– DI CRISTIANO CAPUANO
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A Gaza prosegue ininterrotta l’offensiva “Margine protettivo”, lanciata da Tel Aviv conseguentemente alla supposta intercettazione dai razzi di Hamas puntati contro la città.

Il governo di Netanyahu, per bocca del coordinatore delle attività governative a Gaza Yoav Mordechai, ha respinto la proposta di una tregua umanitaria lanciata dall’Onu.

In questi giorni, hanno avuto una certa risonanza tante proposte civili lanciate dalle più disparate parti del mondo, Israele compreso, richiedenti una tregua dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza. Una delle più importanti si è concretizzata in un appello lanciato da 98 personalità pubbliche che hanno chiesto all’Onu e ai governi di tutto il mondo di porre il governo israeliano sotto immediato embargo militare.

Personaggi illustri che si sono occupati, più o meno direttamente, della questione militare e civile a Gaza sono stati tanti nel corso dei decenni; tanti quanto tempo è passato dalla Guerra dei sei giorni e dalla sottrazione di Gaza all’Egitto nel giugno del 1967.

In quello stesso anno, solo pochi mesi dopo, in un’altra e ben remota zona del mondo, stava per sempre spegnendosi una delle grandi speranze umanitarie del socialismo mondiale.

Il 9 ottobre a La Higuera, un piccolo villaggio andino della provincia di Vallegrande in Bolivia, moriva Ernesto Guevara de la Serna.

La parabola del Che sappiamo essere stata quanto mai intensa e audace, ed uno dei tanti capitoli che hanno fatto della sua vita un appassionante romanzo di viaggio ed avventura è ambientato proprio in Medio Oriente.

Il 12 giugno 1959, pochi mesi dopo la presa de La Cabaña che sancì la fine della rivoluzione cubana, Fidel Castro pose Guevara alla testa di una delegazione economica che intraprese un viaggio di tre mesi in giro per l’Asia con l’obiettivo di aprire nuovi mercati al neonato stato socialista. La Conferenza di Bandung tenutasi quattro anni prima aveva dato una forma concreta al movimento dei paesi non allineati, con cui Cuba poteva cominciare concretamente a tessere una rete di relazioni internazionali.

Tra i non-allineati figurava anche l’Egitto di Nasser, che fu il più prestigioso tra i leader arabi presenti a Bandung, quello stesso Egitto che, all’epoca, manteneva il controllo della Striscia di Gaza tramite un’amministrazione militare. Questo perché il governo non si dimostrò interessato ad annettere formalmente Gaza, e ai palestinesi non venne mai offerta la possibilità di richiedere la cittadinanza egiziana, lasciandoli nella perenne condizione di rifugiati e profughi.

Questo è solo uno dei tanti aneddoti storici che testimoniano come la questione umanitaria a Gaza abbia radici profonde e di come essa sia stata, spesso, una patata bollente passata dalle mani di un’occupazione all’altra.

Proprio per questo motivo la visita di Che Guevara a Gaza fu significativa: il governo cubano espresse formalmente il proprio supporto al diritto dei palestinesi all’autodeterminazione e fu tra i primi a riconoscere e a stabilire contatti con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina tra il 1964 e il 1965.

Da quel momento in poi, Cuba ha più volte dimostrato il sostegno alla causa palestinese e all’OLP. Nel 1975 il governo dell’Avana condannò ufficialmente il sionismo in quanto forma di razzismo e Fidel, nello stesso anno, espresse la sua stima e la sua ammirazione nei confronti di Yasser Arafat, divenuto leader dell’OLP sei anni prima.

Successivamente, nel contesto della prima Guerra del Libano nel 1978, consiglieri militari cubani sovrintesero alcune attività di resistenza da parte dei palestinesi nei campi profughi situati nel sud del paese. Col proseguimento delle ostilità israeliane legate all’Operazione Litani prima e all’Operazione Pace in Galilea poi, l’OLP e le altre organizzazioni inviate a Beirut dalla Lega Araba furono accerchiate, e Arafat trovò rifugio proprio all’Ambasciata Cubana, di cui riuscì a servirsi come quartier generale operativo.

Circostanze storiche che ci convincono di come, ad oggi, osservare la vecchia foto ingiallita che ritrae Che Guevara in una terra martoriata quale è Gaza serva a tenere in mente anche questo: Cuba continua ad essere uno dei principali baluardi di solidarietà umanitaria in funzione anti-sionista, che non manca di supportare pubblicamente la causa palestinese e di auspicare la liberazione di tutti i popoli oppressi della terra.