– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

 

BrainchBuongiorno a tutti, fedeli lettori. Con questo titolo, spero di aver attirato i fan di Twilight, Vampire Diaries, e magari anche qualcuno di Buffy. Ma non è di canini aguzzi e giugulari che voglio parlare – non in senso letterale, quantomeno. Oggi i vampiri vanno parecchio di moda, le ragazzine impazziscono alla vista di attori con le occhiaie, il viso pallido e smorto (per cui sto seriamente pensando di propormi ai produttori di Hollywood) e questo mi ha dato da riflettere: perché tale successo non può essere un caso e a ben pensarci, non lo è per niente.

Voglio dunque instaurare un nuovo paradigma socio-economico, o meglio, soltanto renderlo noto, perché in effetti esiste già da tempo ed è stato semplicemente nascosto sotto altri termini più cogenti, come spread, deflazione, fiscal compact,e ovviamente selfie. Se oggi dovessimo scattarci un selfie, che immagine verrebbe fuori?, si chiedeva Renzi nel discorso di insediamento alla presidenza del semestre europeo: con ogni probabilità, un dito medio alzato. Ma nessuno ha il coraggio di dirlo o di scriverlo, così lo faccio io. Le chiacchiere sui conti in ordine, la solidità finanziaria e l’impegno prioritario verso crescita e occupazione lasciano il tempo che trovano; qualcosa è stato fatto, non lo nego, ma sentirsi dire che il peggio è passato, che la crisi è alle spalle e che ci attende un futuro radioso suona come un’offesa mortale al buonsenso e alla dignità di milioni di italiani ed europei. Ma c’è di più, ed arrivo subito al punto: il capitalismo è morto.

Più che uno spauracchio per hippies e no-global, il capitalismo è stata una vera ossessione fin dalla rivoluzione industriale, con l’emergere di nuovi modelli produttivi e il radicale mutamento di bisogni e mercati: chi non ricorda le alienanti catene di montaggio negli stabilimenti della Ford di inizio ‘900? E se il pensiero vi è corso immediatamente a quello che la FIAT (pardon, la FCA) sta attuando in questi lugubri anni di marchionnismo, non posso biasimarvi; ma la differenza è sostanziale, oso dire, è fatidica. Non c’è bisogno di indossare le vesti da neo-intellettuali, scomodando gli economisti più chic e più in voga come Stiglitz e Fitoussi, dispensando citazioni impegnate con elegante serendipità e aggiungendo spillette alle proprie immagini del profilo. Il capitalismo è morto e sepolto come il Dio di Nietzsche e a grondare di denaro insanguinato sono le mani degli uomini; come sempre, ancora una volta.

E con questo, arriviamo ai vampiri. Il meccanismo che regolava gli ingranaggi capitalistici era una spirale perversa di domanda ed offerta, produzione e vendita, ed era tenuto in equilibrio dal consumismo più bieco e indolente. Ma il deflagrare della crisi, e non parlo del 2008 ma già del 2001, nell’immediato post-11 Settembre, ha spezzato in modo irreparabile corde e rondelle di questa logica, mutando i comportamenti degli attori economici in modo subdolo ma evidente. Con la finanziarizzazione esasperata e la speculazione nuova strategia unica di breve, medio e lungo periodo, si è compiuto il cambio di paradigma, che ho deciso di chiamare, per l’appunto, vampirismo.

Non c’è più denaro nelle tasche dei consumatori – il brusco rallentamento dell’inflazione ne è una riprova – e i colossi del mercato se ne sono accorti; così hanno iniziato a risucchiare quel poco che ne rimaneva attraverso politiche di schiavismo economico e contrattuale, come sciacalli che divorano carcasse già spolpate fino all’osso, lasciando che a foraggiare la circolazione di moneta fossero le Banche Centrali attraverso misure pseudo-espansive, utili soltanto a creare un pantano fangoso di liquidità nei forzieri degli istituti bancari. Il tutto con la compiacenza ipocrita di burocrazie e governi, che hanno fatto spallucce giustificando ogni violazione dei diritti, ogni atto criminale, ogni furto perpetrato ai danni della collettività, con un immaginifico “bene superiore” molto simile a certe idolatrie medievali.

Per anni si è proceduto a collettivizzare i debiti e privatizzare i profitti, nella malsana convinzione che fosse necessario per la salvaguardia del sistema. Restando in Italia, ne sono esempi lampanti i casi della compagnia di bandiera, Alitalia, e della tanto decantata FIAT. Aziende malgestite e tenute a galla dagli interventi pubblici, finite in svendita sulle bancarelle o delocalizzate con buona pace dei lavoratori, che nel nuovo paradigma potremmo collocare nell’àmbito dei costi variabili, insieme alla benzina e alle spese di rappresentanza. Mentre le banche ricevevano dagli istituti centrali denaro a tassi irrisori da reinvestire nei debiti sovrani anziché nell’economia reale, lasciando a morire centinaia di migliaia di aziende e castrando la capacità produttiva, a tutto vantaggio dei vampiri.

Non c’è nulla di umano in questi personaggi, nonostante le apparenze: invece che nei castelli della Transilvania, vivono in lussuosi attici metropolitani o in ville abusive sui paradisi fiscali; invece che di notte, escono durante gli orari di apertura delle Borse, per rintanarsi al suono della sirena a bere champagne allungato col sangue dei disoccupati suicidi. A tal proposito, l’INAIL ha registrato il nuovo minimo storico di morti bianche nel 2013: soltanto 660. Il prossimo obiettivo del Governo sarà dunque trovare un colore a chi si uccide perché non ha lavoro.

I vampiri sono molto più pericolosi dei capitalisti, perché agiscono nell’ombra, mantenendo una facciata da normali aziendalisti, passando spesso per onesti patrioti che dispensano quattrini in favore del Paese subendo vessazioni fiscali ed ingratitudini istituzionali. I vampiri sono questo e anche di più, hanno i volti scavati dall’ossessione di potere e gli occhi stanchi dalla ricerca della prossima preda, gli artigli ben curati per non strappare l’abito scuro di Armani e il sorriso funereo di chi ama la morte come e più della sua stessa vita. E un sistema nelle mani di tali individui è destinato a durare poco, molto poco, fino alle convulsioni da dissanguamento, fino all’ultimo spasimo di lucidità del pianeta prima del silenzio eterno.

O, forse, fino a quando non decideremo di intagliare paletti acuminati e andare a caccia.