Sono rimaste custodite per vent’anni in un bunker dell’isola di Santo Stefano, in Sardegna, le armi partite ieri alle 16,30 dall’aeroporto di Olbia e destinate ad armare i ribelli curdi impegnati nella guerra contro l’ISIS ai confini tra la Siria e l’Iraq.

Ribelli curdi

 

Il ministro della difesa Roberta Pinotti, dopo il sì del Parlamento Italiano all’operazione, aveva infatti annunciato che le armi sarebbero stato consegnate nella prima decade di settembre e così è avvenuto.
A rendere nota l’operazione è stato il quotidiano La Stampa, che ha anche riportato il numero e le tipologie di armi che conterrebbe tale carico (di cui avevamo già parlato): 30 mila fucili kalashnikov, 400 missili Fagot con relative rampe di lancio, 5000 razzi Katiuscia, 11 mila razzi anticarro, e 32 milioni di munizioni.
Il carico, sequestrato nel 1994 al magnate russo
Alexander Zukhov – grande burattinaio del traffico d’armi, nipote del noto maresciallo dell’Armata Rossa e proprietario di una immensa villa in Costa Smeralda – fu affidato alla custodia della Difesa che già in passato ne usufruì per finalità analoghe.
L’arsenale era infatti già stato sfruttato nel 2011, con un’operazione compiuta
in gran segreto, quando l’Italia decise di sostenere e armare i “ribelli” contro il dittatore libico Mu’ammar Gheddafi.

 Roberto Davide Saba