Winston Churchill, noto anche per il suo humor tipicamente inglese, diceva: “ Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”.

A più di 50 anni da questa sua frecciatina, sembra che gli italiani abbiano girato le spalle anche al loro gioco preferito, o meglio, seguono sempre con passione tutto ciò che riguarda la cornice del calcio e sempre meno gli aspetti seri di questo gioco.  Terminati i 90 minuti settimanali, gli abitanti dello stivale sembrano non interessarsi agli altri argomenti che circondano questo gioco, ad esempio l’organizzazione istituzionale, l’etica sportiva, la violenza, le strutture e ultimo ma non per importanza, il piano tecnico-tattico.

Se quest’ultimo ha subito un forte calo sia per il disinteresse di molti addetti ai lavori per lo studio di uno sport sempre in evoluzione, sia per un’espressione europea di calcio che ha reso quello nostrano obsoleto e troppo difensivo, non è comunque il problema principale, dato che i patemi tecnici e tattici si superano con una maggiore applicazione, allevando sempre più tecnici ed anche allenando ulteriormente i calciatori come primi esperti del gioco, non solo fisicamente ma anche teoricamente. In fondo gli italiani sono sempre stati affascinati dalla teoria calcistica e il piano meramente tattico-tecnico potrà essere migliorato seguendo questa tradizione e puntando sulle giovani menti.

Più preoccupante sembra la situazione legata agli ambiti istituzionali ed etici.

Attualmente il calcio soffre degli stessi problemi di cui è afflitto il Paese, dove le istituzioni sembrano deboli e non in linea con le direttive europee. Platini in questi giorni ha detto: “L’Europa del calcio bianco, machista è finita e, per fortuna, non tornerà”. Purtroppo queste parole danno ancora più senso alle critiche mosse nei confronti del calcio italiano, infatti lo stesso Platini non ha risparmiato commenti per il nuovo presidente della FIGC Carlo Tavecchio, vera espressione di un calcio malato, poiché sarà pur vero che non bisogna accanirsi per sempre con chi commette reati, però addirittura dargli un posto di potere sembra un vizio tipico del made in Italy. Bisogna anche dire che neanche le istituzioni mondiali sembrano sane, ma se loro non sono dei santi, certamente l’italia del calcio è il diavolo. Le carenze che si notano nelle istituzioni portano ad una riflessione sull’etica sportiva, che in Italia soprattutto nel calcio, sembra essere quasi totalmente assente. Infatti oltre alla dubbia onestà del presidente di federazione si aggiungono: una non chiara politica dei bilanci di molte società, la dubbia natura di alcune società di leghe minori e la reiterata ostentazione di razzismo ( territoriale e non) massima espressione di uno xenofobismo purtroppo onnipresente.

Il problema etico induce a riflettere sulla violenza che circonda questo gioco. In tutta Europa, il problema ultras è stato risolto con politiche faticose, che però alla fine hanno portato risultati concreti, mentre l’Italia porta avanti politiche di thatcheriana memoria che per ironia della sorte non funzionarono all’epoca, figuriamoci ora. Esempio lampante di come il problema sia affrontato male, viene proprio dalle istituzioni che dimostrando di essere molto spesso peggiori degli ultras, ci danno la giusta dimensione del problema morale. Infatti le vergognose dimissioni di Abete dopo la disastrosa avventura brasiliana (e non per la morte del tifoso Ciro Esposito) fanno davvero pensare che le partite di calcio per gli italiani valgano più delle guerre, l’importante è che siano solo quelle giocate e che non ci sia nulla di serio.

Fonte immagine in evidenza: repubblica.it

Varriale Luca