Sono già state disputata 4 partite per il Team USA di Coach K e al momento la squadra statunitense ha dimostrato di poter vincere con facilità ogni match, perché nonostante le imprecisioni tattiche dovute alla troppa presunzione di superiorità, la nazionale a stelle e strisce di Mike Krzyzewski gioca bene. La strada per la vittoria sembrerebbe essere ormai spianata, se non fosse per la nazionale spagnola, unica nemesi possibile per gli Americani; ed è così che i dodici convocati hanno spazzato via la nuvola di dubbi che copriva la spedizione americana in Spagna.

Sì, perché tornando ai tempi del ritiro del Team USA, i problemi sembravano solo accumularsi con giocatori infortunati, altri che al ritiro non ci sono nemmeno andati ed altri ancora che non erano interessati a giocare nella nazionale; scelta comprensibile dato che i Mondiali di Basket non hanno lo stesso seguito mediatico delle Olimpiadi e i giocatori, abituati agli alti ritmi della stagione NBA, non vogliono rischiare di perdere l’annata 2014/2015.

La lista dei 28 pre-convocati si sgretolava velocemente:

  • Kevin Love, che in vista della trade che l’avrebbe poi portato nell’Ohio al servizio di King James, ha deciso di abbandonare per evitare scomodi contrattempi
  • Blake Griffin, costretto allo stop per quei problemi alla schiena, la cui causa si è poi scoperta essere una frattura vertebrale
  • Paul George, con il brutto infortunio alla gamba che gli farà saltare tutta la stagione NBA
  • Kevin Durant, che dopo la vittoria del premio come MVP della Regular Season si è detto bisognoso di riposo

A peggiorare la situazione, sono state anche le critiche di Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, e dei proprietari NBA poco inclini a mandare le proprie stelle a giocare in una competizione che non porta nulla nelle tasche delle franchigie stesse. Tra abbandoni e tagli effettuati da Krzyzewski, si è arrivati ai 12 che stanno ora cercando di portare a casa la medaglia d’oro.

Coach K ha portato in Spagna solo Rudy Gay nel ruolo di Ala Piccola e la nazionale americana sta giocando con un quintetto formato da tre guardie (Curry, Irving e Harden) che hanno prevalentemente abilità da playmaker e di tiro dalla lunga distanza, e due lunghi atletici come Kenneth Faried e Anthony Davis che rendono il Team USA molto pericoloso a rimbalzo, permettendo alla squadra di correggere eventuali errori al tiro dovuti a scelte cestisticamente poco brillanti. Un gioco quindi improntato sulla velocità, sul maggior atletismo e sull’affidamento a tiratori di alto livello.

Dalla panchina arrivano Cousins, Plumlee e Drummond per il frontcourt, che permettono alla nazionale statunitense di non abbassare il livello di atletismo e di non avere punti deboli nemmeno in un possibile scontro con il trio di lunghi NBA della nazionale Spagnola. E dal backcourt, invece, Klay Thompson, Demar Derozan e Rudy Gay, il primo un tiratore puro, il secondo un giocatore esplosivo che servirà al Team USA per creare il mismatch con le guardie e le ali piccole avversarie e il terzo che riesce a unire le due qualità. Ma il giocatore più atteso del Team USA è Derrick Rose.

Dopo aver saltato due stagioni NBA per infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, l’MVP della stagione 2011/12 torna sul parquet in occasione dei Mondiali e nonostante un inizio non molto convincente, i riflettori sono tutti puntati sulla stella dei Chicago Bulls nella speranza del vero ritorno di un giocatore che a 22 anni è diventato il più giovane cestista a vincere il titolo di MVP, che potrebbe mettere in serio pericolo le possibilità di vittoria dei big three di Cleveland senza paura che quell’incubo durato due anni gli si ripresenti nuovamente.

Fonti immagini: olimpiazzurra.com / gazzettanba.it

Adami Luca