La buona scuola”. No, non è l’ennesimo film in stile libro Cuore di de Amicis, ma è lo slogan con cui il governo Renzi ha presentato il tanto atteso provvedimento sulla riforma scolastica: «Non facciamo l’ennesima riforma della scuola. Noi proponiamo un nuovo patto educativo. Lo presenteremo ufficialmente domani alle 10 sul sito passodopopasso.italia.it» parola di premier, il quale, affiancato dai fedelissimi Graziano Delrio e Maria Elena Boschi, si è anche lasciato scappare una nuova promessa. «Mille asili in mille giorni» con un occhio di riguardo soprattutto al Mezzogiorno. «Negli ultimi dati economici c’è un elemento di profonda diversità tra Nord e Sud
Cambiano i governi, ma non cambiano le attese.

La riforma della scuola era nell’aria già da tempo e nonostante una sua eliminazione dall’ordine del giorno del 29 agosto scorso, ecco che Matteo Renzi torna ancora una volta a stupire tutti, in particolar modo con un occhio di riguardo verso il mondo del precariato, una piaga che purtroppo affligge molti docenti o aspiranti tali italiani. «Proporremo agli insegnanti di superare il meccanismo atroce del precariato permanente e della supplentite, ma chiederemo loro di accettare che gli scatti di carriera siano basati sul merito e non semplicemente sull’anzianità» si chiede un sacrificio, dunque, che andrebbe ad affiancarsi all’obiettivo che il governo si è posto a partire dal 2015: 100.000 assunzioni in poco più di due anni in modo tale da coprire supplenze, turn-over e sostengo. Oltretutto ci saranno anche altri 50.000 posti, tra graduatorie e concorsi, da occupare in sei anni, ovvero dal 2017 al 2022.

Un progetto ambizioso, insomma, ma che ha comunque i suoi costi, che si stimano girino intorno al miliardo di euro. Ecco dunque la necessità di discuterne anche con il ministro Padoan. La riforma della scuola, tuttavia, non finisce qui. Renzi ha anche annunciato piacevoli novità, come la reintroduzione della storia dell’arte nei licei, una intensificazione dell’inglese e dell’informatica e l’introduzione di una seconda lingua per le elementari. Anche la musica, finalmente, ritroverà il suo spazio all’interno del mondo dell’istruzione.
Per quanto riguarda l’approvazione del provvedimento, sarebbe sbagliato pensare ad una sua immediata attuazione. Difatti, ci saranno due mesi di consultazione pubblica, ma in molti già prevedono tensioni e tentativi di ostruzionismo: nonostante il vice presidente della Camera Marina Sereni abbia annunciato che il progetto «coinvolgerà i soggetti che operano nella scuola», il sindacato dei suddetti operatori scolastici, la FLC-CGIL, ha preannunciato il suo rifiuto di partecipare alle consultazioni de “La buona scuola”.
A questo punto la domanda è più che lecita: chi la spunterà tra due mesi? Che lo scontro abbia inizio.

Maria Stella Rossi