Il Gargano è in ginocchio. Una delle più belle mete turistiche italiane è stata colpita nei giorni scorsi da una violenta alluvione e le zone di Peschici e San Marco in Lamis, sono stata le aree maggiormente colpita dal maltempo.

Fango, acqua e detriti hanno accerchiato case ed esercizi commerciali e i soccorsi sono stati particolarmente difficoltosi, lasciando isolati per diverse ore gli abitanti bisognosi d’aiuto. E come nelle peggiori delle tragedie, anche questa volta la forza devastante della natura ha causato non solo danni per circa 60 milioni di euro, ma anche la morte di due persone.

«In Italia non dobbiamo più contare i morti dopo le alluvioni. Ѐ il primo obiettivo che ci dobbiamo dare.» queste sono le parole di Gianluca Galletti, ministro dell’Ambiente, giunto a San Marco in Lamis dopo aver sorvolato l’area di Peschici in elicottero. La desolazione è totale e in concomitanza della stima dei danni effettuata da Coldiretti, anche il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, sembra parlare di danni giganteschi.

Sul luogo è giunto anche il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, il quale, a seguito delle testimonianze raccolte e dei sopralluoghi fatti, ha dichiarato lo stato di emergenza.

Tuttavia, per ogni tragedia che accade, soprattutto se legata alla natura, c’è sempre un responsabile a cui imputare la colpa e la sezione italiana del WWF non ha dubbi: quanto successo sul Gargano era un disastro preannunciato e l’unico responsabile non può che essere l’uomo.

«Nell’esprimere solidarietà alle popolazioni del Gargano colpite dai nubifragi e cordoglio per le vittime, non si può però sottacere che in alcuni casi è possibile riconoscere un disastro annunciato e le responsabilità umane sono evidenti.» È così che il WWF ha commentato quanto accaduto nel foggiano, riferendosi soprattutto ad un torrente sito nella zona di Peschici. «Lo sbocco del torrente che ha invaso la distesa era stato letteralmente sbarrato da cemento e asfalto. Dalle foto aeree antecedenti il disastro si vedono addirittura macchine parcheggiate sulla foce ostruita. Il torrente in questione, sotto il paese di Peschici, raccoglie anche le acque dell’ampia piana di Calena e non ha altro sfocio. Altro aspetto incredibile è la presenza di strutture e fabbricati praticamente a ridosso dello stesso corso d’acqua ostruito al termine.»

Una polemica di certo non nuova per l’associazione ambientalista, la quale già in passato ha collezionato diverse querelle con il comune di Peschici a seguito di interventi speculativi sul territorio.

Ma la questione si può tranquillamente ampliare anche ad altre zone del Gargano, dove alle cementificazioni più spregiudicate e aggressive, si affiancano anche «abusi edilizi di piccola e media entità non meno deleteri proprio perché, per la loro natura puntiforme e diffusa, più facilmente sfuggono al controllo. Per evitare nuovi futuri, è fondamentale la lotta all’abusivismo edilizio. Sarebbe ipocrita negare che alcuni sindaci costruiscono il proprio consenso elettorale chiudendo gli occhi di fronte al fenomeno del mattone selvaggio.»

Insomma, il WWF Italia non ha fatto altro che denunciare una situazione che sembra ripresentarsi annualmente nel nostro Paese: abusivismo edilizio, danni ingenti per milioni di euro, la natura che si ribella e le stesse parole ripetute ad ogni alluvione o calamità naturale: “faremo in modo che non accada mai più”.

E l’Italia intanto resta a guardare e ad aspettare.

Maria Stella Rossi