Tutti ne parlano ma nessuno spiega cos’è. Non è un indovinello: da mesi politici di opposizione e quotidiani parlano di deflazione senza far comprendere bene cosa comporta. Anche oggi che la deflazione è una realtà in quindici città italiane.

Parliamo di:  Potenza, Reggio Emilia e Padova (-0,1%); Roma, Perugia, Bologna e Genova (-0,2%); Bari, Trieste, Firenze e Milano (-0,3%); Livorno (-0,5%); Torino (-0,6%); Verona (-0,7%); e Venezia (-0,8%).

Questi dati registrati dall’ISTAT rappresentano la variazione tendenziale(rispetto all’anno precedente) dei prezzi. Leggendo i dati si potrebbe pensare ad un fenomeno positivo ma non è affatto così. La deflazione è una diminuzione dei prezzi a causa di grandi quantità di prodotti invenduti sul mercato.

Se nel breve periodo la deflazione potrebbe costituire un vantaggio per i consumatori, nel lungo periodo molte imprese non flessibili registreranno perdite. Conseguenza: le aziende che non diminuiranno tempestivamente la quantità di merce prodotta, licenzieranno dipendenti per rientrare nei costi di merce invenduta o venduta sottocosto. I superstiti avranno vita difficile perché vedranno diminuiti i guadagni e liquidità, già neo storico delle piccole-medie imprese italiane.

Deflazione e flessione del PIL potrebbero rappresentare un mix esplosivo per l’Italia come sottolineava il movimento cinque stelle già a febbraio. Il premier disse che con gli 80 euro si sarebbe ridato vigore ai consumi generando un aumento di domanda.

Questi dati rappresentano in maniera lampante che così non è stato, anzi la situazione è peggiorata stando ai dati.

Secondo gli economisti l’unico modo per aumentare la domanda interna sono gli investimenti. Il vicepresidente della commissione europea Katainen che avrà l’ultima parola su ogni questione economica la pensa diversamente. Infatti qualche giorno prima della sua presentazione nella squadra di Juncker tuonava a Renzi che non c’è possibilità di fare investimenti ricorrendo al debito per l’Italia. 

Non sforare il parametro del 3% potrebbe essere relativamente facile ma rilanciare nello stesso tempo la domanda interna è molto più complicato, considerando anche la flessione di consumi e PIL(-0,2%) nell’ultimo trimestre secondo i dati ISTAT.

L’unica mossa europea è stata l’ulteriore abbassamento del costo del denaro allo 0,15%, assieme ai 250 miliardi dati alle banche italiane nel febbraio 2012.

Se la prima mossa è arrivata da qualche giorno e non è giudicabile, la seconda si.

Fiori di economisti sostengono che le banche hanno utilizzato la liquidità della BCE solo per acquistare titoli del debito pubblico italiano. Infatti l’unica conseguenza positiva è stato un abbassamento dello spread btp-bund.

Ferdinando Paciolla