I dati sull’economia nazionale sembrano essere il quadro preciso delle nuove abitudini degli italiani: i nostri concittadini spendono tutti di meno, tranne che in due categorie di consumo, e cioè il cibo e l’elettronica.

Quest’ultimo campo è indicativo proprio del cambiamento della routine dell’italiano medio rispetto a cinque o dieci anni fa: lo smartphone è ora uno strumento che scandisce la quotidianità della giornata. Con esso si fa tutto, dall’organizzazione del lavoro agli appuntamenti con gli amici nel tempo libero, è un settore in forte crescita soprattutto dove il campo delle nuove tecnologie si intrecciano con l’ambiente lavorativo. Secondo i dati del Sole24Ore, solo un terzo dei cittadini Europei al di sopra dei quindici anni non hanno mai fatto un acquisto su internet, e vi è un aumento, secondo NetComm e Human Highway, di ben oltre i 22 punti percentuali di utenti che acquistano abitualmente su internet.

Del 20% sono aumentati anche gli smartshoppers , coloro che acquistano prevalentemente tramite lo smartphone, grazie ad applicazioni create ad hoc. Ed a fronte di una così pressante richiesta di acquisti tramite web, le imprese del nostro paese (anche se in ritardo rispetto al resto d’Europa) si stanno adeguando. Secondo i dati dell’Osservatorio della Confesercenti, nei primi 10 mesi del 2013 sono nate oltre 2000 nuove imprese che vendono esclusivamente tramite e-commerce, ed il numero tende a crescere sempre più.

E nel mondo si comincia a pensare anche ai risvolti tributari dell’economia digitale. Ha dichiarato Federico Boccia, deputato PD, in un articolo sull’Huffington Post, che vi è una “Voragine sui mancati introiti delle consumption taxes (Imposte sul Consumo, ndr)…” che penalizza fortemente il fisco statale, quell’IVA che “abbiamo bloccato con un tweet dopo averla introdotta” che secondo lui era: “ il tentativo di far pagare ai potenti, alle multinazionali del web ciò che oggi non hanno mai pagato e che le imprese italiane, pagano e tanto: le tasse.”.

Con l’evoluzione dell’economia digitale, quindi, si vanno ad aprire nuovi orizzonti di sviluppo. E’ settore economico sul quale bisogna investire, sia per i posti di lavoro che assicura, sia per il ritorno fiscale. L’Europa è avanti, ora è necessario non rimanere troppo indietro.

 

Fulco Pier Gaetano