Il “volto del potere” di cui parleremo oggi è uno dei personaggi più noti ed affascinanti che abbiano mai messo piede sulla Terra, esempio di come si possa costruire un Impero dal (quasi) nulla: Napoleone Bonaparte.

Napoleone, come tanti altri “grandi”, compie grandi imprese da giovanissimo. Nel 1793, a soli 24 anni, è comandante dell’artiglieria durante l’assedio di Tolone, e la buona riuscita dell’operazione gli consente di diventare generale. Nel 1795 seda una ribellione filo monarchica a Parigi, il che gli fa acquisire la stima del Direttorio. Nel 1796 sposa Josèphine Beauharnais e diventa capo dell’Armata d’Italia: è l’anno della svolta per lui. L’Armata d’Italia era un esercito secondario, ma lui lo trasforma in un contingente in grado di sconfiggere piemontesi  austriaci, occupando Milano.

Napoleone è un abilissimo comandante, ha la fiducia dei suoi soldati e grandi abilità tattiche. Dimostra le sue abilità politiche col trattato di Campoformio, con cui cede Venezia, senza alcun problema, all’Austria. Quando torna a Parigi nel dicembre 1797 viene accolto con tutti gli onori.

Tra il 1798 e il 1799 è impegnato in Egitto, in una grossa spedizione che è stata fallimentare dal punto di vista bellico. Dal punto di vista scientifico, invece, il ritrovamento della Stele di Rosetta fu epocale. La situazione in Francia intanto precipita, il Direttorio è in forte crisi ed emerge l’idea di un colpo di stato per cambiare radicalmente la situazione. Sieyes e Talleyrand, protagonisti dello scenario politico francese, decidono di appoggiarsi a Napoleone, il grande generale. Sieyes e Napoleone si incontrano poco prima della data decisa, 18 e 19 brumaio (9-10 novembre).

Il piano è questo: il 9 novembre 1799 vengono spostati tutti i parlamentari in un unico palazzo a Saint-Cloud, fuori Parigi, col pretesto di un pericolo di un’imminente insurrezione. La seconda fase prevede che Napoleone riesca a convincere i parlamentari a sciogliere il Parlamento per costituire un governo provvisorio. La prima mossa va a segno, la seconda no, Napoleone non riesce a convincere i parlamentari che reagiscono in malo modo.

Il piano viene cambiato: Napoleone chiama i suoi soldati che cacciano i deputati da Saint-Cloud. Quella che stava diventando una tragedia per Napoleone si trasforma nel suo trionfo. Si presenta come salvatore della patria, tornato dall’Egitto per salvare il paese dai torbidi interni e inaugura il “bonapartismo”: le premesse democratiche non vengono abbandonate, ma si intende il popolo come uno solo e indivisibile, tale che la sua volontà non possa e non debba essere espressa da una moltitudine di partiti, ma da un’unica forza politica, che ha la sua base nell’esercito, guidato, appunto, da Napoleone.

Il 25 dicembre 1799 entra in vigore la nuova Costituzione: il governo è affidato a tre consoli di cui uno, il primo console, ha poteri maggiori, ossia Napoleone. Il plebiscito i cui risultati sono proclamati il 7 febbraio del 1800 vede la stragrande maggioranza dei votanti approvare la nuova Costituzione.

Le modifiche non si fermano. Saranno riorganizzati gli apparati statali, sarà stipulato nel 1801 il concordato col Papato e verrà approvato il Codice civile ad inizio 1804. La legislazione napoleonica diverrà la base della legislazione dell’intera Europa occidentale. Al contempo erano state annullate le libertà politiche e la stampa veniva sottoposta a censura.

Il 18 maggio 1804 Napoleone viene dichiarato titolare della dignità imperiale. Il potere si concentra ancor più nelle sue mani, mentre gli altri organi previsti dalla Costituzione vengono depotenziati. Anche in questo caso il meccanismo del Plebiscito arride a Napoleone, ma viene integrato dal rito dell’incoronazione, che avviene il 2 dicembre.

Lo scenario è la cattedrale di Notre-Dame, affollatissima. Ad incoronare Napoleone c’è papa Pio VII. Napoleone presta il giuramento che i sovrani francesi prestavano prima di lui. Lui e sua moglie, inginocchiati davanti al papa, vengono unti, segno della sacralizzazione del sovrano. Ma avviene un’innovazione: Napoleone si alza, prende la corona e si incorona. Così Napoleone minimizza il ruolo del papa, che, teoricamente, avrebbe dovuto incoronare il francese.

Esattamente un anno dopo, il 2 dicembre 1805, Napoleone è impegnato ad Austerlitz, dove l’esercito francese si scontra con quello austriaco, sostenuto dall’esercito russo: la battaglia è un trionfo per l’esercito napoleonico.

Fra 1805 e 1812 Napoleone giunge a controllare tutta l’Europa continentale, dopo aver legittimato ancor più il suo dominio sposano il 1 aprile 1810 Maria Luisa d’Austria. Il controllo dei territori è serrato, sono presenti soldati, funzionari politici e civili francesi ovunque, le tasse opprimono la gente ed è visto come negativo anche l’obbligo di usare la lingua francese per tutti gli atti ufficiali nei territori direttamente annessi alla Francia. Emergono resistenze nazionaliste antifrancesi, il dominio francese alimenta la nascita del nazionalismo che avverrà nel corso del secolo.

Le vittorie militari sono l’elemento legittimante di Napoleone, che ne ha continuo bisogno. Per tale ragione decide di invadere la Russia, nonostante le condizioni sfavorevoli. La sconfitta con la Campagna in Russia precede la sconfitta successiva contro le forze antinapoleoniche e l’esilio all’isola d’Elba, dove arriva il 4 marzo 1814.

Ma non è ancora finita: il 1 marzo 1815, quasi un anno dopo, Napoleone fugge dall’Elba e arriva a Parigi il 20 marzo. Riorganizza il suo esercito e i nemici tradizionali rispondono con l’ennesima coalizione. Napoleone è definitivamente sconfitto a Waterloo il 18 giugno 1815 e si consegnerà agli Inglesi il 15 luglio, per poi venire esiliato a Sant’Elena, dove morirà il 5 maggio 1821.

Il mito di Napoleone diventerà ancora più grande, nonostante la fine. Manzoni lo celebrerà col 5 maggio, poesia fatta imparare a memoria agli studenti italiani.    Nel 1840 il corpo di Napoleone verrà fatto portare da Sant’Elena a Parigi. Il 1861 vengono completati i lavori per la costruzione della tomba di Napoleone, da allora meta di pellegrinaggio.

Napoleone ha rappresentato una nuova figura di regnante, emerso dal popolo, che puntava tutto sul suo carisma. Continuamente ostentava il consenso popolare che rappresentava la base della sua autorità, contrariamente al tradizionale potere monarchico. Il potere bonapartista è una dittatura appoggiata, se così si può dire, dal popolo. Il sistema politico di Napoleone, la dittatura che agisce in nome del popolo, anticipa le grandi dittature totalitarie del XX secolo, di cui parleremo nei prossimi numeri.

Stay Tuned!

PS. Questo numero è basato sul saggio “Napoleone e il bonapartismo” di Alberto Mario Banti

 

Davide Esposito