La storia di Ettore Majorana, densa di mistero ed intrighi tuttora irrisolti, farebbe la fortuna di molti programmi televisivi moderni, quelli in cui personaggi alquanto tristi tengono migliaia di persone incollate agli schermi tra scie chimiche assassine e complotti di ogni tipo.
Eppure nel mondo della scienza, quella vera, ci sarebbero centinaia di storie affascinanti, talvolta intriganti, da raccontare.
Tra queste rientra di certo quella di Majorana, brillante fisico siciliano e collaboratore del grande Enrico Fermi.

 

Scomparso sul piroscafo Palermo-Napoli la sera del 25 marzo 1938, Majorana ha lasciato un alone di mistero intorno alla sua figura e al suo gesto, alimentato dal suo carattere introverso e misantropo e da una serie di lettere riguardanti una sua prossima dipartita inviate a colleghi e familiari nei giorni antecedenti la scomparsa.
Ad infittire questa fitta nebbia di intrighi, si aggiunge poi il suo impegno negli studi sulla fisica nucleare, condotti in parte a fianco del gruppo di fisici organizzato da Enrico Fermi a Roma, in Via Panisperna.

 

Su questa storia sono stati basati diversi scritti, alcuni di grandi penne come quella di Leonardo Sciascia, altri, meno noti, come quelli di un altro collaboratore di Fermi e amico di Majorana, Edoardo Amaldi.
Una delle caratteristiche più evidenti del caso Majorana è quella di attirare l’attenzione di molti pensatori, che nel tempo hanno elaborato teorie tanto verosimili quanto contrastanti, come per l’appunto quelle di Sciascia e Amaldi.

 

Nel suo “La Scomparsa di Majorana”, Leonardo Sciascia si prodiga nell’elaborazione di ipotesi verosimili sulla figura del fisico catanese, tra le quali una delle più controverse risulta essere quella sulla rivalità che avrebbe avuto con gli altri membri del gruppo di Via Panisperna, così come la teoria secondo la quale Majorana sarebbe entrato in monastero (teoria ripresa da più parti, anche se altri autori hanno anche scritto di una possibile fuga in Argentina e di una collaborazione con il regime nazista).

 

All’interno del libro di Sciascia, poi, non manca un riferimento diretto al lavoro di Ettore Majorana, parlando del quale Sciascia arriva a motivare la scomparsa dello scienziato con la voglia di dissociarsi da scoperte potenzialmente distruttive come quelle sulla fissione nucleare, che poi avrebbe portato Enrico Fermi a collaborare al Progetto Manhattan e alla realizzazione degli ordigni atomici.
Le affermazioni di Sciascia non hanno mai trovato riscontro nelle testimonianze degli altri membri del gruppo di Via Panisperna, dallo stesso Enrico Fermi a Segrè, passando per il già citato Edoardo Amaldi.
Nonostante il carattere introverso e la sua tendenza a prodigarsi in critiche nei confronti di tutti (anche verso se stesso), i colleghi stimavano Majorana; Fermi, saputo della sua scomparsa, parlò ai suoi collaboratori di Majorana come di un vero e proprio genio, una mente straordinaria come quelle di Galileo e Newton, anche se purtroppo queste doti non sembravano essere accompagnate dal buonsenso.

 

Le tesi di Sciascia vengono messe in forte discussione anche dalla testimonianza fornita in merito alla figura del fisico catanese da Ugo Amaldi, figlio di Edoardo.
Nel parlare de “La Scomparsa di Majorana”, Ugo Amaldi ricorda l’irritazione del padre verso lo scrittore siciliano e verso le ipotesi contenute nel libro; anzitutto, i colleghi di Via Panisperna mantenevano rapporti cordiali con Majorana, rapporti che erano sfociati in una buona amicizia nel caso dello stesso Edoardo Amaldi.

 

In secondo luogo, agli occhi di Edoardo Amaldi risulta assurda l’ipotesi secondo cui Majorana si sarebbe rifugiato in monastero, per sfuggire all’orrore che sarebbe scaturito dagli studi sulla fissione.
Infatti, pur ritenendo plausibile l’ipotesi di una “fuga dal mondo” del collega, Amaldi afferma più volte che, all’epoca della scomparsa di Majorana, non si era ancora arrivati a sviluppi attendibili nel campo della fissione nucleare.

 

La testimonianza di Edoardo Amaldi, giuntaci attraverso le parole del figlio Ugo, sembra quindi smentire le congetture di Sciascia, relegandole al romanzesco e privandole di credibilità storica.
Ad oggi, rimane solo la certezza del fatto che Ettore Majorana non è stato mai ritrovato, non è mai tornato al lavoro, né il suo corpo è stato restituito alla famiglia.
Questo alone di mistero, questa nube confusa di teorie, testimonianze, indagini, resa ancora più fitta dall’instabilità psicologica del fisico etneo, avvolge ancora oggi il caso Majorana e i suoi protagonisti, lasciandogli un fascino antico, misto alla consapevolezza della perdita di una delle menti più brillanti della fisica italiana.

 

Alessandro Mercuri