La “Employment Outlook” dell’Ocse mostra, ancora una volta, un quadro traumatico per il nostro Paese. La disoccupazione raggiungerà, entro la fine dell’anno, quota 12,9% aumentando di 0,3 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Contestualmente, aumenta anche la disoccupazione giovanile (coloro compresi tra i 15 e 24 anni di età) che toccherà quota 40%, valore raddoppiato dal 2000.

A preoccupare l’organizzazione con sede a Parigi sono, principalmente, le anomalie del mercato del lavoro italiano. L’aumento dei “Neet (coloro che non sono impegnati né in processi formativi né lavorativi) è la prima preoccupazione dell’Ocse. Infatti, tale categoria è aumentata di 6 punti percentuali, raggiungendo il 22,4% a fine 2013. Aumenta, dunque, il rischio di un “effetto cicatrice” che li porterebbe permanere nello stato di disoccupazione ancora a lungo.

Altra anomalia del mercato del lavoro italiano sono le c.d. “false partite iva”, ovvero, lavoratori che aprono una partita iva e risultando quindi liberi professionisti ma forniscono, in realtà, prestazioni subordinate. In questa singolare classifica, l’Italia si colloca al quarto posto con una percentuale di 3,2% a pochissimi decimi da Repubblica Ceca, Grecia e Slovacchia. Dall’altra parte, si segnala la riduzione da parte delle imprese a ricorrere a forme contrattuali come i contratti a progetto (co.co.co e co.co.pro), effetto dovuto alla riforma Fornero.

Inoltre, l’analisi sullo stato della disoccupazione dell’Ocse si sofferma sui cambiamenti del mercato del lavoro italiano: la crescente precarietà e “sfasatura” tra percorso formativo e lavorativo. Infatti, il 70% dei neo-assunti sono precari e svolgono mansioni del tutto diverse da quelle per le quali ha studiato. Ciò denota che “nel confronto con gli altri Paesi avanzati, in Italia non è solo elevata la quota di disoccupati, ma anche quella di occupati con un lavoro di scarsa qualità”.

Ai dati negativi sulla disoccupazione si aggiunge l’ennesimo calo dell’attività manifatturiera delle Pmi. Infatti, l’indice composito, calcolato da Markit economics, è calato dal 52,8 al 52. Per tentare di smuovere la palude lavorativa e industriale italiana, l’Ocse propone di adottare al più presto il “Jobs act” che Renzi dava per “fatto” già lo scorso Marzo ma che adesso spera di approvare per fine anno.

Per quanto riguarda gli altri dati pubblicati dall’analisi Ocse va segnalato che sono “circa 45 milioni le persone senza lavoro, 11,9 milioni più che appena prima della crisi. La persistenza di alti livelli di disoccupazione si è tradotta in un aumento della disoccupazione strutturale in alcuni Paesi, che potrebbe non essere automaticamente riassorbita con il ritorno alla crescita economica”. Si registrano, infine, i paesi Ocse con il tasso di disoccupazione più basso sono Norvegia (3,3%), Giappone (3,5%), Corea del Sud (3,7%), Austria (4,7%), Svizzera (4,8%), Messico (4,9%) e Germania (5,1%).

Valentino Arena