Come previsto, dopo tre giorni di forti rialzi è tornata la calma sui principali mercati europei, che hanno ormai ampiamente scontato la mossa a sorpresa (ma neanche tanto) della BCE. Ieri i tassi di riferimento sono stati tagliati di 10 punti facendo segnare un nuovo minimo storico, sebbene Mario Draghi abbia avvisato a chiare lettere che i margini di manovra, a questo punto, sono di fatto terminati. Con il rifinanziamento allo 0,05% e un piano di acquisto di ABS ancora da quantificare, ma che potrebbe aggirarsi sui mille miliardi di euro, adesso la palla passa ai singoli governi nazionali, affinché compiano quell’auspicato piano di riforme nel più breve tempo possibile.

Poco mossi i listini, dunque, aiutati anche dalla tregua in Ucraina che dovrebbe scattare a partire da questo pomeriggio: in lieve rialzo solo il Dax di Francoforte, tutti gli altri compreso Milano ripiegano di qualche decimo. Contrastata Wall Street, sulla scia di alcuni dati provenienti dal mercato del lavoro: il numero di nuovi posti creati ad Agosto è stato inferiore alle attese, sebbene il tasso di disoccupazione sia calato al 6,1%, cifre ben lontane da quelle del Vecchio Continente.

E proprio sulla distonia tra Europa ed America sembra giostrarsi l’andamento dei tassi di cambio. Le decisioni della BCE hanno sicuramente aiutato la discesa dell’euro, letteralmente piombato al di sotto della quota di 1,31 nei confronti del dollaro, fino all’1,295 di oggi. Ma per un’economia americana che sembra, pur con estreme titubanze, aver ripreso la via della crescita, restano profonde le incertezze al di qua dell’oceano Pacifico. Sicuramente i tassi bassi e un cambio orientato verso l’1,27 nel breve-medio periodo potrebbero dare ossigeno alle imprese nostrane, ma la paura di impantanarsi in una “trappola di liquidità” in cui, a una sostanziale buona offerta di credito, non corrisponde adeguata domanda, con i miliardi pompati dalla BCE nel sistema fermi a ristagnare nei forzieri delle banche, è più che evidente.

Per fortuna, notizie confortanti arrivano dal mercato dei titoli di Stato, con lo spread tra i Btp e i Bund sceso a 136 pb e un nuovo minimo storico per il rendimento del nostro decennale al 2,27%. Condizioni queste che, oltre a configurare un notevole risparmio nella spesa per interessi, potrebbero anche “stuzzicare” il Tesoro nell’idea di collocare più titoli di quanti effettivamente da rimpiazzare, approfittando delle condizioni favorevoli, e contribuendo ad assorbire parte della liquidità in eccesso.