– DI MARCO DI DOMENICO
marco.didomenico@liberopensiero.eu

 

Capitolo 1 – Geografia e nazionalismo

Inizia, oggi, un lungo percorso che ci porterà a capire meglio cosa stia succedendo in Medio Oriente e, soprattutto, perché la situazione è così intricata. Ma per farlo, bisogna ripercorrere tutte le tappe e cominciare a raccontare la storia da molto lontano. Molti dei concetti e dei nomi trattati verranno ripresi nelle prossime puntante, quindi niente paura se, per il momento, qualcosa non è chiaro: alla fine del viaggio ci sarà un quadro ben delineato.

 

palCos’è la Palestina? Una regione che, attualmente, comprende lo Stato d’Israele, la Cisgiordania e la striscia di Gaza. Si estende in direzione ovest-est dal mar Mediterraneo al fiume Giordano, in direzione nord-sud dal Libano al golfo di Aqaba e alla penisola del Sinai.

La descrizione geografica appare impeccabile, ben definita ed insindacabile. Ma non tutti la pensano così: secondo i sionisti revisionisti (di estrema destra) ed il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (di estrema sinistra) la Palestina comprenderebbe anche la Giordania (celebre la frase <<La strada per Gerusalemme passa per Amman>>).

 

Il conflitto tra Israele, palestinesi e vari paesi arabi riguarda, per dirla in parole povere, la proprietà della terra: gli immigrati ebrei e i loro discendenti e gli arabi palestinesi rivendicano entrambi il diritto esclusivo di abitare e di dominare la Palestina.

 

Bisogna mettere a fuoco la terra in questione: al centro della Palestina, si estende una fascia collinare che va dal Libano, a nord, al deserto del Negev, a sud. Una fascia collinare interrotta dalla valle di Jezreel, per millenni la principale via commerciale tra Mediterraneo ed Asia sudorientale. A sud della valle, si trova l’area collinare di Gerusalemme, il cui altopiano costituisce oggi la Cisgiordania, quella che i palestinesi chiamano <<Riva occidentale occupata>> e il governo israeliano <<Giudea e Samaria>>. Una zona popolata essenzialmente da palestinesi, insediati nelle città principali: Nablus, Ramallah, Hebron e Gerico (sede originaria dell’Autorità nazionale palestinese). Ad occidente della zona collinare, si estende la piana costiera, in cui durante il XIX si sono sviluppati due centri di immigrazione: Tel Aviv (fondata nel 1909 come sobborgo ebreo di Giaffa) e Haifa (principale porto israeliano, costruito da un vassallo ottomano e ampliato sotto il mandato britannico). Ad est, si estende la depressione giordana: bassopiano che si trova al di sotto del livello del mare. Sulla costa mediterranea, infine, si trova la striscia di Gaza, ritenuta il territorio più densamente popolato al mondo.

Al centro dell’entroterra si trova Gerusalemme. Per secoli è stata un importante centro religioso. Per gli ebrei è la capitale del Regno di Davide e di Salomone, in cui si trova il Muro del pianto, unica rovina rimasta dell’antico tempio; per i musulmani è il luogo in cui Muhammad ascese al cielo; per i cristiani è il luogo della passione e crocifissione di Gesù.

 

La lotta per il dominio della Palestina contrappone due movimenti nazionalisti: il sionismo e il nazionalismo palestinese/arabo.

Ogni popolo costruisce una narrazione storica che fa risalire nei secoli un linguaggio senza continuità: la nazione. Ma solo il nazionalismo trasforma un sentimento di attaccamento ad una terra in azione politica.

 

Il sionismo si ritiene la massima espressione politica della nazione ebraica. Il racconto storico considera i regni di Davide e Salomone, nel X secolo a.C., il momento più alto della presenza ebraica in zona. Con la morte di Salomone, la comunità ebraica si frammentò politicamente, condannando il popolo ebraico alla diaspora, terminata con l’avvento del movimento sionista.

Anche la Bibbia, secondo il sionismo, fornisce le prove del dominio israeliano in Palestina. Per la Bibbia, la città di Gerusalemme è stata fondata dai Gebusei (a trovarne uno vivo si risolverebbero un bel po’ di problemi).

Alla vulgata sionista, i palestinesi contrappongono la loro presenza in Palestina al momento dell’immigrazione sionista. La ricostruzione palestinese inizia ai tempi della migrazione di Abramo, venuto a contatto con i popoli del luogo. Prima c’erano i Cananei, mentre un altro gruppo, i Filistei, è giunto in Palestina nel XII secolo a.C.; questi si federarono in una lega di cinque città: Ashod, Ascalona, Ekron, Geth e Gaza. Nel corso del tempo, sono stati raggiunti da un gran numero di arabi, provenienti dalla penisola arabica e sono entrati, quindi, a far parte del grande impero musulmano.

Sono state le invasioni turche a causare le decadenza della zona, divenuta massima con l’ultima fase dell’Impero Ottomano, incapace di reggere la concorrenza europea, responsabile della colonizzazione della zona (Francia e Gran Bretagna). Il culmine della decadenza è la “catastrofe” nazionale palestinese del 1948.

 

Entrambe le narrazioni presentano molte falle: tante sono le manipolazioni storiche e le affermazioni dubbie. Ma non bisogna sottovalutare gli aspetti del nazionalismi: questi sono dei potenti detonatori che possono orientare e condizionare i comportamenti dei loro adepti.