A fine settembre il sistema di sicurezza italiano potrebbe fermarsi. Ѐ l’iniziativa dei sindacati delle forze dell’ordine, del COCER e dei vigili del fuoco per protestare al cosiddetto blocco stipendi annunciato dal governo.

«Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale» soprattutto di fronte alla «totale chiusura del governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme.» questo è quanto si può leggere in comunicato diramato e indirizzato soprattutto al governo Renzi, segno di una situazione divenuta ormai insostenibile.

E se i sindacati e il COECER si rivolgono direttamente alle istituzioni, da quest’ultime, e in particolar modo da Palazzo Chigi, non poteva che arrivare una risposta immediata: il premier, infatti, è ben disposto ad incontrare gli agenti, ma non vuole accettare alcun tipo di ricatto.

«Se vogliono discutere siamo pronti a farlo, su tutto. Ma non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno. Tuttavia, in un momento di crisi per tutti, fare sciopero perché non ti danno l’aumento quando ci sono milioni di disoccupati è ingiusto. Il blocco degli stipendi degli statali era già previsto nel Def, non c’è niente di nuovo» si legge in una nota di Palazzo Chigi, a cui va ad aggiungersi anche alcune dichiarazione rilasciate alla festa dell’Unità a Bologna dal ministro Marianna Madia.

«Il governo fa le cose e non alimenta aspettative che non può mantenere» ha detto, aggiungendo anche che «due sono state le cose sugli stipendi della pubblica amministrazione: la prima è mettere un tetto a chi guadagna di più, la seconda dare una boccata d’ossigeno ai lavoratori che guadagnano di meno: è un fatto di equità.» concludendo poi con un pensiero rivolto agli sforzi fatti fino ad ora e futuri per far uscire l’Italia dalla crisi in cui verte da molti anni.

Quanto affermato dal ministro Madia e da Palazzo Chigi, tuttavia, non è servito a fermare la polemica che impazza all’interno dei sindacati. «Quando abbiamo scelto di servire il Paese eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di mezzi e di risorse. Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le Istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese.»

Solidarietà, invece, alle forze dell’ordine dal ministro Alfano. «Sono legittime le richieste dei sindacati di Polizia, ma i toni e modi usati ieri sono stati eccessivi. Sono convinto comunque che ci sono le condizioni per affrontare con serenità il problema e risolverlo.»

Nonostante la vicinanza del ministro dell’Interno e nonostante la disponibilità da parte di Palazzo Chigi per una mediazione sugli stipendi bloccati, attualmente nulla lascia presagire un possibile passo indietro per quanto riguarda lo sciopero indetto a fine settembre.

Maria Stella Rossi