Il portavoce militare dell’esercito israeliano ha annunciato che nella giornata di oggi è stato lanciato un missile Tammuz su una postazione dell’esercito regolare siriano situata sulle alture del Golan, in risposta ad alcuni colpi di mortaio esplosi durante una fase di combattimenti tra le truppe di Bashar al-Assad ed i fondamentalisti islamici dell’ISIS. Il missile ha poi centrato l’obiettivo, una base aerea, senza tuttavia causare vittime.

I colpi di mortaio caduti nell’area del Golan sotto occupazione israeliana, parimenti, non avevano causato perdite né feriti tra i militari di Tel Aviv, che aveva peraltro messo in stato di allerta le proprie truppe a causa dell’avanzata jihadista nel sud della Siria. Essi, anzi, sembrerebbero un errore degli artiglieri siriani, che stanno fronteggiando una forza vicina ad al Qaeda nota come Fronte di al-Nusra, che detiene in stato di prigionia 45 soldati provenienti dalle Isole Fiji ed inquadrati dai caschi blu all’interno della missione UNDOF delle Nazioni Unite nelle Alture del Golan.

Quello odierno non è il primo incidente che avviene tra Israele e Siria presso il confine: 4 giorni fa, infatti, un drone di Damasco era stato intercettato ed abbattuto da un missile Patriot delle forze di difesa israeliane mentre sorvolava l’altopiano, presumibilmente per cercare posizioni dei combattenti jihadisti.
Certo è che queste scaramucce non sono favorevoli al governo di Netanyahu: Israele avrebbe tutto l’interesse a fornire appoggio al vicino Assad per fermare la minaccia del Califfato, poiché per lo stato ebraico, pur dotato di un esercito moderno ed organizzato, potrebbe risultare pericoloso trovarsi tra la morsa dello Stato Islamico a nord ed Hamas a sud, nonostante la tregua per Gaza siglata pochi giorni or sono. Sarà da vedere, tuttavia, quanti tra la Knesset ed il governo di Tel Aviv converranno che “il nemico del mio nemico è mio amico”, e quanti riterranno invece di doversi limitare a vigilare sui propri confini.

Moricca Simone