In Cile la data dell’11 Settembre è vissuta con particolare trasporto, e non a causa dell’attentato alle Torri Gemelle. Nel 1973, un colpo di Stato del generale Pinochet costrinse il presidente Salvador Allende al suicidio, ed instaurò un regime dittatoriale che sarebbe durato per 17 anni.

Durante quel periodo, in spregio di ogni elementare diritto umano, decine di migliaia di persone, militari o semplici civili, vennero perseguitate, arrestate, torturate ed uccise. Il regime di Pinochet è noto per aver sistematicamente fatto ricorso alle “sparizioni” dei suoi avversari, i desaparecidos, che stando alle più recenti stime si aggirano intorno ai 38 mila.

Ma una legge di amnistia promulgata dal regime impediva di indagare contro i crimini di lesa umanità commessi nel periodo tra il 1973 e il 1978. Il Cile, da allora, ha compiuto numerosi passi avanti: tanto che l’attuale presidente socialista, Michelle Bachelet, vittima anch’essa insieme alla sua famiglia delle torture, ha annunciato che cancellerà quella legge.

Un annuncio storico, che giunge a poche ore dalla drammatica ricorrenza, e che rende finalmente giustizia alle migliaia di famiglie dei perseguitati, che da anni hanno intrapreso una battaglia di verità e di chiarezza. “Il Cile non ha perso la memoria, non ha dimenticato i figli di chi è stato perseguito e dei detenuti desaparecidos, e i sopravvissuti, le vittime che sono riuscite a salvarsi, oltre agli stessi aguzzini e complici. Molti sono morti attendendo giustizia, molti restando in silenzio: basta attese dolorose e silenzi ingiustificati”, ha dichiarato Bachelet, che forte di un’ampia maggioranza si appresta ad affrontare nel modo più adeguato una delle pagine più tristi del suo Paese.

Con la creazione di un sottosegretariato per i diritti umani, il presidente ha anche rivolto un accorato appello a chiunque disponga di informazioni o prove che possano aiutare gli organismi competenti a fare luce su quei terribili anni di dittatura, e chiudere almeno in parte i conti con un passato ombroso. Secondo un rapporto di Santiago del 1991, infatti, le persone arrestate furono in tutto 130 mila, quelle uccise circa 3 mila, di cui un migliaio desaparecidos. Con la cancellazione dell’amnistia, che avrà effetto retroattivo, in Cile si potranno finalmente indagare e condannare i responsabili delle violazioni dei diritti umani, recuperando la memoria storica che fu brutalmente cancellata assieme al governo del presidente Allende.