“Ringrazio i parlamentari che mi hanno votato ma chiedo loro di non sostenere ulteriormente la mia candidatura” per il Csm, lo dice Catricalà. L’ex viceministro di Letta si arrende dopo l’ennesima fumata nera, dovuta alle lotte intestine di Forza Italia. “Spero che il parlamento superi l’impasse”, così Catricalà, quando ormai nel partito berlusconiano si fa sempre più forte il nome alternativo di Donato Bruno, avvocato cassazionista e senatore di FI.

Per il Partito Democratico, invece, il nome è quello di Luciano Violante, ex magistrato ed ex presidente della Camera. Il balletto, davvero poco degno, continuerà lunedì 15, dopo che Boldrini e Grasso hanno ingiunto di votare ad oltranza per far sì che il gioco di potere non duri troppo da bloccare l’attività parlamentare.

Comunque, l’uscita di Catricalà esaspera il dibattito interno al partito dei forzisti. Confronto aprissimo, nonostante gli attestati di fiducia da parte del Cavaliere proprio a Catricalà. Il cerchio magico berlusconiano non è mai stato così teso, l’idea è comunque quella di non uscirne sconfitti. Perché le cannonate le sta sparando, da qualche mese, Raffaele Fitto, il quale dopo gli attacchi alla fedelissima Mariarosaria Rossi, porta avanti la sua battaglia interna contro proprio Silvio Berlusconi e i suoi fidati.

La polemica, tutta sul web, ha visto Raffaele Fitto scrivere: “Lascia allibiti il fatto che il presidente Berlusconi possa consentire alla senatrice Rossi di distribuire, controllare, rilasciare o ritirare patenti sulla legittimità dello stare nel partito”. La via di mezzo si chiama, appunto, Donato Bruno, il quale si sarebbe fatto avanti intenzionato ad essere il candidato unificante.

Il Senatore Nitto Palma, ex ministro della Giustizia, ha poi affermato: “Tutti sanno che io sono assolutamente leale nei confronti di Berlusconi. Non è vero che sarei io il capo della fronda azzurra pro Bruno, ma di che parliamo, lui non ha affatto perso il timone del partito”. Ma è ancora Fitto a rincarare la dose: “Credo che sia sempre più forte il disagio di tanti colleghi parlamentari, di amministratori, iscritti e militanti, per un metodo che addolora e lascia perplessi”.

In un contesto simile potrebbero tornare di moda i tecnici, tornano a farsi avanti le candidature di Nicolò Zanon, professore ordinario di diritto costituzionale alla Statale di Milano, la giuslavorista Silvana Sciarra. Il suo nome non dispiacerebbe a Matteo Renzi, per una quota rosa in più. Ma le possibilità sono più che minime.

Luca Mullanu