– DI CLAUDIA POLO
claudia.polo@liberopensiero.eu

 

Oggi intervistiamo fra le righe del nostro giornale online, il coordinatore dell’Udu di Napoli, Lorenzo Fattori.

Ciao Lorenzo, ti ri-ospitiamo, ma questa volta per metterci al corrente di una bella notizia a riguardo della restituzione dei 13,6 milioni delle borse di studio. La questione è stata affrontata da voi dell’Udu già da qualche anno.

Ricapitoliamo, brevemente, cosa era successo: La tassa regionale per il diritto allo studio, nel 2012, era aumentata del 125% con un balzo da 62 a 140 euro. Tali soldi sarebbero dovuti diventare maggiori stanziamenti per le borse di studio, che però non sono stati consegnati agli assegnatari. La regione Campania, aveva stanziato per le Adisu (le aziende del diritto allo studio) solo una parte dei soldi versati dagli studenti all’iscrizione dell’anno accademico e così, nell’anno 2012/2013 la Regione ha erogato borse di studio per un totale di circa 10 milioni di euro, trattenendone invece, secondo i nostri calcoli, 13,6 che non sono stati né utilizzati né tantomeno messi a bilancio, nonostante la legge del 28 dicembre 1995 n. 549 stabilisca che l’importo della tassa regionale sul diritto allo studio è vincolato alla creazione di borse di studio o prestiti d’onore.
Come vi siete mossi dopo essere stati messi a conoscenza di queste “mancanze”?

Abbiamo vagliato diverse possibilità e alla fine, consigliati anche dal nostro brillante avvocato, Michele Bonetti, abbiamo deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli ed alla Corte dei Conti, in modo che le autorità potessero rintracciare il denaro e ricostruire le responsabilità, sia politiche che amministrative, che hanno portato a questo stato delle cose.


Quando voi appartenenti all’Udu avete denunciato l’accaduto, con l’aiuto del responsabile dell’organizzazione Carlo Palmieri e Rosario Carbone, consigliere degli studenti Adisu per l’Università Parthenope, e avete avuto un dibattito telefonico con l’assessore della regione Caterina Miraglia, cosa vi è stato detto a tal proposito?

L’assessore Miraglia, rispondendo al telefono, ha detto che era necessaria una variazione di bilancio perché la Regione e le Adisu hanno tempi contabili differenti, cosa che non trova riscontro nella realtà, e che stavano “cercando” di ritrovare i fondi. Fatto sta che, meno di un mese dopo la presentazione della nostra denuncia, i soldi degli studenti sono magicamente riaffiorati.

Sembra però che dopo i tempi piuttosto lunghi (circa due anni),  com’è solita la burocrazia italiana, siamo arrivati ad una svolta, cosa accadrà con i fondi “ritrovati”? E dove erano finiti in questo frattempo?

Dove fossero finiti lo sanno solo gli uffici contabili della Regione; adesso, con i fondi ritrovati, che ammontano a 17,5 miloni di €, quindi quasi 4 milioni in più di quanto noi avevamo inizialmente calcolato, le ADISU potranno assegnare e liquidare nuove borse di studio.


E’ stato così stabilito dalla Giunta Regionale, a risposta delle varie proteste, un decreto dirigenziale: cosa stabilirà quest’ultimo?

Il decreto dirigenziale informa le ADISU che c’è questa maggiore disponibilità di fondi, per l’appunto di 17,5 milioni di €, e viene ripartita alle singole ADISU in base alla popolazione studentesca afferente ad esse.


E’ inoltre esplicato, nel decreto, che la liquidazione delle somme sarà subordinata alla presentazione, da parte delle singole Adisu, di un prospetto revisionale di liquidazione. Spiegaci bene cosa accadrà.

Le ADISU ora stanno presentando alla Regione, anzi alcune già l’hanno fatto, un piano di liquidazione di questi fondi alla popolazione studentesca che ne ha diritto. Noi avremmo preferito che fosse la Regione stessa a vincolare questi fondi alla creazione di nuove borse di studio, comunque continueremo a vigliare affinché tutto si svolga nei tempi e nei modi più corretti.

 

I soldi che saranno quindi restituiti saranno appartenenti a nuovi stanziamenti oppure ai vecchi?

Parlare di stanziamenti è, purtroppo, inesatto: la Regione Campania, infatti, è una delle uniche due regioni italiane, insieme al Piemonte, che non investe un centesimo nel diritto allo studio. I provvedimenti a sostegno degli studenti, infatti, sono sostanzialmente auto-finanziati dai beneficiari stessi, tramite la tassa regionale per il diritto allo studio, con in più solo un intervento minimo da parte del Governo nazionale. Tramite la consigliera regionale Angela Cortese, che si è dimostrata molto disponibile ed attenta alle problematiche studentesche, faremo pervenire un documento in cui denunciamo questo stato di cose alla VII commissione consiliare, che a breve inizierà la discussione sul piano annuale di interventi regionali sul diritto allo studio, sperando che la politica regionale si renda conto che è necessario cambiare passo urgentemente. Comunque, per rispondere alla domanda, i fondi provengono dalla riscossione della tassa sul diritto allo studio nell’anno accademico 2012/2013.

 

Adesso, avendo avuto comunque delle risposte piuttosto positive, cosa intendete farvene della denuncia mossa in passato?

Dopo esserci consultati abbiamo deciso che non ritireremo la denuncia. Questo perché non basta aver ritrovato i fondi, un ritardo di due anni è assolutamente inaccettabile quando si tratta di borse di studio, ovvero l’unico strumento che permette a chi non è abbiente di iniziare e continuare la propria carriera universitaria. La denuncia resta in campo perché ora è necessario chiarire quali responsabilità politiche e amministrative hanno prodotto questo ritardo gravissimo, nella speranza che eventi di questo tipo non si ripetano più.
Ringraziamo ancora Lorenzo Fattori per aver chiarito alcuni punti ancora in ombra, sperando che questo sia l’ultimo caso di una serie di intrallazzi, creati dalla Regione, nei riguardi degli studenti.

 

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