–  A CURA DEL PORTALE PSICODIALOGANDO

 

È risaputo che la diagnosi di cancro determina delle reazioni psicologiche comprensibili; i meccanismi difensivi messi in atto dal paziente sono finalizzati all’elaborazione dei vissuti e delle emozioni  suscitate dalla malattia. Le componenti psicologiche giocano un ruolo fondamentale per la patogenesi e per l’adattamento alla malattia. Risulta difficile, se non impossibile, definire una linea guida precisa sulle modalità con cui comunicare al paziente la diagnosi, soprattutto se quest’ultima è in fase terminale. Essa segna appunto, il momento più delicato, poiché comporta una serie di  valenze negative che possono ricondurre ad un destino di morte, oltre a sofferenze fisiche ed altro. Dopo la comunicazione con il paziente, tutto si trasforma: tutto si concentra su ciò che verrà, con la possibile morte imminente. Il modello a cinque fasi della psichiatra Kubler-Ross, rappresenta uno strumento che aiuta ad analizzare le dinamiche psicologiche all’interno del malato oncologico. E’ presente una fase della negazione o del rifiuto, in cui il paziente cancella e distorce la malattia neoplastica, proteggendosi da una realtà amara. Tale rifiuto lo aiuterebbe a difendersi dalla paura di morire e dall’ansia. Abbiamo una fase della rabbia, in cui il paziente si chiede il perché della malattia presente; questa fase potrebbe rappresentare la prima richiesta d’aiuto del malato. La fase del patteggiamento rappresenta il tempo in cui il soggetto inizia a reagire, riprendendosi il controllo della propria vita. La fase della depressione si presenta con frequenza, in cui il paziente inizia ad avvertire la consapevolezza della perdita e della morte. È presente, inoltre, una fase dell’accettazione, in cui il malato si rassegna in seguito ad una elaborazione del proprio stato di malato. Il paziente si allontana, si rinchiude in se stesso e comunica poco. Alcune ricerche si sono focalizzate sugli stili di reazione alla malattia, introducendo di conseguenza  lo spirito combattivo (fiducia, accettazione, desiderio di sconfiggere la malattia), la negazione-evitamento (indifferenza, minimizzazione della malattia), il fatalismo e l’accettazione stoica (passività e desiderio di non combattere la malattia), preoccupazione ansiosa e disperazione (sensazioni di inermità, sconfitta, depressione) e delega attiva soprattutto nei pazienti con età avanzata. La depressione potrebbe manifestarsi come risposta reattiva, ovvero “quasi normale” di fronte ad una diagnosi di cancro, al contrario potrebbe assumere una forma patologica qualora la sintomatologia depressiva sia sproporzionata. Un paziente su 12 lamenta disturbi dell’umore correlati alla mancanza di autonomia e alla paura di morire. Il costante dolore influenzerebbe l’umore depresso del malato oncologico, dolore a volte causato dagli effetti collaterali dei trattamenti oncologici come la chemioterapia. I clinici pongono particolare attenzione ai sintomi cognitivi ed affettivi non legati direttamente allo stato somatico come la presenza di tristezza e di anedonia. Essi  rappresentano due sintomi patognomici di un episodio depressivo patologico. La loro associazione a sentimenti di devalorizzazione, colpa, anestesia affettiva, desiderio di morire sono maggiormente indicativi. L’ansia si propone come timore per un qualcosa che sta per verificarsi, ma ancora accade. Essa è una reazione fisiologica che potrebbe divenire patologica se inadeguata rispetto alla causa. Tra i fattori che interferirebbero sulle modalità di reazione, vi sono caratteristiche legate al tipo, alla gravità e alla sede della malattia, gli stili cognitivi-comportamentali, la personalità del paziente. Un tema spesso discusso in ambito psico-oncologo è relativo al consenso informato correlato di conseguenza alle reazioni del paziente. Diversi studi hanno dimostrato che avvertire il malato circa la gravità della malattia, può determinare un comportamento combattivo e collaborativo durante i trattamenti farmacologici e psicoterapeutici. In casi estremi, invece, può determinare una cronicità nelle forme depressive dal quale è difficile allontanarsi. Da una parte abbiamo i sostenitori che  riconoscono le capacità del paziente di affrontare psicologicamente la malattia. Molti  sostengono che creare segreti sulla diagnosi possa determinare in seguito barriere nella comunicazione e non solo, le quali potrebbero aggravare le reazioni del paziente che già soffre abbastanza per la malattia. Altri “difendono” il paziente, credendo che sia più opportuno non informarlo sulla gravità, in quanto potrebbe cadere in un vortice depressivo che vada ad interferire con il decorso della malattia e con il trattamento. Le reazioni alla malattia rappresenterebbero le sfumature di ciascun individuo e se il cancro è la malattia in questione, esse non possono altro che essere le amplificazioni di sfumature. Queste ultime, però, possono essere modulate e rielaborate con l’aiuto dello psicologo il quale accompagnerà nel supporto e nel sostegno il paziente durante il percorso della malattia.