– A CURA DELLA DOTT.SSA ANTONIA PALMA
per il portale Psicodialogando

 

C’è una qualità della nostra vita interiore, una dimensione che si manifesta esteriormente e che l’osservatore può leggere, intendere e comprendere, attribuendovi un significato relazionale.

L’abilità di riflettere sui propri e altrui stati mentali potrebbe essere il risultato di cambiamenti evolutivi nella corteccia prefrontale.

Gli studi dimostrano che la competenza sociale ha una corrispondente specializzazione nei livelli di organizzazione neuronale.

Il corrispettivo modulo cognitivo considerato è la prospettiva della teoria della mente (ToM), la quale rappresenta la capacità di orientarsi nel mondo interpersonale attraverso la spontanea attribuzione, al comportamento altrui, di stati mentali ed intenzioni.

Possedere ed utilizzare la ToM significa attribuire stati mentali a sé stessi e agli altri e “prevedere” conseguentemente il comportamento altrui sulla base dei propri stati mentali interni.

Questo modulo cognitivo coinvolge una rete neuronale, il sistema di neuroni mirror (MNS) che include lobi temporali, corteccia parietale inferiore e lobi frontali. Tale sistema consente di riflettere, come in uno specchio, un’azione osservata in una identica rappresentazione motoria per la stessa azione nell’osservatore. Tale organizzazione equivale ad un sistema che mette in relazione le azioni esterne eseguite da altri con il repertorio interno di conoscenze sulle azioni dell’osservatore e si configurano come un meccanismo che consente una comprensione implicita di ciò che viene osservato. In altre parole, grazie all’attività del sistema di neuroni specchio, l’osservazione di un’azione induce nell’osservatore l’attivazione dello stesso circuito deputato a controllarne l’esecuzione; l’osservazione di un’azione determina, nell’osservatore, l’automatica simulazione di quell’azione. Permette così una forma implicita di comprensione delle azioni altrui. La relazione tra la simulazione interna di un’azione e la sua comprensione emerge dai risultati di una serie di recenti esperimenti (Rizzolatti et al. 2004). Da questi studi è stato dimostrato che l’attivazione di tali neuroni è in grado di favorire la comprensione dello scopo di un atto motorio anche quando esso non è completamente visibile e quindi spiega l’inferenza cognitiva e l’intenzionalità di uno scopo altrui.

Considerando il quadro complesso, il sistema mirror potrebbe esser coinvolto nella modulazione della comunicazione inter-soggettiva: essendo vero che il MNS sia coinvolto nella comprensione dell’intenzione altrui ed essendo quest’ultima il presupposto della comunicazione tra soggetti sociali, allora risulta conseguenza possibile considerare il MNS come il correlato neurale della competenza sociale.

La comunicazione è possibile solo se esiste un codice condiviso, grazie al quale i soggetti riescono a comprendersi; per questo il linguaggio assume un ruolo fondamentale. Sembra infatti che si sia evoluto come strumento cognitivo, per mezzo del quale la competenza sociale si realizza.

Nel corso di uno scambio comunicativo sociale esperiamo uno specifico stato fenomenico, detto “consonanza intenzionale”, la quale genera una particolare capacità di comprendere l’altro.

Anche le emozioni sembrano coinvolgere lo stesso MNS in quanto strumento necessario per comunicare all’altro il proprio stato interiore.

Alla base dell’inter-soggettività vi è un modulo cognitivo, correlato al funzionamento del MNS, detto Teoria della Mente la quale rappresenta la fondamentale capacità umana di comprendere e riflettere sul proprio e altrui stato mentale e sulle proprie percezioni, riuscendo così a prevedere il proprio e altrui comportamento.

Ma quali sono le funzioni della ToM correlate alla capacità di entrare in relazione con l’altro?

Innanzitutto dare un senso al comportamento interpersonale: attribuire ad una persona stati mentali è il modo più facile e immediato per comprenderla; dare significato a ciò che sta accadendo.

Allo stesso modo dare un senso alla comunicazione: quando cerchiamo di dare un senso alla comunicazione ci orientiamo alla decodifica dell’intento comunicativo. Non si presta attenzione unicamente alle parole ma le stesse parole vengono decodificate e acquistano un significato in relazione al contesto e al comportamento non verbale.

Anche l’inganno richiede una capacità mentale complessa in quanto implica il tentativo di influenzare le credenze di una persona producendo una convinzione falsa.

La capacità empatica, con la quale si intende la capacità di comprendere l’emotività di una persona per comprenderne i bisogni, richiede una competenza relativa alla funzionalità della ToM.

Riflettere su di sé richiede una complessa capacità introspettiva, attivando un processo di consapevolezza riferibile ai propri stati mentali ed emotivi.

Il persuadere, ovvero il rendersi consapevoli che i pensieri ed opinioni sono plasmabili sulla base delle informazioni a cui si è esposti, rende possibile la messa in atto di comportamenti persuasivi.

Lo sviluppo della ToM coincide e segue lo sviluppo evolutivo cognitivo-emotivo-affettivo del bambino nel corso del quale interagiscono fattori intrapsichici e contestuali. La capacità del bambino di attribuire all’altro una conoscenza, una convinzione o un’emozione si sviluppa intorno ai 4 anni, età in cui compare il pensiero meta-rappresentativo: ovvero la capacità della mente umana quale sistema che costruisce e organizza rappresentazioni della realtà e attribuzioni mentali agli altri stati mentali, diversi dai propri. Il bambino inizia ad utilizzare una competenza sociale più consapevole e strutturata in età scolare secondo la quale le persone agiscono in base alle rappresentazioni che hanno della realtà esterna.

La struttura cognitiva in relazione alla predisposizione individuale, la storia familiare e le esperienze ambientali, seguendo il processo di maturazione emotivo-affettiva, influenzano la capacità personale di relazionarsi con l’Altro e l’adeguatezza della competenza sociale che quotidianamente utilizziamo in ogni interazione sociale.