– DI NICOLA PUCA
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Fin dove può spingersi il potere della musica? Di sicuro tanto in là da diventare un principio di vita di alcuni, una via d’uscita dall’esistenza di altri. La musica è l’inseparabile amica di ognuno di noi, da chi la ascolta o la compone, a chi fa entrambe le cose. E’ un mondo di emozioni in cui tutti veniamo catapultati volenti o nolenti, e negarvi l’accesso anche al peggiore individuo di questo universo, sarebbe un abominio.
I carcerati di tutto il mondo vivono ogni giorno in condizioni disagiate non solo per la fatiscenza dei locali in cui sono adibiti, ma anche per la soppressione forzata di alcuni piccoli benefici che ne migliorerebbero il tenore di vita e il recupero sociale. La direttiva a tempo determinato sul servizio carcerario -approvata l’anno scorso in Inghilterra- ha calpestato alcuni fra i privilegi dei detenuti britannici, i quali, d’ora in avanti, potranno, solo se lo meritano, suonare chitarre esclusivamente cordate in nylon, mentre le corde in acciaio sembrano essere state messe al bando.
La specificità di tale divieto ne dimostra l’infondatezza; i motivi per cui sia nata la spasmodica fobia nei confronti dell’acciaio delle corde di una chitarra acustica o elettrica, non sono venuti ancora a galla chiaramente, e se lo faranno, non riscontreranno grande successo. E’ probabile che debba essere vista come una misura di sicurezza, dato che l’acciaio e materiali affini potrebbero essere usati, nelle menti di chi li ha proibiti, anche per scopi meno nobili, ma non sono argomentazioni valide, dal momento che in molte altre carceri del mondo -vedi anche Italia, nello stabilimento di Canton Mombello, fra i tanti- la musica è considerata un’attività riabilitativa, e la direzione mette a disposizione il necessario, in termini di strumentazioni e amplificazioni, per iniziare dei veri e propri corsi di musica controllati.
La questione britannica è emersa soltanto di recente, dopo che un blog sui diritti umanitari ha segnalato il problema. Doppio, perché l’Instruction di cui sopra nega ai detenuti anche la possibilità di ricevere libri dall’esterno. E allora subito si sono mossi in tanti, a partire da svariati artisti tra David Gilmour (Pink Floyd), Ed O’ Brien (Radiohead) e Johnny Marr (The Smiths), che hanno firmato una lettera di proteste indirizzata al ministro della giustizia Chris Grayling e pubblicata su The Guardian il 28 aprile scorso.
C’è stata una crescita preoccupante del numero delle morti autoinflitte a partire da quando questo decreto è stato introdotto. Dall’ottobre del 2013, quando soltanto un decesso è stato riportato, ci sono state cinquanta morti autoinflitte, più del doppio della cifra relativa allo stesso periodo dell’anno scorso.”
E’ quanto si legge in alcune righe del documento. Possibile, dunque, che tali dati siano scaturiti anche a causa del decreto su chitarre e libri? Anche più di una possibilità. Il senso di questa iniziativa mediatica non deve essere preso sottogamba. Nell’intera sfera di attività riabilitative, forse, finora è stata sottovaluta l’importanza etica e sociale dello studio di uno strumento, della storia della musica, della condivisione di interessi e delle sessioni di gruppo. Lì dove ve ne sono testimonianze, la musica ha aiutato, e aiuta ancora, i carcerati ad imparare ad aprire gli occhi e a conoscere nuove realtà al di là di quelle malate in cui hanno vissuto.
Non è stato facile creare fin da subito l’atmosfera adatta per delle lezioni di musica appropriate. Neanche in una tra le carceri italiane in cui tale attività si svolge regolarmente, vedi Bollate, Opera, Canton Mombello e altri, è stato facile radunare i carcerati e introdurli al mondo della musica; ci sono voluti i fondi e i sacrifici di alcuni a far arrivare strumentazioni e materiale didattico. E va da sé che la pratica batte la teoria. 
La vicenda inglese rimane tutt’ora aperta, in attesa di risposte da parte del governo, che dovrà ad ogni modo giustificarsi, e farlo nel migliore dei modi, se non vuol perdere di credibilità. E’ lo stesso governo, infatti, ad aver prima dichiarato di vedere la musica come un’importante attività riabilitativa nelle carceri, e ad essersi poi calpestato i piedi con questo decreto.
 
La musica è armonia dell’anima, dice Baricco, è la tua unica amica, cantava Jim Morrison. La musica demolisce le mura, fa allargare le sbarre, ma soprattutto demolisce la tristezza.