– DI MARCO PASSERO
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A inizio mese sul sito del Ministero della Salute sono stati pubblicati i dati relativi alle ispezioni Lea, monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza, per l’anno 2012. Solo 8 regioni su 16 sono risultate in regola con i servizi minimi garantiti nel settore della sanità. Si tratta di Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana, Umbria e Veneto, quest’ultimo primo della classe.

 

Inoltre questi test vanno purtroppo a rimarcare la divisione nord/sud, con il Mezzogiorno in gran parte fuori norma da questo punto di vista. In particolare, regioni come Campania, Lazio e Molise mostrano enormi problematiche relative ad assistenza ospedaliera, territoriale, riabilitazione, assistenza ai malati terminali e prevenzione. L’unica regione inadempiente nel settentrione è il Piemonte, che mostra criticità inerenti diverse questioni spinose, dal monitoraggio delle liste d’attesa alla contabilità.

 

Le regioni sottoposte alle verifiche Lea sono quelle a statuto ordinario, con l’aggiunta della Sicilia; si tratta di quelle regioni che hanno accesso al “Fondo Sanitario Nazionale”, di cui verranno private del 3% se risultassero ancora inadempienti (o del 2% se adempienti nell’ultimo triennio).

 

Gli adempimenti Lea rientrano nel “Patto per la salute”, accordo tra Stato e Regioni nell’ambito della sanità, siglato il 10 luglio scorso, per il triennio 2014-2016. Si tratta di un accordo finanziario e programmatico, legato alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, per migliorarne l’efficacia delle prestazioni e la qualità dei servizi. Il ministro della salute Beatrice Lorenzin esalta questo accordo raggiunto parlando di una “grande giornata per la sanità italiana”. Tra gli obiettivi legati alla salute, il Patto punta sull’assistenza territoriale, che dovrà essere il punto di riferimento della sanità del futuro, adeguandosi a necessità mutevoli e impellenti, in contesti di soccorso diversificati, con un contributo sul territorio che diventa fondamentale. Del resto, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è definito nell’ordinamento giuridico italiano, in cui non a caso si parla di “salute dei cittadini come diritto fondamentale dell’individuo, […], nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana”, principi che una società democratica che si definisce avanzata deve impegnarsi a perseguire ad ogni costo.