– A CURA DELLA DOTT.SSA GIOIA GIORDANO
per il portale Psicodialogando

 

C’è molta confusione riguardo il concetto di Intelligenza Emotiva. Ci si chiede cosa sia, se sia una nuova variabile psichica finora inesplorata o un nome nuovo per qualcosa di già conosciuto. Questo articolo non vuole avere la pretesa di chiarire cosa effettivamente sia l’intelligenza emotiva, ma vuole offrire un breve excursus sulla ricerca scientifica finora effettuata e i suoi orientamenti.

Il costrutto di Intelligenza Emotiva è ricco di aspetti innovativi ed è il frutto dello sviluppo e dell’approfondimento di una serie di teorie già formulate nell’ambito dello studio dell’Intelligenza e dell’Emozione.

Fino al 1969 con Binet e Spearman sono stati privilegiati gli studi sulla natura dell’intelligenza e sulle abilità cognitive di base. È solo dal 1970 che intelligenza ed emozione vengono integrati con gli studi di Cattell e Vernon, Sternberg e Gardner, che sostiene l’importanza di comprendere le emozioni proprie e altrui e afferma che le persone sono dotate di almeno sette intelligenze: Logico/Matematica, Linguistico/Verbale, Cinestetica, Visivo/Spaziale, Musicale, Intrapersonale, Interpersonale.

Nel 1990 Salovey e Mayer, definiscono l’Intelligenza Emotiva come  la capacità di comprendere e di utilizzare al meglio i vissuti interiori propri ed altrui. Questa intelligenza è una forma di intelligenza vera e propria ed è composta dalle abilità di:

Identificare le emozioni, Utilizzare le emozioni in maniera funzionale (in quanto le emozioni aiutano in compiti di ragionamento, giudizio e memoria), Comprendere le emozioni e i loro significati, Regolare e gestire le emozioni.

 

Goleman, nel 1995 ha reso popolare l’Intelligenza Emotiva definendola determinante nel successo della vita delle persone. Nel 1998 l’autore identifica 5 classi principali di competenze necessarie per una performance efficace a livello emotivo:

Regolazione delle emozioni nel Sé, Consapevolezza delle emozioni, Tendenze motivazionali, Empatia e Abilità sociali

 

Bar-On nel 1997 definisce l’Intelligenza Emotiva come una somma di  abilità non-cognitive, di competenze e capacità della persona per fronteggiare lo stress.

Capacità Intrapersonale, Capacità Interpersonale, Capacità di Adattamento, Strategie di Gestione dello Stress, Fattori Motivazionali e di Umore generale sono le costituenti dell’intelligenza emotiva concepita dall’autore.

 

Nel 2001 Petrides e Furnham hanno proposto una nuova definizione di Intelligenza Emotiva  descrivendola come “la capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui al fine di regolare adeguatamente le proprie espressioni emotive nella relazione con gli altri”.

A differenza degli autori precedenti, ipotizzano che l’intelligenza emotiva (IE) riguardi la sfera della personalità e non sia un’abilità/capacità misurata attraverso test di massimo rendimento.

Il tratto IE (o capacità di auto-efficienza emotiva), riguarda una costellazione di emozioni legate all’auto-percezione (Petrides e Furnham, 2001), non collegata al costrutto di intelligenza IQ.  (Derksen, Kramer e Katzko, 2002; Newsome, Day, e Catano, 2000; Petrides, Frederickson, e Furnham, 2004; Saklofske, Austin, e Minski, 2003; Van der Zee, Thijs, e Schakel, 2002; Warwick e Nettelbeck, 2004).

Questi autori dimostrano come Il tratto di Intelligenza Emotiva si associ positivamente con l’estroversione, con la coscienziosità, la soddisfazione lavorativa, con il commitment organizzativo, con il comportamento pro-sociale e con la sensibilità e correla negativamente con il nevroticismo, l’introversione, l’ansia, la psicopatologia, gli stili di coping disadattivi e lo stress lavorativo.

Si capisce allora perché il costrutto di intelligenza emotiva sia così importante da studiare e da approfondire.

Diversi studi presenti nella letteratura internazionale (Mavroveli, Petrides, Rieffe, Bakker, 2007; Furnham, Petrides, 2003; Martinez-Pons, 1997; Dawda, Hart, 2000) hanno dimostrato la rilevanza dell’intelligenza emotiva nei diversi contesti di vita degli individui. Le persone caratterizzate da alti livelli di questa intelligenza manifestano un miglior grado di qualità della vita e del benessere e sono meno frequentemente esposte a fenomeni di devianza sociale, ansia, depressione e dipendenze patologiche. Inoltre, esse tendono a stabilire sia relazioni sociali che di coppia di maggiore qualità. Alti livelli di intelligenza emotiva sono anche associati al successo professionale.