti.

Dopo Solimano, progressivamente la paura del turco scompare. La distanza fra Occidente e Oriente ottomano si fa sempre più netta. Gli Europei, nel XVIII secolo, vedevano gli orientali come i nuovi barbari: e, sotto molti aspetti, avevano completamente ragione.

Stay Tuned!

PS. Il testo è basato su Solimano il Magnifico, saggio di Alessandro Barbero.

 

Davide Esposito