Nel PD ormai siamo alle soglie di una vera e propria guerra aperta tra maggioranza e opposizione. Dopo le parole di D’Alema e Bersani, i renziani partono all’attacco. La situazione potrebbe degenerare.

Dopo le dichiarazioni di D’Alema e Bersani, che chiedono un’accelerazione del governo in materia economica, i renziani sono andati su tutte le furie. “I risultati non sono soddisfacenti” ha detto D’Alema, con un pizzico di sufficienza rivolgendosi a Renzi. Bersani ha poi rincarato la dose chiedendo di cambiare passo perché il governo non sta facendo abbastanza. Da parte dei renziani è partita una serie di risposte, piccate nella maggior parte dei casi, come quella del direttore di Europa, quotidiano definito “stampa clandestina” da D’Alema, Menichini, il quale ha detto che “D’Alema sta ancora pensando alle nomine all’UE”, riferendosi chiaramente alla mancata candidatura di D’Alema al PESC a cui è stata preferita Mogherini.

D’Alema ha anche attaccato pubblicamente dal palco della festa dell’Unità a Bologna il governo, fatto che ha creato non pochi malumori. Ma le risposte “violente e volgari” sono, per D’Alema, un chiaro segno dell’allergia ad un “dibattito democratico”.

La battaglia nel PD sta per iniziare. L’ala dem del PD, guidata da D’Alema e Bersani, sta portando avanti una dura lotta al governo, specie in materia economica. Stanno portando avanti, infatti, una raccolta firme per chiedere l’abolizione del vincolo del pareggio di bilancio in costituzione, ma, a detta di Fassina, uno dei promotori principali, “è difficile raggiungere le 500mila firme entro il 30 settembre”, soprattutto perché la raccolta non è appoggiata dai vertici del partito, ridimensionando enormemente il numero di banchetti nelle piazze d’Italia. Se ci riuscissero, però, Fassina ipotizza guai seri per la leadership di Matteo Renzi. Infatti, per la raccolta firme, si sta muovendo anche la componente dissidente in Senato, in primis Corradino Mineo. Una eventuale vittoria dell’area dem sul piano economico potrebbe essere un colpo fatale alla leadership governativa e partitica di Matteo Renzi. Fassina, però, sembra non voglia abbattere il governo per ora, infatti suggerisce al premier di appoggiare la raccolta firme, con la quale potrebbe “fare gli investimenti in deficit che sta chiedendo all’Europa”. D’altro canto i renziani si scagliano contro la minoranza e l’organizzazione di questo referendum visto che la prima firma sulla norma per il pareggio di bilancio era di Pierluigi Bersani. A questa polemica risponde D’Attore, principale organizzatore insieme a Fassina, che definisce l’argomentazione “risibile”. “L’agenda Monti ci ha fatto perdere le politiche e chi parla tanto di rottamazione – dice D’Attore – dovrebbe capire che questa iniziativa prende le distanze dalle scelte che il PD ha fatto in passato”.

Intanto aumenta la polemica intorno all’organizzazione della festa dell’Unità a Bologna. Pare, infatti, che oltre a Civati sia stato escluso anche Cuperlo, che guida una fronda di 20 parlamentari ‘non schierati’, ma apertamente in contrasto con Renzi. Tutte queste vicende stanno minando il progetto della segreteria unica, con rappresentanza di ogni gruppo, all’interno del PD. Si preannunciano mesi incandescenti per il premier e segretario del PD.

Francesco Di Matteo