– DI ETTORE BARRA
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10543165_10203920755041020_477602835_nTorna a tenere banco, in questi giorni, il problema della censura del crocifisso nei luoghi pubblici. Anche l’ineffabile Serra, impavido paladino dello Stato laico, scende in campo. Ecco allora pronto lo sfoggio del vasto inventario di luoghi comuni, del gesto politico “schiettamente intollerante”, “ostile alla laicità”, “indifferente alle altre fedi religiose”. Tutte espressioni ripetute stancamente e così a sproposito da perdere quasi di significato. Fin qui, pertanto, tutto nella norma (siamo su Repubblica, se non ci aveste fatto caso). Serra però prova a metterci del suo e allora sostiene di ergersi a difesa della Chiesa: la presenza del simbolo cristiano sarebbe così un affronto prima di tutto verso la stessa fede cristiana: perché aprirebbe immediatamente la strada a forme di cesaropapismo (?). Curiosa teoria politica che applicata alla storiografia non mancherebbe di portare risultati interessanti. A questo punto anche l’Italia del periodo post-unitario – quella “laica” di Porta Pia – andrebbe considerata “cesaropapista”,  visto che lo Statuto albertino riconosceva il Cattolicesimo come Religione di Stato e imponeva il crocifisso nelle scuole. Ma il vero disastro viene dopo, con l’argomentazione storica che dovrebbe fare da contraltare alla “stupida grossolanità” di chi non condivide l’ideologia radical-laicista. Per Serra, infatti, il richiamo alle radici storiche, “alla nostra storia”, non vale. Infatti abbiamo avuto anche “il paganesimo, l’umanesimo, l’illuminismo, la borghesia napoleonica, Porta Pia e lo Stato laico, l’ateismo socialista e anarchico”.

Il Cristianesimo, quindi, sarebbe uno dei tanti fenomeni che hanno condizionato la nostra storia. Si direbbe anche cronologicamente molto limitato, magari da collocare tra il paganesimo e l’umanesimo. Questo quando il Cristianesimo ha permeato ogni aspetto della vita culturale e sociale degli ultimi duemila anni, tanto che – visto fuori da questo contesto – ogni fenomeno della storia europea perde di significato. Procediamo con ordine. Il paganesimo. Sarebbe rimasto qualcosa della grande civiltà pagana ormai auto-dissoltasi, se il suo immenso e vario patrimonio non fosse stato salvato dalla Chiesa? Che cosa ci sarebbe giunto della letteratura antica, per esempio, senza l’opera dei copisti attivi nei monasteri? E la storia europea sarebbe stata la stessa se i “barbari” conquistatori non si fossero – paradossalmente – convertiti alla religione dei conquistati, sposando anche la cultura romano-cristiana?

Serra cita poi, in contrapposizione al Cristianesimo, l’umanesimo. Come se gli umanisti fossero stati degli abbonati di Micromega invece di ferventi cristiani, come Petrarca o Erasmo. Poi c’è l’illuminismo. Ma Serra non si chiede perché esso sia nato in Europa e non in India (mancavano forse qui delle religioni da criticare?). Perché in Europa sia nata una civiltà contraddistinta da uno sviluppo filosofico e scientifico inimmaginabile per tutte le altre. Perché sempre qui nacque quel fondamentale istituto, l’Università, prodotto del Medioevo cristiano che – come illustrato da Edwart Grant – costituì uno dei prerequisiti fondamentali  della Rivoluzione scientifica. Ma perché proprio in Occidente dovevano nascere cose come la scienza e la democrazia moderna, esportate poi nel resto del mondo? Forse perché Galileo e i suoi colleghi credevano che l’Universo fosse governato da leggi razionali stabilite da un Creatore, l’impronta del quale poteva essere ricercata nel “libro della Natura”. E la nascita della democrazia moderna forse ha qualcosa a che fare col concetto universale di “persona umana”, dotata di libertà (e non preda di un Fato) e di diritti, prodotto di una lunga elaborazione del pensiero occidentale.

Si potrebbe continuare a lungo, ma tutto questo a Serra non importa. Lui guarda alla borghesia napoleonica, e ad eventi epocali come quello di Porta Pia. Ovvero all’eroica breccia aperta nelle mura di una città senza difesa, abitata da una popolazione restia alla sua “liberazione”. Con la fondazione di uno Stato laico – per la verità piuttosto anticristiano, ma sembra che ormai sia lo stesso – destinato ad essere presto fagocitato dal totalitarismo, fascista prima e – in diversa misura – comunista subito dopo. E così l’ateismo socialista, alla radice di una delle più cruente esperienze storiche, assume la stessa importanza del bimillenario Cristianesimo che – come spiega benissimo Rodney Stark – ha di fatto creato la civiltà occidentale. L’eredità del Cristianesimo è così forte da essere davanti ai nostri occhi, con i monasteri e le chiese che caratterizzano le nostre città. Eppure, tutt’a un tratto, Togliatti, Cicerone e Voltaire sono diventati più importanti di quel Crocefisso a cui tutti gli europei hanno guardato per migliaia di anni. E che adesso non devono vedere più, nemmeno per sbaglio.

Il problema non sta nella presenza del Crocifisso nei luoghi pubblici. Il vero problema è la messa in liquidazione di un’intera civiltà che sembra debba vergognarsi di se stessa, farsi da parte per andare più velocemente incontro a quel Nulla Assoluto di cui Serra è sacerdote.

1 COMMENTO

  1. Articolo veramente interessante. Spesso si dibatte sulle nostre radici senza riuscire a dare la giusta dimensione ai fatti storici. Si ignora l’enorme peso che ha avuto il Cristianesimo nel forgiare non solo l’Italia, ma l’intera Europa. Il passaggio sul cesaropapismo di Serra, inoltre, è veramente senza senso…

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