– DI MARCO PASSERO
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Sulla stessa collina, detta Petrosa, ci sono appartamenti e villette con una vista incredibile, un panorama esclusivo sul mare. Si tratta di un’altura dalla quale è possibile perdersi con lo sguardo su quasi 50 km di costa: una splendida posizione a controllo della piana del centro cittadino e del porticciolo di S.Nicola Arcella.

 

Siamo in provincia di Cosenza, in Calabria, precisamente a Scalea, purtroppo non per esaltare uno dei più bei centri turistici, balneari e storici della penisola, ma per documentare un caso di spreco di denaro pubblico. A Scalea, con un’imponente struttura di cinque piani che sovrasta l’insenatura, c’è un ospedale fantasma. Grazie ai finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno, ente pubblico italiano istituito con l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico del meridione, i lavori iniziarono nei primi anni settanta ma, dopo aver investito più di 20 miliardi di vecchie lire, poco più di un decennio dopo si interruppero improvvisamente e bruscamente. Eppure erano previsti reparti specialistici, laboratori di analisi, e una guardia medica. Il progetto originario risaliva alla fine degli anni sessanta, e oggi, dopo più di quarant’anni, tutto ciò che rimane, oltre a una struttura appariscente (ma solo dall’esterno) fine a se stessa, sono solo farmaci mai aperti e apparecchiature di ogni genere mai usate, quelle mediche ovviamente, ma anche quelle per documenti e cartacei, come stampanti e scanner, oltre a materiale da cancelleria.

 

Non sono mai emerse palesi responsabilità, tanto da poter agire, magari denunciare. E così questo ospedale si aggiunge alla collezione delle innumerevoli infrastrutture necessarie ma poi rimaste a metà, poiché qualcuno ha deciso così. Si è fatto ancora una volta l’interesse di pochi “potenti” dunque, mentre le conseguenze negative ricadono sempre sulla popolazione. Innanzitutto un problema per i calabresi della zona: senza considerare gli ospedali privati, infatti, (quelli sono, ovviamente, tutti perfettamente funzionanti ed efficienti) dopo la chiusura di quella di Praia a Mare, la struttura più vicina per gli scaleoti si trova a Cetraro, a ben 41 km di distanza. Inoltre, quello che è “saltato” è un progetto che avrebbe portato alla realizzazione di un ospedale cittadino che d’estate sarebbe stato preso d’assalto da migliaia di turisti, considerando quelle stime che parlavano di settecentomila unità. E ultima, ma non per ordine di importanza, la questione dei posti di lavoro: questo ospedale, con così tanti reparti e attività specialistiche previste, dalla chirurgia all’ostetricia, avrebbe garantito decine e decine di posti di lavoro, prospettiva tramontata poco prima di potersi concretizzare.

 

In un paese che non potrebbe assolutamente permetterselo, dunque, ancora uno spreco, qualcuno che ha fatto affari alle spalle della gente, ancora mala gestione della cosa pubblica. Ancora fondi e denaro pubblico gettati al vento, un’altra occasione persa per ripartire da un settore importante come la sanità, un ennesimo progetto di rilancio fallito per l’Italia dei tempi lunghi, dei ritardi, dello spreco, della non parsimonia.