– DI EMANUELE TANZILLI
emanuele.tanzilli@liberopensiero.eu

 

La recente riscoperta delle filosofie, delle religioni e delle discipline orientali da parte di un Occidente nevrotico e schizofrenico, come sorta di naturale risposta a una frenesia bulimica nei ritmi e negli stili di vita, ci porta a curiosare con affascinata ingenuità i modi e le pratiche “importati” nella nostra quotidianità con sempre maggior successo. Abbiamo quest’oggi il piacere di ospitare Antonello Marzocchella, maestro di Dharma napoletano, cui abbiamo chiesto di aiutarci ad approfondire la conoscenza di ciò che si configura come molto più di una semplice moda: una vera e propria rivoluzione, etica, spirituale e culturale.

 

Salve e benvenuto sulle pagine di Libero Pensiero. Il nostro obiettivo sarà quello di comprendere appieno le ragioni del dilagante successo che le discipline di stampo orientale stanno riscuotendo dalle nostre parti, al punto da modificare sostanzialmente il nostro background di riferimento. Anzitutto, lei insegna Dharma: di cosa si tratta esattamente, e che funzione riveste nel buddhismo questo termine?

Salve, per prima cosa desidero ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di parlare del Dharma, della Via del Buddha, anche in questo contesto e spero che ciò possa essere in qualche modo di utilità e di beneficio.

Il “buddhismo”, così come ogni disciplina “scientifica”, “filosofica”, o “religiosa”, ha una sua specifica terminologia ed una sua specifica metodologia; senza la conoscenza e la comprensione delle quali è impossibile capire il buddhismo senza equivoci, incomprensioni o sviste grossolane.

Innanzitutto c’è da dire che il termine “buddhismo” viene utilizzato da poco più di un secolo dagli occidentali, e per comodità universalmente accettato, per definire tutte quelle discipline, stili di vita e forme religiose ispirate direttamente dall’insegnamento del Buddha.

Tuttavia deve essere chiaro che esistono innumerevoli varianti linguistiche, geografiche e “culturali” della Via del Buddha. L’insegnamento del Buddha è stato tradotto in diverse lingue ed ogni volta che è entrato in contatto con un’area geografica e culturale ha sempre generato una particolare variante espressione di quel territorio e di quella cultura, pur mantenendo gli stessi contenuti e la stessa essenza. La forma si adatta, lasciando intatto il nucleo centrale di esperienze e significati, senza il quale non si può dire di essere in presenza dell’insegnamento del Buddha.

Dunque, in generale, i praticanti della Via del Buddha si riferiscono al buddhismo come alla “Via di Mezzo”, alla “scienza interiore”, o  più semplicemente “Dharma” o “Buddhadharma” ovvero il Dharma del Buddha.

Il  termine “Dharma” è un termine sanscrito che significa “realtà”; si usa invece “i dharma” con l’iniziale minuscola ed al plurale per indicare anche “i fenomeni”, la realtà fenomenica che percepiamo e sperimentiamo attraverso i nostri sensi.

amitayus2Dharma, quindi, in ambito buddhista sta ad indicare sia la realtà così com’è, che l’insegnamento del Buddha, il “buddhadharma”, che è appunto un insegnamento di realtà, un insegnamento sulla realtà di ciò che siamo e di ciò che percepiamo e sperimentiamo. Potremmo definirlo dunque come una scienza sperimentale, una psicologia ed una fenomenologia sacre.

Il Dharma è quindi la realtà, ma anche la scienza interiore che ci mette in grado e che ci fornisce gli strumenti per indagare e “sentire” ciò che siamo in realtà, nel più profondo di noi stessi; ci indica e ci fornisce le istruzioni, il metodo scientifico e sperimentale che ci mette in grado di sentire, provare, conoscere, sperimentare noi stessi e la realtà; la relazione, l’interrelazione, l’interdipendenza, tra noi ed il reale, tra noi e tutto il vivente; il “legame” sacro che ci unisce al tutto.

Come dicevamo prima, sembra che la cultura orientale stia cominciando ad influenzare in maniera netta le abitudini e gli stili di vita occidentali, tanto che anche qui in Italia e dalle nostre parti si moltiplicano i centri d’insegnamento, in particolare di pratiche come lo Yoga, il Reiki, e l’Ayurveda. Ritiene che si tratti di una semplice reazione fisiologica agli eccessi e allo stress o vi siano radici più profonde? In tal caso, quali?

Dal mio punto di vista, la cosa andrebbe analizzata a più livelli ed in tutta la sua complessità. Quello che sta accadendo è in qualche modo unico e grandioso. Siamo in un periodo di grandi, e talvolta drammatici, cambiamenti. Attualmente c’è la possibilità e forse la necessità di una sintesi, di una integrazione, tra oriente ed occidente, tra nord e sud. In ogni caso la reale portata del fenomeno, in tutta la sua interezza, ci sfugge ancora.

Parlando in generale, l’occidente ha praticamente conquistato con le sue armi, o comprato col suo denaro ogni parte del mondo. Ha imposto il suo modello tecnologico, economico e culturale ovunque sulla terra.

Tuttavia il contatto tra occidente ed oriente e tra nord e sud del mondo non è mai unicamente unidirezionale: l’occidente conquista e domina l’oriente con la sua tecnologia, con il suo denaro e le sue armi, ma l’oriente conquista l’occidente con la sua ricchezza spirituale, con l’eleganza delle sue arti, con i colori esotici della sua cultura, con la raffinatezza del suo pensiero religioso e filosofico.

Nel nostro passato ciò è già avvenuto più volte: Roma conquistò la Grecia con le armi, ma la Grecia, con le sue arti, le sue forme di pensiero, la sua cultura e la sua religione riuscì ad influenzare e cambiare profondamente la cultura e le arti del suo conquistatore.

La stessa cosa è avvenuta in medio oriente, Roma conquistò con le armi ed impose con la forza il suo modello in tutta l’area mediorientale, ma alla fine una religione “orientale” conquistò il cuore dell’impero romano, si impose in seguito come religione ufficiale ed alla fine sopravvisse all’impero che aveva conquistato i suoi territori di provenienza. Le religioni di origine orientale come il Cristianesimo e le varianti che da questo si sono sviluppate, si imposero infine come religioni ufficiali in tutti i paesi occidentali.

Secondo me ci sono importanti analogie da cogliere nel passato con quanto sta avvenendo oggi, ma lo scenario attuale è peculiare, complesso e con molte variabili in gioco.

Sicuramente c’è, in parte, anche un atteggiamento superficiale nell’adottare qui in occidente forme culturali ed arti orientali, una sorta di moda, un bisogno di esporre esteriormente e superficialmente l’ultima novità esotica proveniente dall’oriente.

Inoltre, assistiamo ad una tendenza consumistica ad acquistare ciò che ci manca dal grande supermercato spirituale, la rivendita in chiave utilitaristica e consumistica di prodotti, conoscenze e tecnologia spirituale proveniente dall’oriente.

Da un lato c’è chi cerca la formula magica, la pillola che risolve tutti i problemi, il metodo che ci renda impermeabili allo stress, alla frustrazione, alle tensioni ed ai problemi inevitabili in una società materialista basata sul consumo, sul profitto e sullo sfruttamento spinto di uomini e risorse.
Dall’altro lato, c’è sempre chi è pronto a vendere l’illusione di scorciatoie a buon prezzo, chi è pronto ad offrire qualcosa di esotico per saziare la cronica bulimia occidentale di sempre nuove esperienze spirituali, emotive, psicologiche, o esoteriche.

Tutto ciò fortunatamente è solo una parte di un fenomeno molto più ampio e profondo.

Alla base di quanto sta avvenendo, ci sono delle ragioni storiche che hanno accelerato il processo di contatto e conoscenza reciproca tra oriente ed occidente, ad esempio la colonizzazione soprattutto di Inghilterra e Francia di paesi orientali e mediorientali.

Poi  la vittoria nella seconda guerra mondiale degli Stati Uniti d’America sul Giappone, che ha portato ad una egemonia culturale americana, ma anche ad uno scambio più attivo tra i due paesi e l’inserimento in America di maestri di arti orientali e di Zen, la versione giapponese del buddhismo.

Più tardi i fenomeni di immigrazione di cinesi, indiani ed in generale di orientali in America ed in Europa, hanno portato con sé una vera e propria invasione di forme religiose, di arti marziali, di yoga, di filosofie e tecnologie del benessere e della cura di sé, di medicine tradizionali ed in genere di arti orientali.

La conquista da parte della Cina del Tibet ha poi avuto come conseguenza un vero e proprio esodo di buddhisti tibetani, di maestri e di monaci, che sono fuggiti dal loro paese natale e sono approdati in India, in America ed Europa. Il genocidio del popolo Tibetano ha costretto i rifugiati, i profughi, i sopravvissuti a preservare e diffondere con ogni mezzo la propria cultura, le proprie arti e la propria religione, nei paesi che li hanno accolti, per far sì che non si estinguessero per sempre e che un genocidio non diventasse anche un definitivo etnocidio, una distruzione integrale e definitiva di una intera cultura. Per far sopravvivere la propria cultura e la propria religione, i tibetani hanno dovuto tradurle ed insegnarle anche agli occidentali.

Ci sono poi pure ragioni sociali e culturali alla base dell’integrazione di elementi orientali nella cultura occidentale. La tecnologia e la comunicazione, soprattutto attraverso internet ed il web,  hanno accelerato i contatti e diminuito le distanze tra oriente ed occidente. Ora è più facile accedere alle informazioni che ci occorrono ed è più semplice trovare e contattare insegnanti, maestri e centri di discipline orientali nei nostri paesi.

C’è oggi l’opportunità di un confronto reale, qui in occidente, con tradizioni autentiche che prima erano relegate in ambiti geografici e culturali ben circoscritti e poco accessibili.

In un occidente che ha bandito lo spirito, e qualsiasi principio immateriale, dalla sua scienza e dalla sua tecnologia; in un mondo che ha espulso da sé e relegato la dimensione sacra “nell’alto dei cieli” e lontano dagli uomini; in un mondo che ha “desacralizzato” la natura, si scopre di aver fame di spirito, di sacro, di non materiale. Questo è ciò che manca all’occidente e l’occidente si sta attrezzando per comprarlo dall’oriente e rivenderlo, si sta organizzando per ridurlo a merce, ma tutto ciò è paradossale perché ciò che è sacro non è misurabile, non è riducibile a merce, non è vendibile in pacchetti più gestibili e più maneggiabili, non è acquistabile e non è consumabile in piccole dosi.

A parte dunque i fenomeni più superficiali, c’è un bisogno profondo ed autentico al quale né la nostra cultura, né la nostra scienza, né la nostra religione ufficiale, né il nostro mercato sono in grado di dare risposte. C’è un bisogno di autenticità, di conoscenza profonda di sé e del mondo; c’è un bisogno di armonia, serenità e pace che non dipendano da condizioni esterne e mutevoli; c’è un bisogno di guarigione totale, di tornare ad essere pienamente responsabili della nostra salute e del nostro corpo, non semplicemente di rimettersi in sesto per continuare a produrre e riprodurre, ma di guarire fondamentalmente, di tornare ad essere sani, come è naturale che sia; c’è un bisogno di entrare in contatto con il sacro che è in ognuno di noi, in tutti i viventi, nessuno può venderlo o donarlo ad un altro, perché nessuno può possederlo e tuttavia è già lì, è sempre stato lì e tocca ad ognuno scoprirlo e farne l’esperienza; c’è un bisogno di libertà e di apertura assolute, di aria fresca e di luce; c’è un bisogno di felicità e di condivisione, perché una felicità non condivisa è un’occasione sprecata e non genera altra felicità; c’è un bisogno profondo di riappropriarci pienamente delle nostre vite e di padroneggiare le nostre menti, le nostre piene capacità e potenzialità di esseri umani; c’è un bisogno di comprensione e di gnosi, il bisogno di capire, ognuno per sé, chi siamo e cosa ci è proprio, quale è il senso delle nostre vite e, soprattutto, cosa rende  realmente piena di senso e degna di essere vissuta la nostra breve vita su questo pianeta.

Negli ultimi mesi, anch’io ho iniziato ad approfondire la cultura e gli insegnamenti del buddhismo – in modo particolare, quello di scuola zen – verso cui ho sempre provato una forte attrazione; tuttavia, ho trovato molte difficoltà ad approcciarmi e ad orientarmi da solo nello studio e nella conoscenza di quella che da molti è ritenuta una semplice religione, ma che io ritengo essere una filosofia, un’architettura di pensiero a tutto tondo. Cosa consiglierebbe a chi desidera compiere lo stesso percorso, e avvicinarsi al buddhismo?

Come in ogni cosa ci vuole buon senso. Innanzitutto si può iniziare con un buon libro per cominciare a capire cosa è il Buddhismo e se fa realmente per noi. È difficile orientarsi in una vastissima bibliografia di libri pubblicati sul buddhismo e d’altra parte sconsiglio di accontentarsi del primo libro che troviamo in libreria. Un primo testo da leggere potrebbe essere quello di Giangiorgio Pasqualotto “Il buddhismo. I sentieri di una religione millenaria” che è una ottima introduzione ai concetti chiave del buddhismo ed alle varie scuole buddhiste, inoltre è stato scritto in italiano e non presenta dunque i problemi di traduzione che si possono riscontrare in molti altri testi tradotti in italiano.

Vi consiglio inoltre di consultare il sito ufficiale dell’Unione Buddhista Italiana: http://www.buddhismo.it, dove trovate una piccola bibliografia divisa per tradizione e, se vi fa piacere, una mia bibliografia essenziale sul buddhismo che trovate sul sito:
http://www.buddhismo-napoli.it.

In ogni caso consiglio di non limitarsi ai libri perché il Dharma non è una questione di comprensione puramente intellettuale, ma di sentire, di sperimentare. Si tratta di fare l’esperienza, di inoltrarsi in un territorio perlopiù inesplorato.

Dalai-LamaDunque per iniziare bene abbiamo bisogno di una guida, di una buona guida, e possibilmente anche di compagni di viaggio. Consiglio a tal proposito di telefonare o scrivere all’Unione Buddhista Italiana per sapere se ci sono nella vostra zona centri che possiate frequentare, o insegnanti validi che possano seguirvi e guidarvi con competenza e con una certa continuità. il Dalai Lama, il Karmapa e i grandi capi religiosi del buddhismo ci possono ispirare e motivare con i loro insegnamenti e con il loro esempio, ma difficilmente potranno essere i nostri maestri. In questo caso i rapporti a distanza e gli incontri sporadici non possono funzionare. Il rapporto tra maestro ed allievo richiede continuità e vicinanza per dare i suoi frutti. Il vostro insegnante deve essere una persona con la quale stabilite una relazione autentica e sincera, un amico spirituale, una persona che non si limita a darvi insegnamenti o istruzioni, ma al quale potete inviare feedback sulla vostra pratica e sui problemi che incontrate provando a mettere in pratica ciò che vi è stato insegnato.

Purtroppo il fai da te in questo caso è poco produttivo. Senza volerlo potremmo prolungare la vita ad errori commessi per inesperienza nella pratica, che rischiano di diventare cattive abitudini radicate e difficili da correggere in seguito. È bene rivolgersi quanto prima ad un insegnante autentico e potersi confrontare con altri praticanti.

Se esiste un centro nella vostra zona potete frequentarlo per un po’ ed affidarvi al buon senso, ad una valutazione critica e magari ai commenti di chi frequenta o ha già frequentato il centro. Tuttavia è da tenere in considerazione anche la vostra sensazione a riguardo: cosa provate? cosa sentite? È ciò che fa per voi? Non rispondete subito, datevi tempo, provate, sperimentate. Chiedetevi se ciò che vi viene insegnato ha senso per voi, se vi è di qualche beneficio. Se possibile frequentate più centri, ascoltate più insegnanti, scegliete con calma e ponderazione. Quando avrete fatto la vostra scelta potrete abbandonarvi con fiducia alla pratica ed iniziare il vostro personale viaggio di scoperta.

L’Europa, è inutile negarlo, possiede origini cristiane profondamente radicate in ogni popolo e nazione: spesso, però, quest’influenza sa essere così egemonica e prevaricante da negare di fatto la libertà di scelta, fino a trasformarsi in qualche caso estremo in vera e propria intolleranza. Eppure, Gandhi sosteneva che quella cristiana sarebbe la religione più bella al mondo, se solo i cristiani imparassero a comportarsi come tali. Quanto margine esiste per una convivenza pacifica tra le culture religiose di Oriente e Occidente? Vi è compatibilità o un po’ di attrito è inevitabile?

Per come la vedo io, dal punto di vista esclusivamente religioso e spirituale la compatibilità è massima e la convivenza possibile ed addirittura auspicabile. Non tutti sono fatti per il buddhismo e non tutti sono fatti per il cristianesimo. Ognuno dovrebbe scegliere per sé la propria strada senza pretendere che ciò che è buono per sé lo sia necessariamente anche per gli altri. Ciò che nutre uno può essere veleno per un altro.

D’altra parte il nucleo sacro di ogni religione è silenzio, contatto intimo, esperienza indicibile. In questo silenzio non c’è spazio per le rivalità, i conflitti e le intolleranze. Solo la parola, il cercare di comunicare l’esperienza indicibile con i concetti, crea divisioni e conflitti. Non l’esperienza del sacro, ma l’ideologia del sacro divide.

È certo che ognuno di noi, che ha scelto con la mente e con il cuore, con tutto se stesso una via, è convinto che il proprio percorso sia il migliore in assoluto e può essere convinto che gli altri siano nell’errore. In realtà ognuno ha il suo percorso, ognuno ha il suo viaggio da fare, la sua missione da compiere. Nessun viaggio è paragonabile ad un altro viaggio, ciascun percorso è unico in sé ed è valido solo per la persona che ne percorre i sentieri. Ogni percorso è e resterà unico, non comparabile a nessun altro percorso e nessuno ha il diritto di giudicare, in base ai “propri” parametri, le scelte ed il viaggio di un altro essere vivente.

Detto questo è ovvio che la religione egemone percepirà sempre come una minaccia lo sviluppo di altre forme religiose nel suo territorio ed agirà di conseguenza. Da questo punto di vista una certa dose di attrito è inevitabile, ma questo dipende esclusivamente dal potere e dai meccanismi di difesa messi in atto da chi detiene il potere. Ciò non riguarda mai in alcun modo l’essenza delle religioni, ma solo gli uomini che le rappresentano. Dietro i conflitti religiosi, in realtà, si nascondono sempre ragioni politiche.

Per concludere, vorrei che ci lasciasse una riflessione, un pensiero o un aforisma da prendere a riferimento come emblema della cultura buddhista: l’insegnamento più significativo che le viene in mente.

Ciò che mi è venuto subito in mente non è stato pronunciato da un buddhista in India o in Tibet, ma viene direttamente dalle radici precristiane dell’Europa, dalla cultura greco-romana che ha posto le basi della nostra scienza e del nostro pensiero filosofico: “Conosci te stesso e compi ciò che ti è proprio!”.

Il senso di questa affermazione è universalmente valido ed è quanto di più si avvicina al senso degli insegnamenti del Buddha ed al cuore universale del buddhismo.

L’insegnamento del Buddha non era rivolto solo gli uomini che vivevano in India 2500 anni fa. L’insegnamento del Buddha è universale, trascende culture, tempi e luoghi, perché riguarda l’essenza di ciò che siamo, proprio qui e proprio ora. Il Buddha parla ad ognuno di noi, il Buddha ci parla della nostra reale natura. I suoi insegnamenti ci aiutano a riconoscere e liberare le piene potenzialità della nostra essenza, della nostra autentica natura.

L’insegnamento del Buddha è una guida. Contiene istruzioni per chi vuole aprire gli occhi, indicazioni per chi vuole esplorare, ricercare, sperimentare, per chi vuole guarire e liberarsi, per chi vuole entrare in contatto con la parte più intima, sacra e profonda di sé e farne piena esperienza, proprio qui ed ora.

Il Buddha ci guida alla comprensione, alla contemplazione della nostra natura e della realtà che sperimentiamo al di là di ogni filtro mentale e concettuale. Ci dà indicazioni per lasciare che la nostra natura autentica si riveli e si esprima pienamente nella nostra vita, nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre azioni.

La contemplazione, la meditazione ed i metodi propri del percorso buddhista ci aiutano ad entrare in contatto con ciò che è ed a lasciarlo essere così com’è senza alcuna modifica, correzione o tentativo di controllo. Ogni cosa è già perfetta così com’è in ogni istante. Si tratta solo di sospendere il giudizio critico, sospendere ogni giudizio, ogni pre-giudizio e vedere le cose semplicemente per quello che sono, così come sono. Solo così è possibile poi lasciarsi agire in completa armonia con la situazione. Agire al meglio in ogni situazione.

Si tratta di riconoscere, di sentire la relazione profonda con la natura e con la natura di ogni vivente; si tratta di essere svegli, in connessione con tutto ciò che vive, con tutto ciò che ci circonda; si tratta di sentire, di vivere ed agire di conseguenza, in una piena apertura, libera, cognitiva ed empatica.

In che modo è possibile contattarla per ottenere maggiori informazioni sui suoi insegnamenti e sulle attività e gli incontri che svolge regolarmente?

Innanzitutto potete trovare altre informazioni ed i miei contatti sui siti:

http://www.buddhismo-napoli.it  e  http://www.buddhismo-tibetano.it

Inoltre su Facebook potete cercare il gruppo e la pagina fan di buddhismo-napoli ed il gruppo e la pagina fan di buddhismo-tibetano.

Per ogni informazione e chiarimenti sul buddhismo, per invitarmi a tenere una conferenza o un seminario, oppure seguire o aiutare un gruppo di pratica e di studio del Dharma, potete contattarmi personalmente su Facebook e su Skype come Antonello Marzocchella, oppure scrivere una e-mail a atno@libero.it ed eventualmente chiamarmi al 3402873352.

Grazie, che ogni cosa sia propizia!

Ringraziamo di cuore Antonello Marzocchella per la disponibilità e la pazienza avuta nei nostri confronti, invitandovi a seguirlo nelle sue attività e perché no, a conoscere meglio gli insegnamenti buddhisti, con serenità e consapevolezza.