– DI MARCO DI DOMENICO
marco.didomenico@liberopensiero.eu

 

Gli ebrei che vivevano in est Europa nel XVIII e XIX, per quanto confinati nei distretti d’insediamento, sono venuti a contatto con le idee dell’Europa occidentale: l’Illuminismo, detto anche Haskalah. Oltre a perseguire i principi della libertà e della razionalità, i seguaci ebraici analizzavano criticamente i testi biblici, cercando di porre fine all’oppressione, assimilandosi alle società in cui vivevano senza perdere la propria identità culturale.

 

Ovviamente, la Haskalah non è la causa del sionismo: per quanto le dottrine siano importanti da un punto di vista intellettuale, solo i nazionalisti trasformano le dottrine in un programma politico nazionalista.

herzlLa figura storica sionista è Theodor Herzl (1860-1904, in foto), non perché sia stato il primo sionista, ma per le sue grandi capacità organizzative. Scrive <<Der Judenstaat>>, Lo Stato Ebraico, in cui proponeva la via d’uscita all’antesemitismo europeo: gli ebrei avevano bisogno di una patria in cui essere la maggioranza. Infatti, egli lancia un appello agli stati europei per garantire la sovranità agli ebrei su una parte del mondo. La Palestina era solo una delle opzioni: c’erano anche l’Argentina, la parte ovest degli Stati Uniti e l’Uganda.

C’era bisogno di un’organizzazione capace di rappresentare il movimento e per mettere d’accordo le varie componenti: nel 1897 Herzl convoca il primo congresso sionista a Basilea. Qui nasce l’Organizzazione sionista mondiale che approva il noto “Programma Basilea”, in cui si prevede la nascita di uno Stato Ebraico garantita dal diritto pubblico. In realtà non si parlava espressamente di “stato”, ma più di “sede nazionale”, per non mettere in allarme l’impero ottomano per l’eventuale colonizzazione in Palestina.

Il sultano ottomano, nel 1882, emana un firmano in cui accordava il permesso di immigrazione per gli ebrei nell’impero, solo se rinunciavano alla cittadinanza, divenendo a tutti gli effetti sudditi dell’impero.

Eppure, non tutte le componenti erano d’accordo con la fondazione di colonie ebraiche: i rabbini tedeschi si opponevano fortemente al progetto, mentre altri, come Rosa Luxemburg, attaccavano da sinistra, considerando la questione ebraica dal punto di vista di classe e non nazionale.

 

La colonizzazione della Palestina inizia prima della creazione dell’Organizzazione sionista mondiale. Gli storici sono soliti dividere le ondate migratorie, chiamate aliyot (plurale di alyah), in cinque periodi.

La prima aliyah comincia dopo l’assassinio dello zar Alessandro II: Alessandro III abolisce tutte le concessioni fatte agli ebrei e autorizza la persecuzione delle minoranze religiose non ortodosse. Quindi, dopo quest’ennesimo pogrom, gli ebrei decidono di andare via: la maggior parte negli Stati Uniti d’America e il resto in Palestina. Per migrare in quest’ultima, si sono creati alcuni comitati, come gli “Amanti di Sion” per aiutare e organizzare la colonizzazione.

La prima ondata conta 25000 immigrati e questi si stabiliscono a Giaffa, Haifa e Gerusalemme, mentre pochi altri lungo la costa o vicino al lago di Tiberiade. Privi di esperienza in campo agricolo, i coloni copiavano le tecniche agricole arabe. Successivamente, chiedono aiuto al barone Edmond de Rotschild, appartenente alla nota famiglia dei banchieri. Costui, ovviamente, non investiva per un’agricoltura di sussistenza, ma per una commerciale, prendendo come modello quello dell’Africa mediterranea: la piantagione. Questo metodo, però, non era consono: gli insediamenti nati per essere indipendenti, dipendevano, ora, dalle fluttuazioni del mercato. Inoltre le piantagioni necessitavano di manodopera a basso costo: gli arabi e non egli ebrei. Infatti molti ebrei volevano abbandonare la Palestina per la difficoltà di trovare lavoro. La prima aliyah è un fallimento.

 

La seconda (1904-1914) e la terza (1918-1923) aliyah sono un successo: nella seconda gli ebrei recidono i legami economici con gli arabi. Queste due ondate vengono considerato molto più ideologiche, dato che si affermano due principi cardine del futuro Stato ebraico: “la conquista della terra” e “ la conquista del lavoro”. Le origini della conquista del lavoro, e dei mezzi nonché delle istituzioni per realizzarla, possono essere fatte risalire agli esperimenti dei socialisti utopisti del XIX secolo. Eppure, l’impiego della manodopera araba ostacolava il progetto sionista, tant’è vero che la netta separazione tra le due economie era impossibile.

La seconda e la terza aliyah sono importanti perché impongono l’ebraico come la lingua nazionale. Ancora, i coloni fondano una confederazione del lavoro che difendeva i diritti economici e sociali (la Histadrut); due importanti partiti: Poale Zion (Lavoratori di Sion) e Hapoel Hatsa’ir (Giovane lavoratore), entrambi poi riuniti nel Mapai, il partito laburista israeliano. I sionisti laburisti creano anche la prima milizia dello Yishuv (la comunità ebraica stanziata in Palestina prima del 1948).

Infine, queste due ondate si identificano con due tipi di insediamenti agricoli: kibbutzim (singolare kibbutz), aziende agricole di tipo comunistico, e moshavim (singolare moshav), aziende agricole di tipo cooperativo. Entrambi rispondevano all’esigenza di liberarsi della manodopera araba. Queste sono le basi per la creazione di una socialdemocrazia nel futuro stato d’Israele.

 

Apparentemente, sembra ci sia stato accordo unanime sulla creazione delle istituzioni dello Yishuv. Ma, non è stato così.

Dalla nascita del movimento sionista, c’è una netta contrapposizione tra sionismo religioso e laico. Un partito, Mizrahi (l’odierno partito nazionale religioso d’Israele), si è fatto portavoce delle istanze religiose intransigenti. Il sionismo laburista non ha dovuto affrontare solo quello religioso.

Con la quarta aliyah (1924-1928), 85000 ebrei sono arrivati in Palestina dalla Polonia. La metà di questi erano piccoli imprenditori e artigiani, scarsamente allettati dai principi laburisti. Si sono sentiti rappresentanti, invece, da Vladimir Jabotinskij, il portavoce del “revisionismo sionista”. Costui aveva già organizzato alcuni gruppi di autodifesa e il militarismo è stata una costante della sua azione politica: i suoi seguaci in Palestina hanno creato l’Irgun, una milizia clandestina, responsabile nel 1931 del massacro di 250 palestinesi nel villaggio di Deir Yassin.

Per questo gruppo era necessario liberare il sionismo dalle parole d’ordine socialiste e bisognava trasformare la Palestina e la Transgiordania in uno stato ebraico.

 

L’ascendenza ideologica del partito laburista israeliano risale, quindi alla seconda e alla terza aliyah, mentre, la discendenza dell’odierno partita di destra, il Likud, risale al revisionismo sionista di Jabotinskij.

CONDIVIDI
Articolo precedenteStalin e il comunismo
Articolo successivoBrava gente

La redazione di Libero Pensiero News è composta da una settantina di collaboratori giovani, talentuosi, belli e intelligenti. Come si fa a non amarli?