– DI MARIA STELLA ROSSI
mariastella.ros@gmail.com

 

Papa Francesco è probabilmente il pontefice che la maggior parte dei cristiani stava aspettando. Innovativo, aperto, ma al tempo stesso ben legato alla tradizione cattolica, ha saputo far incontrare il pensiero moderno con quello antico.

Insediatosi da poco più di un anno, il vescovo di Roma e capo della Chiesa è stato fin da subito capace di attirare consensi e guadagnare ammirazione e rispetto anche di chi nel corso degli anni si è distaccato dal mondo cattolico. Come dimenticare, del resto, il timido saluto alla folla in Piazza San Pietro pochi secondi dopo la sua proclamazione o il rifiuto di utilizzare la Papamobile?

Eppure, nonostante la dolcezza dei suoi gesti, lo stile di vita umile e il tono di voce calmo e pacato, il pontefice argentino non ha mai avuto paura di parlare di temi ritenuti scottanti come la pedofilia e la mafia.

In un’intervista rilasciata a Eugenio Scalfari per il quotidiano la Repubblica, Papa Francesco ha esordito con parole dure, ma d’effetto: “la corruzione di un fanciullo è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare e la Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma purtroppo anche noi abbiamo questa lebbra in casa.”

Un mea culpa che pone dunque la pedofilia come uno dei nemici principali da combattere all’interno del mondo ecclesiastico, anche se, a detta dei fidi collaboratori di Papa Bergoglio, i casi di vessazioni sessuali da parte dei prelati a danno di minorenni si aggirano attorno al due percento. Una stima che appare comunque troppo bassa se si prendono in considerazione le migliaia di denunce venute a galla negli ultimi anni e che hanno portato sempre più fedeli ad allontanarsi dalla Chiesa.

Tuttavia, nonostante il riscontro di una stima stranamente bassa, il pontefice reputa comunque gravissimo sapere che “il due per cento dei pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili.

L’intervista portata sapientemente avanti da Scalfari, non si è limitata soltanto al tema pedofilia, ma ha anche toccato la questione mafia, soprattutto dopo la scomunica ai mafiosi effettuata proprio dal Papa durante la sua visita in Calabria, e i recenti episodi di Oppido Mamertina e il rifiuto di alcuni ‘ndraghetisti rinchiusi nel carcere di Larino a presenziare alla messa domenicale.

La nostra denuncia della mafia non sarà fatta una volta tanto, ma sarà costante.” – ha promesso il pontefice, parlando anche del pentimento in punto di morte. “Noi non giudichiamo, ma il Signore sa e giudica. La sua misericordia è infinita, ma non cadrà mai in trappola. Se il pentimento non è autentico la misericordia non può esercitare il suo ruolo di redenzione”.

Parole dure e d’effetto, che non vanno a toccare solo i boss della malavita o i sacerdoti che “tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso”, ma anche le donne legate a loro da vincoli familiari. “Le donne che frequentano assiduamente le Chiese dei loro paesi, pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?

Insomma, il messaggio di Papa Francesco appare abbastanza chiaro: guerra alla pedofilia all’interno della Chiesa e alla mafia, ma soprattutto mai dare per scontato il perdono del Signore. Dio sarà sì misericordioso, ma non è detto che lo sia anche con chi si fa portatore di peccati così gravi, malefatte su cui anche per il divino è impossibile passare sopra.

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