Dopo l’addio di Carlo Cottarelli, che da ottobre sarà impegnato al Fondo Monetario Internazonale, alla Spending Review dovrà pensarci direttamente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il piano, già in circolo da giorni, prevede il taglio del 3% per ogni ministero, così da recuperare la cifra di 20 miliardi di euro per sistemare la Legge di Stabilità.

La mossa, definita da Fassina “impossibile”, spaventa alcuni big del Governo, tra cui il Ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, la quale sarebbe intimorita non poco dal tagliare il proprio budget del 3%. L’incontro potrebbe essere a metà strada: Il Ministro sarebbe disposto a rinunciare alla percentuale che riguarda solo il suo dicastero. Poco o nulla per Renzi: circa 40 milioni, rispetto ai 3 miliardi richiesti. Lo sforzo viene chiesto a tutti, ma il rapporto con il ministero della Salute non pare semplice e la strada è tutta in salita. Dopo il Cdm di ieri, dove Renzi ha tastato con mano l’umore dei propri ministri, la Lorenzin ha sbottato: “Spero che i tagli non riguardino la sanità”.

Il Governo, però, non sarebbe intenzionato a sforbiciare, ma a stringere il cerchio sulle inefficienze sanitarie e, nonostante gli sforzi annunciati, la volontà resta sempre quella di continuare con la riduzione delle tasse. Su questo punto è possibile un ulteriore abbassamento dell’Irap e una semplificazione della Tasi. Se è vero, comunque, che il Governo stia pensando ad un ulteriore taglio all’imposta regionale sulle attività produttive, bisogna porsi dei problemi: l’imposta finanzia proprio il Sistema Sanitario Nazionale e ridurla significa dover cercare altre risorse per il ministero guidato dalla Lorenzin.

Si annuncia una partita complessa alla ricerca dei 20 miliardi di euro, la torta aggredibile si restringe considerando che la lotta all’evasione non è quantificabile. Nonostante questo, i “sacrifici” riguarderanno tutti i ministeri: Giustizia, Sviluppo economico, Infrastrutture, Difesa, Lavoro e anche l’Economia. Grandi aiuti dall’Europa non arrivano, visto che il tavolo a cui siede l’Italia vede l’austerità ancora come strada unica, con Katainen a presidiare i portafogli economici di tutta l’Ue. L’unica indicazione arriva proprio da lì: fare le riforme istituzionali, pubblica amministrazione, job act.