Milano- L’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, successore di Paolo Scaroni, è indagato (insieme al capo della Divisione Esplorazioni Eni Roberto Casula) dalla Procura di Milano per l’ipotesi di corruzione internazionale di politici e burocratici in Nigeria.

Come si afferma in un articolo del Corriere della Sera, vi sarebbe stata infatti  una megatangente del 19% sul prezzo del giacimento di petrolio per una concessione petrolifera in Nigeria. Insieme a lui, oltre al già citato Casula, sarebbero sotto accusa anche  lo stesso Paolo Scaroni e Luigi Bisignani.

L’inchiesta giudiziaria che si tiene tra Milano e Londra ha già portato al sequestro in via preventiva -da parte dell’autorità giudiziaria inglese- di due depositi anglo-svizzeri rispettivamente di 80 e 110 milioni di dollari all’intermediario nigeriano Emeka Obi: ciò rappresenta un quinto di quanto l’Eni pagò nel 2011 (con Paolo Scaroni come amministratore delegato e Descalzi capo della Divisione Oil) al governo di Lagos per la concessione del campo di esplorazione Opl-245 di Malabu, una società nigeriana.

L’operazione sembra affondare le sue radici già nel 2010, quando, durante l’inchiesta dei pm napoletani Curcio e Woodcock, emerse la relazione tra Bisignani e Scaroni e l’interesse verso il giacimento nigeriano. La relazione in questione sarebbe nata nel momento in cui l’ex ministro nigeriano Etete avrebbe mobilitato un suo contatto italiano, Di Capua, al fine di piazzare la concessione petrolifera. Secondo le intercettazioni, Descalzi (allora capo Divisione Oil) aveva dichiarato la buon riuscita dell’accordo, che tuttavia fallì poco dopo. Alla fine del 2010, i contatti  tra Eni e il governo nigeriano sembrano diventare indiretti e trasparenti, senza intermediari, con il suddetto governo che si offre di rigirare i soldi alla società Malabu. Di conseguenza, è solo al governo che Eni paga 1 miliardo e 90 milioni di dollari, mentre Shell aggiunge 200 milioni.

Quello che appare come un rapporto limpido nel 2010, viene ora rivestito di dubbi da Londra, dove Obi fa causa all’ex minstro Etete, affermando (con materiale alla mano) di aver avuto un ruolo di mediazione con Di Capua, ruolo a detta dello stesso Obi “decisivo”. Dal materiale, risultano inoltri numerosi sms, email ed incontri con Descalzi, tra cui la cena che vide Obi, Agaev, Etete e Descalzi riuniti all’Hotel Principe di Savoia di Milano.

Al riguardo, Scaroni in Senato aveva sottolineato: “Non abbiamo usato intermediari, e abbiamo fatto la transazione solo con lo Stato nigeriano“, mentre Eni si dichiara disposta alla massima collaborazione ed estranea ad ogni atto illecito.

Morena Grasso